Un’estate in Grecia
 











Un libro di grande attualita quello scritto da Giuseppe Ciulla Un’estate in Grecia edito da Chiarelettere, che analizza la crisi impressionante in cui e stata catapultata la Grecia, ridotta praticamente alla fame per colpa dei diktat della troika e del vortice debitorio che opprime il popolo ellenico. Lo scrittore, giornalista freelance e autore televisivo, non e la prima volta che si occupa di politica estera.
La sua ultima fatica analizza la terribile situazione economica in cui sono finiti i greci e lo fa descrivendo la realta ellenica attraverso un viaggio compiuto nel luglio dello scorso anno partendo da Milano per raggiungere Atene, dove all’epoca si viveva in piena campagna elettorale.
L’autore descrive il suo tragitto seguendo un percorso di migliaia di chilometri compiuto a bordo di navi, treni, traghetti, macchine, girando in lungo e in largo la Grecia per vedere di persona la situazione che vive questo Paese, privato di ogni cosa,
ma soprattutto della propria sovranita nazionale ed economica.
Il libro e un vero viaggio in lungo e in largo che descrive le citta desolate messe in ginocchio dalla crisi, disoccupati sempre alla ricerca di un lavoro, gente priva di sussidi di cui potevano disporre un tempo e ora ridotti in poverta per volere della troika. Ma non solo. Evidenzia il coraggio di alcuni greci disposti a tutto pur di ricostruirsi una vita creando villaggi dove e possibile coltivare di tutto con il sudore della fronte, infischiandosene delle scelte del governo ellenico e dei diktat lanciati dall’Unione europea.
Dal volume si evince chiaramente, attraverso le parole di Ciulla, che nella capitale greca la crisi e palpabile ovunque.
L’autore afferma di essere stato altre volte ad Atene, ma di non averla mai vista cosi. Persino il traffico e scomparso, poiche la gente non prende piu la macchina per l’elevato costo della benzina. La capitale sembra drogata come i ragazzi che trovi sotto i portici del
centro, ammucchiati da ambo i lati come sacchi neri.
Si respira la pressione di Bruxelles, il suo richiamo implacabile, le imposizioni europee che stringono le caviglie di un popolo come una lunga catena. L’autore viene risucchiato dalle vie depresse di Atene, dai negozi in vendita, dai racconti dei quarantenni ormai senza lavoro.
Da quando e cominciata la politica dell’austerita con la conseguente recessione a causa delle scelte imposte al governo dalla troika, pensioni e stipendi degli statali sono stati tagliati del 20 per cento, mentre l’assegno sociale e stato portato da 430 euro a 316 e allo stesso tempo e stato sfrondato il numero dei dipendenti pubblici del 10 per cento. E ora tutta questa gente priva di lavoro passa da un bar all’altro.
Si vedono disoccupati ovunque, nelle strade, davanti ai bar, in giro per la citta: ex insegnanti, ex architetti, consulenti finanziari, ristoratori, sarti e muratori, ridotti praticamente sul lastrico a causa della crisi e soprattutto
dell’euro.
Da Atene il giornalista raggiunge Perama che dista dalla capitale appena sedici chilometri. Per arrivarci e necessario raggiungere e percorrere l’ampia strada per il Pireo.
E qui che e avvenuto cio che mai nessun giornale italiano ha avuto il coraggio di raccontare, ovvero la creazione di una citta dove l’80 per cento degli abitanti e senza lavoro.
Il viaggio questa volta e compiuto in macchina con un greco di nome Cristos, volontario dell’Organizzazione non governativa Doctors of the World. Da due anni l’Ong ha in citta una clinica dove tutti possono andare a curarsi senza sborsare un euro.
"I soldi della troika non sono finiti al popolo greco, ma sono andati a coprire il debito", puntualizza Cristos. Non ne puo piu di vedere in giro gente depressa dalla crisi. "Sono stanco. La generazione dei quarantenni e la piu colpita, siamo i primi a perdere il lavoro", prosegue l’autista.
Alle porte di Perama, sulla sinistra, scorre Iconion, un gigantesco terminal per
l’import-export, la cui meta e stata acquistata dai cinesi e tonnellate di prodotti dall’Oriente fanno scalo in quest’angolo d’Europa prima di partire per le capitali dell’Unione.
Quella che fino a due anni fa era la classe media ora annaspa nei bassifondi d’Europa, nel boccaporto della civilta ellenica, in un mare di debiti.
Dimitris, un liutaio con la faccia da gallese possiede una bottega intanata in una traversa di Volos. E l’unico negozio aperto di domenica. Appesa a una parete c’e una cartina della Grecia. Avra almeno vent’anni. I confini sono tutti diversi rispetto alla geografia attuali. I Balcani non bruciavano, l’Europa era terra di popoli e non di palazzi istituzionali, e il popolo greco viveva i primi anni di benessere dopo il regime.
Il nostro artigiano e stato un viaggiatore e fiuta che i due non sono semplici turisti e lancia il suo anatema: "Questo era un bel posto una volta, ora sta crollando tutto".
Ecco di nuovo, l’impronta implacabile della
crisi.
L’uomo racconta che Volos un tempo era operaia e rappresentava la terza citta industriale della Grecia.
Fino al 2002 la Nissan aveva una catena d’assemblaggio che dava lavoro a meta degli abitanti. Mentre gli altri erano impiegati nello zuccherificio, nelle saline e nei cantieri navali. Da quando la Grecia e entrata nell’euro il prezzo dei materiali e salito alle stelle e le aziende hanno lasciato l’Egeo per trasferirsi in Albania e in Bulgaria.
L’indomani andiamo insieme ai margini del grande porto di Volos. C’e un’area che, fino a qualche anno fa, era occupata dagli uffici della prefettura e dell’universita. Migliaia di metri quadrati di capannoni, magazzini e bungalow.
Qui, per quasi un secolo, si sono tenute lezioni, c’erano laboratori di fisica, venivano rilasciate le patenti e si riparavano camion e trattori. Oggi e un luogo quasi abbandonato che il comune di Volos ha affidato a Giovanni e ad altri come lui.
Non ce la faceva il romano a godersi la sua
pensione da medico, seppur decurtata dai tagli dell’austerita, e insieme a un gruppetto di greci si e inventato il Tem.
Non e una novita, in Europa sono decine gli esperimenti di piccoli mercati locali in cui si scambiano beni e servizi usando titoli di credito diversi dalla moneta unica coniata dall’Eurozona.
Questi di Volos sono l’avanguardia di un movimento che fa sul serio. Da qui la febbre antieuropeista ha gia contagiato una quarantina di citta greche, hanno piu di un migliaio di iscritti solo a Volos, e sono venuti a studiarli anche dall’Australia e dal Giappone per capire il funzionamento di questa moneta locale alternativa all’euro dei banchieri e delle multinazionali che si stanno letteralmente comprando il Paese.
Il meccanismo e assolutamente facile da capire: ogni Tem ha il valore di un euro, ogni nuovo iscritto al circuito ha un credito di 300 Tem che puo utilizzare barattando cio che sa fare o che vuole vendere.
Nel libro Ciulla menziona la figura di un greco,
un certo Giovanni, che narra come le gomme della sua auto siano state acquistate da uno degli affiliati del Tem, praticamente senza sborsare un euro.
Tutto perche il meccanico aveva bisogno di una visita medica e il proprietario del veicolo si era accordato con lui per mettere in atto uno scambio compiuto con l’utilizzo di questa moneta locale.
Una valuta in uso solo in questa regione ma assolutamente alternativa all’euro che ha provocato la distruzione dell’economia ellenica. Centinaia di persone sono qui per vendere e comprare, in risposta alla crisi.
In pochi minuti anche l’autore e il suo compagno di viaggio Gabriele vengono assorbiti da questo mondo nuovo e dalla promessa di una vita possibile senza l’assillo delle regole imposte dalla Germania del cancelliere Angela Merkel alla Grecia.
Ad un certo punto il giornalista conscio della realta del Paese, sottolinea che la vera realta delle cose e che ad Atene come in altre citta elleniche la prospettiva geografica e quella
socio-culturale sono capovolte. Il Nord e piu povero del Sud, e piu sali, piu cambia il paesaggio umano.
Dopo Drama, sul treno anni Settanta diretto ad Alessandropoli si possono trovare soprattutto famiglie rom, pomacchi in cerca dei loro villaggi e bulgari diretti al confine. Dal finestrino del vagone ferroviario, l’autore racconta di aver visto una delle parti piu belle del Paese ed evidenzia attraverso i ricordi una splendida descrizione del percorso di uno dei tragitti piu belli d’Europa.
Ma questo e il ricordo di una Grecia oramai distrutta dall’aumento della disoccupazione, dalla crisi recessiva e dalle misure draconiane, dove si narra la vita difficile di uomini, donne, bambini e intere famiglie distrutte dalle manovre imposte dai governi ellenici in ossequio ai diktat della troika dell’usura internazionale (Commissione Ue, Bce e Fondo monetario).
Da qui il tragitto del freelance prosegue percorrendo tutte le citta elleniche per tornare alla capitale greca, dopo un
lunghissimo viaggio che lo ha portato a visitare i luoghi piu importanti della Grecia e della sua tradizione millenaria.
Essenziale per comprendere la posizione assunta dai greci rispetto alla crisi e l’affermazione di un giovane ellenico che sottolinea: "I greci non li puoi imbrigliare. E questo che l’Europa non ha capito. Per cinquecento anni hanno vissuto sotto gli ottomani conservando la propria autonomia. Il modello di Stato nazionale lo hanno calato gli europei dall’alto, troppo velocemente, e adesso pretendono che questi rinuncino alla loro sovranita, all’indipendenza. Se non ci sono riusciti i turchi a piegarli, certamente non ci riuscira Angela Merkel".
A dargli ragione sono le dichiarazioni del giornalista che ha visto con i suoi occhi nei Paesi dell’ex cortina di ferro, come ad esempio Romania e Bulgaria, la comparsa di una nuova Europa e di un’inarrestabile smania globalizzatrice che sta fagocitando tradizioni secolari.
L’autore ricorda matrimoni celebrati a
Bucarest sopra i centri commerciali. E le vie di Sofia, diventate un affare per qualsiasi criminale europeo che voglia riciclare danaro sporco.
Ecco cosa sono diventati i nuovi Stati europei entrati a far parte dell’Ue, terre devastate dal rullo compressore manovrato dai tecnocrati di Bruxelles. Nel libro Maurizio, compagno di viaggio dell’autore, ribadisce: "Non preoccuparti, non ci saranno altre vittime. La Grecia non morira per l’euro".
Un augurio, che speriamo divenga realta. affinche Atene possa affrancarsi da lacci e lacciuoli creati dalla troika e dai suoi governi corrotti. Andrea Perrone