La lotta per la casa è una sola. Moratoria subito
 







Daniele Nalbone




Moratoria subito. Questo il grido dell’inquilinato "resistente" che si è levato, ieri pomeriggio a Roma, dalla piazza Montecitorio. Un grido di rabbia e di dignità di chi, da anni in affitto nelle abitazioni degli enti privatizzati o fondazioni, da Enasarco a Enapaia, da Enpam a Inarcassa, si è visto in questi mesi aumentare il canone di locazione anche del 100%. A questi si aggiungono quanti sono alle prese con la dismissione del patrimonio immobiliare degli enti «che vogliono far pagare ai propri inquilini» spiegano dal sindacato degli inquilini (Asia) dell’Unione Sindacale di Base «i miliardi di euro perduti con investimenti nei fondi ad alto rischio». Con loro, in piazza, perché «la lotta per la casa è una sola», anche i movimenti di lotta per il diritto all’abitare, occupanti, sfrattati. «Le rivendicazioni dell’inquilinato degli enti privatizzati e delle fondazioni» spiegano dai movimenti «sono anche le nostre: blocco degli sfratti, degli

aumenti degli affitti, degli sgomberi; abolizione della legge 431 che ha introdotto la libera contrattazione nel mercato degli affitti; finanziamenti per un piano straordinario di Edilizia Residenziale Pubblica». A spiegare il perché di questa protesta, che ieri ha avuto, in contemporanea, un’appendice anche sotto la Prefettura di Bologna, in piazza Roosvelt, sono i freddi numeri che, su scala nazionale, parlano di oltre 61 mila provvedimenti di sfratto emessi nel 2009 (+17,58% rispetto al 2008), con 116mila richieste di esecuzione e 27mila sfratti eseguiti. Analizzando, invece, i dati relativi agli sfratti nel 2009 delle città che ieri si sono mobilitate per chiedere al Parlamento una moratoria degli sfratti, dell’aumento degli affitti e della vendita degli immobili, nella sola capitale i provvedimenti di sfratto emessi dal gennaio al dicembre 2009 sono stati ben 8729, con un incremento rispetto al 2008 del 14%, mentre a Bologna sono stati 1566, di cui ben 1428 per morosità. La
protesta di ieri a Roma non ha avuto solo il Parlamento come destinatario, ma anche il sindaco Gianni Alemanno: «evidentemente non contento delle misure e dei tagli del governo per salvare i privati dalla crisi» denunciano dal Coordinamento cittadino di lotta per la casa «Alemanno ha deciso di metterci del suo, annunciando che proseguirà con la vendita delle case comunali e che condivide, con il Governo, la necessità di valorizzare, cioè svendere, le caserme e il patrimonio demaniale, beni comuni che andrebbero restituiti alla cittadinanza sotto forma di case popolari e servizi per i nostri quartieri e non regalati ai privati».
In questo drammatico scenario, a spiccare sono le richieste che arrivano da quell’inquilinato, oggi chiamato "resistente", che una volta apparteneva al ceto medio. Ma davanti a questa crisi può anche accadere che il sig.Rocchi, ultrasettantenne residente nel quartiere di Mostacciano, periferia sud della Capitale, si trovi rinnovato "retroattivamente" il
proprio contratto di locazione da Enasarco e sia costretto, da un giorno all’altro, a pagare non più i soliti 609 euro al mese di affitto, ma ben 1106, in quanto deve anche far fronte agli arretrati. Di storie come quella del signor Rocchi, ieri, fuori dal Parlamento ce n’erano decine. Come decine erano i casi di nuclei familiari sotto sfratto per morosità, alcuni a causa di un mutuo diventato insostenibile, altri per una richiesta di rinnovo dell’affitto a prezzi da usura. E’ questo il nuovo universo dell’emergenza abitativa. «Un universo che inizia da quello che una volta era noto come "proletariato"» spiega Paolo Di Vetta di Asia Usb «e arriva fino al ceto medio, non risparmiando nessuno». Ad aggravare ulteriormente la situazione, è di questi giorni la notizia che il prossimo anno il fondo del Governo a sostegno delle locazioni subirà un’ulteriore decurtazione, passando così, in dieci anni, da 361 alla miseria di 98 milioni di euro.