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Il Csm al premier: stop attacchi ai magistrati |
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Angela Mauro
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La pratica era aperta da settembre. E da allora ce ne sono stati di episodi da aggiungere. Perché dalla ripresa dell’attività politica, dopo la pausa estiva, Silvio Berlusconi non se n’è tenuta una sui magistrati che (è il suo mantra) da 15 anni lo perseguitano. Settembre è il mese in cui si comincia a parlare delle nuove inchieste sulle stragi di mafia dei primi anni ’90, della presunta trattativa tra Stato e Cosa Nostra, del presunto coinvolgimento del senatore Marcello Dell’Utri e forse dello stesso premier nei contatti con la Cupola all’epoca della nascita di Forza Italia, dopo Tangentopoli. Finiva l’estate e le prime foglie d’autunno portavano anche le anticipazioni delle dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia ai pm, da Ciancimino junior, a Gaspare Spatuzza e i fratelli Graviano. Berlusconi sente puzza di bruciato. E in realtà la sente anche Gianfranco Fini. Solo che il presidente della Camera sottolinea chiaramente che per lui le inchieste di mafia devono andare avanti (lo fa sempre a settembre al seminario del Pdl a Gubbio). Il premier invece non ci sta e giù con gli attacchi ai magistrati di Milano e Palermo, fino alla famosa telefonata in diretta a Ballarò quando parlò di "pm comunisti". La pratica a tutela dei magistrati, in prima commissione al Consiglio superiore della magistratura, era dunque aperta da allora. Ieri il via libera all’unanimità, con l’incarico ai relatori - il togato Mario Fresa (Movimento) e Ugo Bergamo, laico dell’Udc - di limare il testo che questa settimana o la prossima dovrebbe andare all’attenzione del plenum. Basta attacchi e tentativi di delegittimare la magistratura, è il succo della bozza che include riferimenti alla lettera del presidente del Csm e capo dello Stato, Giorgio Napolitano, al suo vice a Palazzo dei Marescialli, Nicola Mancino. La missiva è lo strumento scelto sabato scorso dal presidente della Repubblica per lanciare l’ennesimo appello al senso di responsabilità di "tutti", dopo l’ultimo attacco del Cavaliere ai "giudici talebani " (venerdì il premier commentava così la sentenza di prescrizione per Mills). Il riferimento alle parole di Napolitano, interpretate dal Pdl come un invito anche ai magistrati ad abbassare la voce, è servito in commissione ad eliminare le ultime riserve e spianare la strada all’unanimità. Va da sé che la pratica a tutela delle toghe acquisisce anche le dichiarazioni nelle quali Berlusconi paragonava gli attacchi dei pm all’aggressione di Massimo Tartaglia in piazza Duomo a Milano. Il fronte dello scontro con la magistratura per il premier resta alto. A lui e ai suoi fedelissimi proprio non è piaciuta la decisione dei giudici di Milano di respingere l’istanza di legittimo impedimento per l’udienza del processo sui diritti tv Mediaset lunedì scorso, quando il Cavaliere era impegnato nel Consiglio dei ministri. Non è lui a parlare in prima persona sulla pratica del Csm. Lo fa il Pdl più berlusconiano (Osvaldo Napoli) per dire, insomma, che «la casta dei magistrati fa quadrato» . Per Fini invece «serve reciproco rispetto tra i poteri». Del resto, anche ieri il presidente della Camera non ha perso occasione per dire che «così com’è il Pdl non gli piace». Quanto al legittimo impedimento, novità dal Senato: a tempo di record la commissione Giustizia licenzia il testo che sarà in aula il 9 marzo, il Pdl promette una rapida approvazione. E da quando sarà legge, per Berlusconi scatteranno 18 mesi di assenze giustificate dai tribunali, senza dover presentare istanze di impedimento ogni volta. Un tempo (sempre che funzioni e non ci siano ricorsi) che un po’ tutte le forze politiche vorrebbero dedicare alle riforme. Proprio ieri Fini ha ribadito che devono essere "condivise con l’opposizione", Napolitano si raccomanda che siano inserite in un "quadro di più ampio respiro": della serie, niente ritorno all’immunità parlamentare senza una cornice vera di rinnovamento delle istituzioni. Per Berlusconi (sempre ieri) il punto è garantire un «sistema giudiziario che funzioni per evitare un altro caso Mannino», l’ex ministro Dc sulla graticola per anni per associazione mafiosa, alla fine assolto.
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