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Pentiti, criminalit¨¤ organizzata, terrorismo nero e rosso, servizi segreti, giochi politici, depistaggi, stragi di cui non si conoscono ancora i veri colpevoli ma si preferisce condannare senza prove concrete e attendibili pur di trovare un colpevole e confermare cos¨¬ teoremi triti e ritriti. Sono questi i temi trattati in un libro fresco di stampa pubblicato per i tipi della Newton Compton dal titolo Pentiti. Storia segreta dei criminali diventati collaboratori di giustizia di cui abbiamo incontrato gli autori Paolo Sidoni e Paolo Zanetov. Argomento quello riguardante le stragi impunite, il ruolo del terrorismo e quello dei servizi segreti legati a doppio filo con interessi internazionali che il quotidiano Rinascita segue da sempre con molto interesse per i risvolti che questi hanno avuto sulla politica a sovranit¨¤ limitata del nostro Paese, accompagnata per questo da trame ai danni della nostra sovranit¨¤ nazionale da parte di uomini e personaggi legati strettamente ai servizi segreti, faccendieri e finanzieri di ogni risma, gruppi armati del terrorismo e della malavita come la Banda della Magliana, legati a doppio filo con i vertici della mondo politico e dell¡¯intelligence italiana. Attraverso il pentitismo diventato, nel tempo, un vero e proprio fenomeno sociale i due scrittori ha cercato di far luce su alcuni aspetti della politica italiana ancora rimasti oscuri come il delitto Moro o la Strage di Bologna, fino alle attivit¨¤ della Banda della Magliana e a quelle del boss del Brenta Felice Maniero. In Italia, in particolare, la figura del collaboratore di giustizia ha generato polemiche e controversie. Se da un lato, infatti, i pentiti hanno permesso di smantellare organizzazioni criminali e famiglie mafiose, dall¡¯altro sono stati, spesso, protagonisti di veri e propri depistaggi, svolgendo il ruolo di doppiogiochisti. Accusati di essere infami, traditori e opportunisti dai loro ex sodali. Esposti alle critiche feroci dell¡¯opinione pubblica per via del trattamento di favore ricevuto e per l¡¯utilizzo indiscriminato delle loro confessioni, che hanno provocato spesso l¡¯arresto e la detenzione di persone innocenti come Enzo Tortora o addirittura l¡¯accusa mai provata di strage ai danni di Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. Gli autori con questo denso saggio intendono mostrarci una realt¨¤ poco nota e i meccanismi giudiziari e psicologici che hanno portato a parlare alcuni dei pi¨´ noti criminali e terroristi del nostro tempo. Ma ecco l¡¯intervista. Buongiorno, gentili autori sono qui - come ben sapete - per un¡¯intervista che favorisca un¡¯analisi esaustiva della vostra ultima fatica riguardante il fenomeno del pentitismo, ma con alcuni interessanti riferimenti riguardanti alcuni crimini come la strage di Bologna - i cui veri autori sono ancora assolutamente privi di identit¨¤ - avvenuti negli ultimi decenni del secolo scorso. Per questo senza indugiare troppo tentiamo di essere il pi¨´ esaurienti possibili. D.: Come avete avuto l¡¯idea di pubblicare un libro sui cosiddetti "collaboratori di giustizia" che coprisse un arco di tempo cos¨¬ vasto dagli anni Venti del secolo scorso, con le figure di Melchiorre Allegra e Leonardo Vitale, definiti pentiti ante litteram, fino alle vicende che vedono coinvolti alcuni personaggi di spicco della Banda della Magliana e del terrorismo rosso e nero? R.: L¡¯idea ¨¨ venuta dando una occhiata alla pubblicistica sull¡¯argome noto: singole biografie, studi sociologici, ma nessuna ricostruzione "corale" di un fenomeno che, a parte i casi di Allegra e Vitale, ¨¨ esploso alla fine degli anni Settanta con le leggi premiali. Approvate per debellare il terrorismo rosso e nero, sono state ben presto alla criminalit¨¤ organizzata. In un certo senso la figura del "pentito" ¨¨ stata istituzionalizzata, sostituendo in parte quella del classico confidente. Nonostante la morale pubblica stigmatizzi gli enormi vantaggi concessi ai collaboratori di giustizia - il pi¨´ delle volte feroci assassini che, una volta fuori, riprendono la strada del crimine ¨C non c’¨¨ dubbio che le rivelazioni fornite da questi abbiano permesso a magistratura e forze dell’ordine la disarticolazione di pericolose gang criminali. Ovviamente non sono mancati effetti collaterali e mostruosit¨¤ processuali. Ad ogni modo, nel nostro Paese il fenomeno conosce dei precedenti storici che risalgono al lungo periodo delle lotte contro il brigantaggio. Verso la fine del ¡®500, il governatore di Roma eman¨° un editto con il quale veniva promessa la grazia e premi in denaro a quei fuorilegge che avessero contribuito alla cattura di altri banditi. E trecento anni pi¨´ tardi, nel 1863, simili provvedimenti venivano nuovamente adottati dalla legge Pica. E per quanto riguarda il periodo storico pi¨´ vicino a noi, facendo riferimento agli anni Settanta, Ottanta e Novanta sono un modo per venire a capo di un problema irrisolvibile e rappresentano indubbiamente la crisi di un Paese. Fenomeno del pentitismo visto come un sorta di cortocircuito individuale, in cui chi si pente ritiene di aver sbagliato tutto e quello che ha fatto viene considerato come una serie di irripetibili errori fondati sul non senso. Questo non vuol dire che sia uguale in tutti i casi. Anzi nel caso dell¡¯estrema destra ¨¨ probabile che non abbiano avuto questo approccio, ma l¨¬ gi¨¤ ¨¨ una cosa differente, laddove alcuni si pentono immediatamente appena arrestati che dimostra una certa fragilit¨¤ nella scelta iniziale. Nel caso degli ambienti dell¡¯estrema destra ¨¨ semplicemente una ribellione spesso priva di motivazioni profondamente ideali, una rivolta priva di motivazioni profonde, almeno come si evince dalla biografia umana di alcuni personaggi coinvolti in alcune vicende delittuose. Talvolta il pentitismo ¨¨ legato a problemi di natura prettamente esistenziale, un comportamento di rispondere in modo estremo a sollecitazioni esterne piuttosto dure ma a cui con un minimo di equilibrio mentale si sarebbe potuto rispondere con un atteggiamento completamente diverso, forte e deciso ma assolutamente meno radicale ed estremo come avvenne. Spesso scelte esistenziali forti per rispondere ad un grande fragilit¨¤ interna o psicologica. Ma non tutti i pentiti sono uguali: alcuni pur avendo una certa impostazione monomaniacale dal punto di vista politico, ovvero una ferrea impostazione ideologico-politica, con una struttura mentale ed emotiva molto decisa e di stampo militare. Tuttavia vedendo gli errori compiuti, la morte di persone assassinate perch¨¦ ritenute obiettivi importanti per il terrorismo e con il senno del poi comprendere di aver compiuto un gesto inutile, dannoso e per questo finire in galera, laddove la situazione anche nelle carceri era piuttosto complessa in quegli anni con derive strane sul piano politico da parte dei vari movimenti dell¡¯estrema destra, fino ai militanti della sinistra armata. Per tutti questi motivi ad alcuni rappresentanti della stagione del terrorismo il mondo gli croll¨° addosso, preferendo la strada del pentitismo, ripudiando cos¨¬ i loro compagni di lotta. Andrebbe inoltre sottolineato che quella del terrorismo ma soprattutto del pentitismo rappresenta una deriva negativa, una crisi interna e un¡¯involuzione verso cui si diresse l¡¯Italia a partire da quegli anni cos¨¬ sanguinosi. I pentiti sono un modo per venire a capo di una cosa che non si riesce a risolvere in altro modo, ma gi¨¤ rappresentano una crisi ideologica, interiore, psicologica e cos¨¬ via da parte di coloro che "collaborano" con gli inquirenti. Si pentono perch¨¦ non hanno pi¨´ chance e raccontano tutto nei particolari in una visione nefasta di tutto quel mondo. Tanto che pi¨´ che molti di questi partono in un modo e finiscono in un altro: in altre parole vogliono uscire s¨¬ da una situazione da cui non hanno pi¨´ scampo ma si pu¨° ipotizzare che almeno per alcuni iniziano lungo la strada della lotta armata comprendono forse di aver sbagliato tutto. Almeno questo ¨¨ quello che emerge periodicamente nel corso del libro e dalle ricerche compiute su questo fenomeno del pentitismo: Morabito probabilmente s¨¬, il Tebano forse no, mentre Patrizio Peci sicuramente s¨¬. Quelli dell¡¯estrema destra ad esempio ¨¨ probabile che non abbiamo avuto questo approccio ma l¨¬ gioca un cosa diversa costituita quasi sicuramente in alcuni casi una fragilit¨¤ di base nella scelta iniziale. Il pentitismo in questo mondo del terrorismo di destra ¨¨ dovuto per lo pi¨´ al non senso della battaglia compiuta, una battaglia spesso priva di motivazioni fondate su una lotta ideale inesistente, almeno dal punto di vista interiore di alcuni di questi militanti passati poi tra le fila dei collaboratori di giustizia: un esempio su tutti quello di Walter Sordi. Mentre per quel che riguarda ad esempio Sergio Calore la questione ¨¨ diversa. Lui si pente perch¨¦ vede crollare attorno a s¨¦ la sua visione ideale, inquadrato politicamente com¡¯era da militante ordinovista convinto, dopo esser finito in carcere inizia a sentire parlare di derive strane di Ordine Nuovo e Avanguardia, decide cos¨¬ di pentirsi. A giocare negativamente inoltre deve essere stata anche il suo fidanzamento con una donna anche lei proveniente da esperienze di politica militante e militare come quella delle Brigate Rosse, la quale si era gi¨¤ pentita poich¨¦ dall¡¯altra parte aveva avuto probabilmente lo stesso problema. Tuttavia i casi come vedete sono diversi presi uno ad uno a causa dell¡¯equazione personale diversa di ciascun individuo. Strumenti in mano a servizi segreti e poteri forti D.: Dopo aver analizzato le vicende della cosiddetta Milano nera a cui avete dedicato un intero capitolo siete subito passati ai pentiti delle Brigate rosse avete parlato di Patrizio Peci, che avete definito un rivoluzionario opportunista. Per quale motivo la decisione di analizzare questo pentito del terrorismo rosso? R.: Peci non era un grande intellettuale ma fondamentalmente un uomo d¡¯azione con una visione militare della politica.
Il suo atteggiamento si capisce anche dalle suezioni.
Si sentiva stretto nelle Marche e prefer¨¬ trasferirsi a Milano e iniziare a lavorare nel capoluogo lombardo, finendo in questa avventura delle Brigate Rosse. Dotato di una forte impostazione militare nel contesto delle BR, nei suoi scritti si trovano riferimenti a modi per gambizzare una persona e a tecniche di tipo militare per compiere azioni terroristiche. E poi racconta alcuni comportamenti strani dei militanti delle BR, oppure quando va nel covo e parlando con un altro compagno di lotta quest¡¯ultimo gli dice di avercela con il suo capo colonna per il comportamento che teneva proprio riguardo alla casa utilizzata per nascondersi. Inoltre, Peci quando si mette a descrivere il covo parla di una casa spoglia priva di soprammobili come se fosse un¡¯abitazione comune e non un luogo per nascondersi durante la latitanza o dopo aver compiuto azioni terroristiche. Nel quadro generale e quindi dal punto di vista psicologico Peci ammette di essere sempre stato fidanzato con persone dell¡¯altro sesso ma di brutto aspetto, come se non fosse in grado o non si sentisse all¡¯altezza di conoscere ed avere donne pi¨´ belle: tutto questo per una grande timidezza di fondo. Insomma anche qui delle caratteristiche psicologiche che evidenziano una certa fragilit¨¤ e debolezza dell¡¯ex terrorista delle BR. Ma soprattutto lui era un opportunista palese, pur essendo diventato un capo colonna e avendo compiuto moltissime azioni non ha mai commesso reati di sangue particolarmente gravi non uccidendo per puro caso nessuno. Opportunista per come viene descritto il suo comportamento da un maresciallo di Cuneo che lo aveva arrestato poich¨¦ guardava prima nel vuoto e poi nel giro di pochi giorni iniziava a salutare i poliziotti e a rispondere alle loro domande molto rapidamente nell¡¯arco di soli dieci giorni, decidendo cos¨¬ di diventare un pentito. Divenuto consapevole dei lunghi anni che avrebbe trascorso in galera, dell¡¯impossibilit¨¤ di essere liberato dai suoi compagni per la consapevolezza di avere a disposizione una macchina da guerra perfetta per portare a termine la rivoluzione e la voglia di mollare tutto gi¨¤ prima di essere arrestato quando propone alla fidanzata di abbandonare l¡¯organizzazione ma perde questa chance per la mancata volont¨¤ da parte della sua compagna di lasciare le BR: tutto questo dimostra che Peci era gi¨¤ propenso ad una ritirata strategica pur capendo di non essere in grado di uscirne fuori se non con l¡¯arresto e il pentimento quasi immediato. In pi¨´ parlando con il generale Dalla Chiesa e il magistrato, Peci afferma di aver compreso ¨C a suo dire ¨C di avere davanti a s¨¦ gente di grande livello paragonati ai suoi compagni di lotta. A pesare nella sua scelta di rinunciare alla lotta armata, decidendo di collaborare con la giustizia, sono anche i mancati risultati della sua organizzazione alla Fiat e all¡¯esterno. In poche parole vede che i risultati sperati attraverso la lotta armata non si realizzano, gli ideali che muovevano la sua azione cozzano con la dura realt¨¤ dell¡¯impossibilit¨¤ di cambiare la realt¨¤ politica e sociale circostante e cos¨¬ finita la speranza, per le BR elemento di grande importanza, tutto inizi¨° a crollare compresi i presupposti ideologici e le certezze dei militanti dell¡¯organizzazione combattente come Peci. D.: A questo punto non poteva mancare una parte dedicata un capitolo sulla strage di Bologna e sui suoi presunti colpevoli, Cristiano Fioravanti e Francesca Mambro, che da pi¨´ parti e non soltanto da ambienti di destra vengono ritenuti invece dei terroristi dalla pistola facile ma non gli autori di un crimine cos¨¬ efferato e insensato come una strage. Per questo avete analizzato le figure di alcuni pentiti che avrebbero depistato per nascondere i veri colpevoli della pi¨´ sanguinosa strage della Prima Repubblica: Massimo Sparti, Angelo Izzo e Raffaella Furiozzi. R.: Oltre a Fioravanti e alla Mambro, condannati per la strage all¡¯ergastolano, per lo stesso reato Luigi Ciavardini, all’epoca dei fatti appena diciassettenne, ha ricevuto una condanna a trent’anni. La verit¨¤ giudiziaria ¨¨ questa. Ma la verit¨¤ ¨¨ tutt’altra, e ne sono convinti in parecchi, compresi molti che hanno avversato e ancora oggi avversano il neofascismo con decisione. Si tratta di condanne salomoniche utili per celare, ancora a distanza di trent’anni, le vere responsabilit¨¤. Il SISMI depist¨° pesantemente per avvalorare la "pista nera". In questo contesto s’inserirono i pentiti che dovevano inchiodare i neofascisti. Per Sparti, considerato come venne fatto uscire dal carcere grazie a una falsa perizia medica che gli diagnosticava un tumore in fase terminale, la mano degli spioni nostrani ¨¨ assai probabile. Per quanto riguarda Izzo, e per la Furiozzi che il mostro del Circeo tir¨° in ballo, si tratt¨° con molta probabilit¨¤ di una delle sue tante folli iniziative personali. Nelle prime battute delle indagini ci furono altri pentiti, come Luigi Vettore Presilio e Piergiorgio Farina, le cui accuse caddero dopo alcuni mesi. Quello che desta attenzione ¨¨ comunque la rapida successione di attentati che si verificarono dopo quello del 2 agosto a Bologna: il 26 settembre una bomba esplode a Monaco di Baviera durante l¡¯Oktoberfest; il 3 ottobre un’altra esplode a Parigi, davanti alla sinagoga di rue Copernic. Per quest’ultima la trama sembra ricalcare la vicenda italiana: a neanche un¡¯ora dalla strage arriva una telefonata di rivendicazione da parte di un gruppo neofascista francese; gli investigatori pressati, come ha scritto in un suo libro Jean-Pierre Pochon, all¡¯epoca responsabile dei servizi di sicurezza francesi, affinch¨¦ battessero la "pista nera". Curiose circostanze che non hanno conosciuto la necessaria divulgazione. D.: Per quanto riguarda Izzo non avete mancato di evidenziare l¡¯errore commesso dal magistrato di lasciarlo libero nonostante fosse un falso pentito, in tutti i sensi, proprio perch¨¦ inattendibile, affetto com¡¯era da una nevrosi maniaco depressiva riscontrata da uno psichiatra incaricato dal padre che aveva richiesto un quadro psicologico del figlio. La sua libert¨¤ ¨¨ stata pagata a caro prezzo da una donna che ¨¨ stata uccisa insieme alla sua giovane figlia. R.: Pi¨´ che di Izzo, la colpa di aver propalato false notizie su stragi e omicidi andrebbe attribuita a quei magistrati alla spasmodica ricerca di avanzamenti di carriera e notoriet¨¤. Era chiaro che Izzo fosse un semplice mitomane affetto da nevrosi: un mentitore di professione. Giovanni Falcone smascher¨° la subornazione che aveva attuato nei confronti di un pentito di mafia. Ma pi¨´ di un pubblico ministero lo prese alla lettera. Colpevole anche l¡¯atteggiamento benevolo da parte degli assistenti sociali e dei giudici di sorveglianza di Palermo, che gli concessero la semilibert¨¤. Non appena fuori, il mostro del Circeo torn¨° a uccidere. Lo fece con le stesse ritualit¨¤ e modalit¨¤ usate nel ¡®75, quando tolse la vita alla diciannovenne Rosaria Lopez e Donatella Colasanti si salv¨° per miracolo: una casa isolata, torture sadiche, due complici, due donne sole indotte a seguirlo non grazie alla costrizione fisica ma per mezzo della sua subdola influenza psicologica. Insomma, un serial killer. D.: Non avete mancato poi di occuparvi del caso di Enzo Tortora condannato a scontare il carcere senza alcuna colpa se non di essere nel mirino di alcuni pentiti che pretendevano tutta una serie di agevolazioni dai magistrati. Avete usato un titolo piuttosto azzeccato per questo capitolo "Cronache di un processo kafkiano". R.: Credo che "kafkiano" sia l¡¯aggettivo adeguato per definire la vicenda che invest¨¬ il presentatore di Portobello. Tutto inizi¨° con un altro criminale squilibrato, Giovanni Pandico detto, non a caso, "o Pazzo". Fu il pentito grazie al quale venne avviata la prima grande operazione contro la camorra. Si dichiarava appartenente alla NCO di Raffaele Cutolo ma, in realt¨¤, non era un affiliato ma solo un folle che agiva per il puro piacere di procurare danno agli altri. Arriv¨° ad accusare addirittura uno zoppo e delle vecchiette. La sua patologia mentale lo aveva convinto che Tortora, perdendo dei centrini inviatagli da un suo compagno di cella per essere messi all¡¯asta durante la trasmissione, avesse volontariamente fatto un torto a un detenuto. Considerata la fama del presentatore, l¡¯indagine sulla camorra era diventata subito l¡¯indagine su Tortora. Fu come un fiocco di neve che si tramuta in una valanga. Ogni pentito si sentiva in obbligo, per convincere i magistrati circa la bont¨¤ delle proprie dichiarazioni, di accusare Tortora. Dopo Pandico, arrivarono Pasquale Barra ¨C che dalla caserma dove era stato trasferito telefonava ai suoi conoscenti minacciandoli di accusarli se non gli avessero versato denaro ¨C e Gianni Melluso che, almeno lui, a distanza di decenni ammetter¨¤ di essersi inventato tutto. I pentiti che accusavano l¡¯incolpevole showman si contavano in una ventina. Fu probabilmente il momento pi¨´ basso della magistratura. Di fronte alle inverosimili accuse, alle evidenti contraddizioni dei collaboratori di giustizia, la procura di Napoli si arrocc¨° su se stessa, perch¨¦ se crollava l¡¯imputazione contro Tortora sarebbe crollata l¡¯intera inchiesta. Anche la stampa diede la peggior prova di s¨¦, divulgando acriticamente quanto usciva fuori dal palazzo di Giustizia partenopeo e condannando Tortora ancora prima del processo. A tutto questo si aggiunsero le fantasiose dichiarazioni di un pittore in cerca di pubblicit¨¤ e di sua moglie. Soltanto Kafka avrebbe potuto immaginare una storia del genere. D.: Naturalmente come era prevedibile vi siete anche occupati della Banda della Magliana nel capitolo Roma violenta e poi di Felice Maniero, in cui sono state evidenziate i crimini compiuti dal gruppo di fuoco romano e di quello dell¡¯Italia settentrionale disposti a tutto pur di raggiungere i loro scopi e poi la loro ingloriosa fine. R.: Sia Maniero capo della mala del Brenta, soprannominato "Faccia d¡¯angelo", che i pentiti della Banda della Magliana si capisce che sono taroccati: in altre parole creati ad hoc dalla politica e dai servizi segreti per poterli utilizzare a loro piacimento pur facendoli arricchire con le loro attivit¨¤ malavitose. Sulla Magliana abbiamo trovato alcune tracce che prima non avevamo trovato. Ad esempio possiamo osservare sulla base della documentazione ora disponibile che i primi pentiti non vengono assolutamente creduti, anzi il giudice Carnevale prima spara a zero sul "Sorcio", il primo pentito un poveretto, un instabile mentalmente, un logorroico e poi conclude che in realt¨¤ la Banda della Magliana aveva come ritrovo un bar e non una sede vera e propria: quindi per il giudice era impossibile che una banda si organizzasse per i suoi colpi e i suoi traffici illeciti senza un luogo di ritrovo sicuro come un appartamento o quant¡¯altro, sicuramente meno frequentato da estranei rispetto ad un bar. Ma proprio chi svolge attivit¨¤ criminali sa benissimo che il bar costituisce il luogo di ritrovo adatto per portare avanti le loro azioni e da l¨¬ controllare anche il territorio in cui vivi e agisci, ovvero rappresentano dei presidi territoriali. Non certo un ufficio o un¡¯abitazione. In realt¨¤ tutto questo serviva a mantenere in vita il potere democristiano e soprattutto Giulio Andreotti, a cui Carnevale era strettamente legato, visto che erano iniziati determinati movimenti per iniziare a sfruttare e ad utilizzare la Banda della Magliana per determinati scopi politici e criminali. Il traffico di denaro dalla droga a gruppi che compivano speculazioni di danaro soprattutto immobiliari fino ad arrivare al faccendiere Roberto Calvi e poi ancora Abbruciati che muore mentre sta sparando al vice presidente del Banco Ambrosiano. Per non dimenticare ancora i servizi segreti entrati in pista potentemente e ancora la storia del rapimento Moro cui i rappresentanti della Banda pare che sapessero il luogo dove era tenuto prigioniero lo statista democristiano e ancora il presunto incontro con il capo democristiano Flaminio Piccoli per ottenere la liberazione del fautore del compromesso storico tra DC e PCI. Addirittura il politico democristiano gli avrebbe dato l¡¯incarico di liberare Moro sostituendosi alla polizia di Stato, dimostrando come fosse impossibile per lui rivolgersi alle forze dell¡¯ordine poich¨¦ queste avevano ordini diversi e quindi non lo avrebbero ascoltato. Un¡¯idea pazzesca che poi naturalmente non ebbe seguito, ma ci fa comprendere il livello di coinvolgimento della Banda della Magliana e dei suoi componenti con ambienti e vertici particolarmente elevati della politica e dell¡¯intelligence italiana. Per Maniero invece tutto inizia quando la Croazia ha bisogno di armi nell¡¯ultimo conflitto finalizzato alla distruzione dell¡¯ex Jugoslavia presenta un trafficante a Tudjman e da quel momento inizia la sua fortuna e la sua carriera criminale. Maniero mirava fra l¡¯altro ad ottenere la cittadinanza croata poich¨¦ si era gi¨¤ comprato alcuni Casin¨°. I servizi segreti sia italiani che ex jugoslavi naturalmente sapevano tutto riguardo ai suoi traffici e quindi accettavano passivamente perch¨¦ avevano interessi che ci¨° avvenisse. In particolare quelli italiani li favorivano visto che quella era una realt¨¤ di confine all¡¯epoca molto difficile, poich¨¦ se avessero voluto avrebbero potuto fermare subito i traffici illegali di cui Maniero era protagonista. "Faccia d¡¯ Angelo" mostra tutta la sua capacit¨¤ ed intelligenza nel preparare tutte le sue azioni e molti anni prima si era organizzato questo percorso in maniera scientifica. Ma quando capisce che tutto ¨¨ saltato decide di pentirsi abbandonando tutto. Un gruppo malavitoso, quello del Brenta, che era arrivato a possedere 500 persone al suo servizio per compiere le attivit¨¤ criminali. Maniero ha messo da parte moltissimo danaro che fra l¡¯altro sembra scomparso nel nulla e i soldi quando la polizia si ¨¨ recata all¡¯estero per sequestrarli era gi¨¤ spariti e ancora oggetti d¡¯arte di grande valore. Si inventa alcuni colpi come l¡¯assalto alla Pinacoteca di Modena per scambiare i |
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