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"Ci siamo arresi ai crimini di Stato" |
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Ogni giorno, nel nostro paese, chiudono i battenti circa 1600 imprese. C’e chi chiude per colpa della camorra e chi per mano dello stato. Se i debiti e la mancanza di domanda svuotano le tasche e le casse; l’assenza di riferimenti certi e di supporto strozza in gola il respiro, fino al soffocamento. Alla De Masi s.p.a. e accaduto proprio questo. Tante promesse, zero fatti ed un immobilismo che ha fatto piu danni di quei colpi di kalashnikov che, nel mese di aprile, hanno squarciato i capannoni nella piana di Gioia Tauro. La n’drangheta aveva cercato di mettere al tappeto il battagliero Nino, le istituzioni che lo avevano invitato pubblicamente a non arrendersi, gli hanno assestato il colpo decisivo. "Lei non puo mollare, lei non puo fare questo. La chiusura delle aziende De Masi significherebbe una sconfitta dello Stato ed una vittoria dei criminali. Noi la proteggeremo in tutto, ma lei deve andare avanti", queste le parole pronunciate a caldo dai rappresentanti dello Stato. Poi solo silenzi ed infine quel no all’accesso al "Fondo di solidarieta per le vittime di racket e usura", nonostante numerose sentenze del Tar, ben quattordici, favorevoli all’imprenditore. I giorni sono passati inesorabilmente ma i soldi necessari per rimettersi in pista non si sono visti e, purtroppo, dal dieci luglio, la De Masi s.p.a. chiudera i battenti lasciando per strada cento dipendenti, "quarantuno dello stabilimento di Gioia Tauro e sessanta di un’altra azienda". Ad annunciarlo e stato lo stesso Antonino De Masi, che da quel giorno scandito dal piombo e dai tonfi degli spari vive sotto scorta. La lettera rivolta all’intero mondo istituzionale, politico e associativo, dovrebbe far riflettere chi ancora culla sogni di gloria. "Lo spirito della legge, cosa che sembra non vogliate capire, scrive nella lacerante missiva l’imprenditore balzato agli onori delle cronache per una vigorosa battaglia contro l’usura bancaria ed il lancio di una petizione in cui si chiede, con la massima urgenza, l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sull’operato delle banche e dei sistemi di vigilanza, non e quello di tirare alle lunghe l’iter burocratico attendendo che la vittima di usura muoia nella vana speranza di ottenere il riconoscimento dei propri diritti. Al contrario l’interesse prevalente e quello di sostegno all’imprenditore vittima di usura, come stabilito dalla Sentenza Tar di Reggio Calabria nr. 27 del 12/01/11, facendo in modo che la stessa possa rientrare nell’economia legale". Per il Tribunale amministrativo, De Masi ha diritto al mutuo "agevolato" che la legge prevede per tutti gli imprenditori vittime di usura. Il trascorrere infruttuoso del tempo senza ottenere quanto nei suoi diritti, tuttavia, lo ha portato a privarsi di ogni bene personale e familiare, per giunta senza riuscire neppure ad evitare il collasso delle aziende. In una perizia, si evidenzia la reale entita del danno subito: euro 45.766.879,30 per la De Masi Costruzioni Srl; euro 42.767.019,68 per la Calfin SpA. I conti sono facili da fare: circa ottanta milioni di perdite. Per andare avanti e indispensabile "un’immediata erogazione pari almeno al 50% del mutuo richiesto da effettuarsi entro il dieci luglio, con il saldo dell’importo da effettuarsi entro il 31 agosto". Soldi che servono come il pane per il pagamento degli stipendi e la costituzione di una Newco con l’acquisizione del ramo di azienda dalla esistente societa, per consentire la ripartenza dell’attivita imprenditoriale. "Se entro il dieci luglio non ci verranno accreditati i soldi che, ribadiamo, sono un nostro diritto, tuona l’imprenditore, chiuderemo immediatamente le aziende per crimini di Stato. E informeremo tutti che noi abbiamo resistito ai colpi di kalashnikov della n’drangheta, ma ci siamo arresi ai crimini di Stato". Ernesto Ferrante |
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