Milano, Formigoni indagato per la discarica dell’amianto
 











Roberto Formigoni

Avrebbe chiesto ad un imprenditore del posto dei soldi con la promessa che gli sarebbero stati affidati dei lavori. Con l’accusa di concussione i militari della guardia di finanza di Foggia hanno arrestato il sindaco di Carlantino - paese di circa mille anime, Dino D’Amelio, del Partito Democratico. I finanzieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Foggia Marco Giacono Ferrucci.
Il sindaco, che ha ottenuto gli arresti domiciliari, respinge ogni accusa asserendo che quel denaro era solo un contributo volontario da parte dell’ imprenditore. Si parla di una somma sui 5mila euro, che - secondo la difesa dell’amministratore - sarebbero il versamento volontario dell’imprenditore della zona per l’organizzazione della festa patronale. L’accusatore, che dovrebbe aver anche registrato la conversazione con il primo cittadino, denucia invece le pressioni subite.
"Dino D’Amelio - si legge nelle cronache locali
del foggiano - vanta una lunga carriera politica ed amministrativa: prima nelle fila della Democrazia
Cristiana, poi un passaggio lampo in Forza Italia, infine l’approdo al Pd, in cui era diventato sostenitore dell’attuale assessore regionale Elena Gentile, sia alle elezioni regionali che nell’ultimo congresso provinciale del partito. D’Amelio è stato per lungo tempo anche assessore ai lavori pubblici del piccolo paese dei Monti Dauni, e vicesindaco di Vito Guerrera fino al 2010 quando si candidò a sindaco di Carlantino, al posto di Guerrera, vicendo le elezioni municipali.Per questa vicenda, uno dei vicepresidenti pdl del consiglio regionale, Franco Nicoli Cristiani, era finito in carcere nel novembre del 2011 dopo aver incassato una tangente da 100mila euro in una busta. Due anni dopo, anche il nome del senatore Roberto Formigoni finisce nel registro degli indagati per lo scandalo della gestione della discarica Cappella Cantone (in provincia di Cremona). La svolta è stata decisa
dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dai pm Antonio d’Alessio e Paolo Filippini. Nel mirino, questa volta, è finita la delibera 1.594 del 20 aprile 2011, con cui la giunta regionale lombarda autorizzava la trasformazione del sito per accogliere scorie di amianto.
A promuovere l’iniziativa fu lo stesso governatore Formigoni, che di quella delibera è stato relatore. Nemmeno sei mesi dopo, uno dei suoi uomini al Pirellone è finito in carcere subito dopo aver intascato la mazzetta versata dall’imprenditore bergamasco Pierluca Locatelli, titolare del sito. In questi due anni le indagini affidate al nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza sono andate avanti, riscontrando altre anomalie in quella delibera. Prima sono finiti indagati gli ex vertici della Compagnia delle opere di Bergamo (sempre per corruzione). Anche a loro l’imprenditore Locatelli si sarebbe dovuto rivolgere per ottenere una intercessione dalla Regione sul via libera alla cava di Cappella Cantone.
Pagando così quelle che, per la Procura, altro non sono se non mazzette: 210mila euro all’ex presidente della Cdo di Bergamo, Rossano Breno, e al vicepresidente Luigi Brambilla. Una parte in contanti, 25mila euro, e il resto sotto forma di false consulenze.
Il sospetto della Procura è che Formigoni abbia indirizzato Locatelli su uomini a lui vicini per il  via libera alla delibera. Ed è per questo che avrebbe agevolato — secondo la nuova ipotesi accusatoria — facendo in prima persona il relatore, la modifica regionale. Un intervento decisivo nonostante l’opposizione della Provincia di Cremona, contraria per il rischio di inquinamento delle falde acquifere paventato dai suoi uffici tecnici.
Con il nuovo coinvolgimento dell’attuale presidente della commissione Agricoltura in Senato dell’Agricoltura salgono a tre i procedimenti in cui Formigoni è coinvolto. Il 13 dicembre riprendere l’udienza preliminare per i fondi Maugeri, in cui l’ex presidente della Regione è accusato di
associazione per delinquere e corruzione. Ma Formigoni è indagato — per corruzione e turbativa d’asta — anche in uno stralcio dell’inchiesta che ha portato
in carcere il suo compagno di partito Massimo Guarischi, accusato di aver corrotto gli imprenditori dell’azienda sanitaria Hermex, Giuseppe Lo Presti e i figli Massimiliano e Gianluca, e di essere intermediario fra questi e l’inquilino del piano più alto del Pirellone. Guarischi è sospettato dai pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio di aver incassato presunte tangenti dai Lo Presti e di averne poi riversata una parte a Formigoni sotto forma di viaggi e vacanze. Sandro De Riccardis-Emilio Randacio,repubblica