Mafia: da Riina nuove minacce per Di Matteo, il pm del processo sul patto Stato-mafia
 











Michel Bersce
Stato e mafia
olio su tela, cm 50x40

Il boss Totò Riina sarebbe tornato a minacciare il pm palermitano Nino Di Matteo. Dopo le "esternazioni" contro il magistrato che indaga sulla trattativa Stato-mafia, fatte dal boss dei boss durante la socialità, in carcere, parlando con un mafioso della Sacra Corona Unita, il padrino di Corleone avrebbe ancora una volta preso di mira Di Matteo. Le nuove minacce sono state registrate dalle cimici piazzate dagli investigatori che intercettano il capomafia e sono state trasmesse ai pm di Caltanissetta.
Il rischio di una ripresa della strategia stragista di Cosa nostra c’è. Dopo anni di silenzio i boss potrebbero pensare a riprendere le armi contro lo Stato. Alfano ha parlato della "tentazione" di un ritorno alla stagione degli eccidi. Lo ha fatto a Palermo dove è venuto a manifestare la vicinanza delle istituzioni ai magistrati vittime di pesantissime intimidazioni mafiose e la solidarietà ai pm che indagano sulla trattativa tra lo Stato e la
mafia. La scelta di tenere nel capoluogo siciliano il Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, dunque, non è stata casuale. E’ stato un modo per dimostrare - ha detto il ministro - "che lo Stato è più forte di chi lo vuole combattere". "Ogni attentato o sfida ai magistrati - ha ribadito - è un attentato e una sfida al Paese". Più volte il ministro è tornato sulla necessità di stringersi accanto ai pm esposti nella lotta alla criminalità organizzata e ai giudici delle misure di prevenzione, oggetto questi ultimi di intimidazioni per "gli importanti risultati raggiunti". Lunga parte del Comitato, al quale hanno partecipato i capi delle Procure di Palermo e Caltanissetta Francesco Messineo e Sergio Lari, il procuratore generale Roberto Scarpinato, e i vertici delle forze dell’ordine - il capo della polizia e i comandanti generali di carabinieri di finanza -, è stato dedicato alle pensanti minacce rivolte al pool di magistrati palermitani che indagano sulla trattativa e in particolare al sostituto procuratore Nino Di Matteo. Si è parlato di "fibrillazioni anomale" che arrivano da più ambienti. Al ministro i capi delle Procure hanno riferito il contenuto delle dichiarazioni in carcere del boss Totò Riina che, intercettato, come riferito più sopra, si è lasciato andare con un detenuto a pesantissime minacce contro Di Matteo e gli altri pm. Parole inquietanti che il boss ha pronunciato dopo una delle udienze sulla trattativa e avrebbe ripetuto nei giorni scorsi. Al termine del Comitato Alfano ha rivelato di avere "deciso un ulteriore rafforzamento dei dispositivi di sicurezza personale dei magistrati esposti e messo a loro disposizione ogni risorsa necessaria". Si è parlato anche di dotare la scorta di Di Matteo - le sue misure di vigilanza sono già al massimo livello - del bomb jammer, un dispositivo che neutralizza i radiocomandi utilizzati per gli attentati. Alfano ha assicurato che lo Stato è pronto impiegarlo, ma è necessario prima studiare le conseguenze del congegno sulla salute dell’uomo. C’è il rischio, infatti, che col tempo possa creare danni a chi lo utilizza e alle persone che vengono a contatto con esso. Nessuna preclusione finanziaria o tecnica, dunque, solo la necessità di avere certezze sui suoi effetti. C’è da augurarsi che sia davvero così.
Stato-mafia:«Questa mattina il giudice Marina Petruzzella di Palermo ha respinto il ricorso dei legali di Calogero Mannino avverso alla costituzione di parte civile del Partito della Rifondazione Comunista nel processo stato-mafia, per la parte relativa al rito abbreviato che riguarda Mannino stesso. Rifondazione Comunista è quindi a tutti gli effetti parte civile nel processo stato-mafia. Salutiamo positivamente questa decisione che stabilisce un elementare principio: i politici non sono tutti uguali e coloro che hanno intavolato trattative con la mafia hanno danneggiato la democrazia del paese e quindi le forze politiche che del funzionamento democratico delle
istituzioni e della lotta alla mafia hanno fatto una delle ragioni della propria esistenza. La lotta alla mafia e ai politici collusi prosegue».