-I Guardiani dei Sacri Segreti dell’Essere Supremo-
 







di Antonio Aroldo




“I Guardiani dei Sacri Segreti dell’Essere Supremo”
Quarta Parte

L’origine dell’“Architettura Gotica”, in altre parole lo stile architettonico, che maggiormente servì per costruire i cosiddetti “Libri di Pietra”, (di cui abbiamo già parlato), è, in realtà, un punto controverso. Questa “Particolare Tipologia di Costruzione”, infatti, differentemente dallo “Stile Romanico”, che fu una “Tecnica Policentrica”; senza, quindi, una “Precisa Patria d’Origine”, ha il “Suo Principale Luogo di Fioritura”, nel nord della Francia. La costruzione dell’“Abazia di Saint-Denis”, ad’opera dell’“Abate Sugerio” intorno al 1140, è considerata, infatti, assieme alla “Cattedrale di  Sens”, il “Primo Vagito” di questo “Nuovo Movimento Artistico” che, molto rapidamente, si diffuse, prima nel cosiddetto “Ile-De-France”, poi in tutta Europa. Esso, però, incontrerà, significative resistenze, come abbiamo già visto, soltanto in Italia con la
basilica di colle-maggio.  L’“Arte Gotica”, cosi come quella romanica, anch’essa era caratterizzata dalla “Volta A-Crociera” dall’“Arco A-Sesto Acuto”; a differenza, però, dello stile romanico, questi elementi erano inseriti in un sistema più logico e coerente. Quali sono stati i mezzi, è necessario chiedercelo, di un “Semplice Abate” per ristrutturare, in maniera cosi maestosa, il “Coro” della propria abazia?  Sugerio, secondo delle fonti molto accreditate e già citate in precedenza, molto probabilmente, ebbe contatti con i templari di ritorno dalla terra santa. Quest’ultimi, infatti, avrebbero portato segretamente alcuni documenti molto importanti, che come si già posto in luce, erano nascosti sotto le rovine del tempio di Salomone e che traccerebbero il “Perfetto Metodo di Costruzione” con il quale si sarebbe edificato anche il suddetto tempio. La perfetta fusione tra questo metodo e la cosiddetta “Arte Circestense”, infatti, potrebbe aver fatto nascere, secondo gli esperti, l’architettura gotica. L’“Apparentamento” tra i circestensi e i templari, è dimostrato, principalmente, anche dal medesimo tipo d’“Ordine Gerarchico” e dal fatto che uno dei membri più importanti dell’“Ordine Circestense”, “Bernando da Chiaravalle”, nel 1127, scrisse la “Regola dei Templari” e la presentò al “Concilio di Troyes”. Un anno dopo questo particolare evento, per l’“Ordine dei Cavalieri del Tempio”, inizierà il consolidamento e l’espansione del loro “Grande Potere” in tutto il mediterraneo. Nel 1191, infatti, “Innocenzo III”, disse di loro: “Consacrati al Servizio dell’Onnipotente, vanno Considerati parte della Cavalleria Celeste ”. I progettisti dell’arte gotica, infatti, sembrerebbe proprio per simboleggiare, la particolare connotazione dei loro più grandi ispiratori, costruirono delle opere che fossero una sorta di ponte tra cielo e terra. In questa tecnica costruttiva, infatti, completamente innovativa per quei tempi, nulla era lasciato al caso. Tutto ciò è dimostrato dal fatto che ogni cosa, in questa determinata espressione artistica, segue un preciso ordine basato, principalmente, su “Particolari Sinergie”, soprattutto di luci, che sono prodotte dal proiettarsi del sole sulle molte vetrate di questi nuovi edifici dal carattere monumentale. Un’altra caratteristica fondamentale, di questa nuova tipologia di costruzioni, sono le molte inconsuete “Allegorie Bibliche” ottenebrate nelle strutture di tal genere. La differenza più sconvolgente del gotico rispetto al romanico è determinata dalla scomparsa delle enormi e spesse “Masse Murarie”, tipiche dello “Stile Romanico”. Il peso della “Struttura Gotica”, infatti, era completamente distribuito, su una “Intrigata Serie” di “Strutture Secondarie”, che complicarono secondo una precisa logica, l’“Aspetto Esterno” degli edifici; nacquero, così, le cosiddette “Pareti di Luce”, create ad’arte da “Magnifiche Vetrate” che, come si è già detto, creavano un “Bellissimo Gioco di Luci”. La complessa composizione delle vetrate, era corrisposta all’esterno, da un intrigato sistema di “Elementi Portanti”. Tale sistema era formato, principalmente, dai cosiddetti “Pilastri a Fascio”, altrimenti chiamati, “Polistili”. Essi erano un tipo di sostegno della struttura a “Sezione Complessa”, spesso “Polilobata”.  Il pilastro appariva composto da un insieme di colonnette sottili.                                                                  Nell’architettura gotica, dov’era largamente utilizzato, spesso alcune di queste colonnette proseguivano senza soluzione di continuità fino al soffitto, raccordandosi con i “Costoloni” degli “Archi Trasversali” delle “Volte a Crociera”. Questi particolari piloni, in sostanza, si dipanavano in un complesso reticolato di contrafforti completamente differente, anche perché più ampio, da quello romanico. Gli “Archi Rampanti”, i “Pinnacoli”, gli “Archi di Scarico”, i “Piloni Esterni” sono, infatti, tutti “Elementi Strutturali” che supportavano e indirizzavano le strutture di tal genere spingendole dal basso verso l’alto e scaricavano, al suolo, il peso dell’intero edificio. Questa nuova tipologia di costruzione, infatti, per riuscire ad’eliminare progressivamente, tutti i cosiddetti “Muri di Riempimento”, sfruttava la forza delle suddette strutture secondarie che si collocavano ai lati della parte principale del santuario in questione. La straordinaria capacità degl’“Architetti Gotici”, però, non si esauriva in una “Mera Struttura Statica”. I nuovi edifici, infatti, liberati dall’“Ingombrante Presenza” dei muri di riempimento, si svilupparono, come si è già accennato, tutti verso l’alto fino ad’arrivare a toccare altezze, per quell’epoca, inimmaginabili. Lo sviluppo in verticale di edifici religiosi, in realtà, si era già verificato in Inghilterra e in Normandia. Un altro elemento molto importante, nelle strutture gotiche, era il cosiddetto “Rosone”.                        Il rosone era collocato, sia all’interno della struttura romanica, sia in quella gotica. Esso, ancora oggi, è un “Elemento Decorativo” molto importante; posto, solitamente, su uno dei lati della “Navata Centrale”, è un tipo di grande finestrone a forma circolare che ha il compito d’irradiare la luce solare verso l’altare. Il termine rosone deriva dalla parola “Rosa”. Questo particolare elemento, infatti, non è altro che una “Riproduzione Stilizzata” di questo particolare fiore che, fin dall’epoca degli greci, è stata sempre associata alla “Bellezza Femminile”. In epoca cristiana il “Simbolo della Rosa” si è spiritualizzata ed è diventata associabile all’immagine della cosiddetta “Vergine Maria” e alle “Litanie del Rosario”. Le tipologie di rose o di rosoni, ovviamente possono essere differenti; esistono, infatti, rose con più petali. Nel caso di “Sei Petali”, la rosa diventa associabile anche al cosiddetto “Santo Graal” e per tale motivo con i templari.
Quinta Parte
La cosa più importante nell’architettura gotica era non fare nessun “Rimaneggiamento”, (nessuna ristrutturazione), per non creare, per cosi dire, una barriera tra l’“Osservatore” e la “Volontà dell’Architetto” che aveva costruito, quel determinato edificio, con quella particolare tecnica. In tutta Europa, ci sono molte cattedrali gotiche; soltanto pochissime, però, hanno, nel corso del tempo, mantenuto la loro, “Struttura Originaria”. Una di queste è la “Cattedrale di Laon”. Un’altra cattedrale, rimasta essenzialmente com’era un tempo, è quella di Amiens, vicino a Parigi.
Questo determinato edificio differisce dagl’altri santuari di tal genere, per un particolare, che agl’occhi di un “Profano”, potrebbe sembrare insignificante. Essa, infatti, ha la parte interna del rosone a forma di “Pentagono Rovesciato”. Nella perenne lotta, fra la cosiddetta “Grande Luce” e le “Potenti Forze Oscure”, le “Prime Comunità Cristiane”, avevano bisogno di “Potenti Simboli” che gli proteggessero dal male. Un simbolo, considerato particolarmente potente per quei tempi, era, per l’appunto, il pentagono. Gli esperti di “Esoterismo” ritengono, che in origine, esso fosse una stella. L’origine della sua Storia, infatti, è individuabile nella cosiddetta “Mitologia Elfica”; non c’è dubbio, in buona sostanza, che fosse uno dei tanti potenti emblemi della cultura dei cosiddetti “Signori del Crepuscolo”. La cultura cristiana del cosiddetto “Alto-Medioevo”, invece, vedeva, in queste “Cinque Punte”, una rappresentazione delle “Cinque Piaghe del Corpo di Cristo”. Le persone, infatti, in questo particolare periodo di “Buia Ignoranza”, per difendersi dalle molte “Creature del Male”, disegnarono sulla porta della propria abitazione, questo particolare marchio. Nel 19° secolo un sedicente mago, ex prete, Eliphas Levi, disegnò un “Demone dalla Testa Caprina”, con un “Grande Pentagono Rovesciato” sulla fronte e che chiamò “Baphomet”. Levi morì il 31 marzo 1875, in quello stesso anno nacque uno dei più grandi occultisti del 20° secolo, Aleister Crawley. Quest’ultimo, sosteneva con ardore, di essere la “Reincarnazione” di Levi,  Cagliostro e di molti altri “Importanti Occultisti” dei secoli passati. Egli, in nome di questa sorta di “Discendenza Spirituale”, volle adottare la suddetta stella a cinque punte, nel cui c’era la testa di Baphomet, per fondare un nuovo tipo di “Religione Occultistica-Anticristiana”, chiamata dallo stesso Aleister, “Argenteum Astrum”,  che in buona sostanza, spingeva l’uomo all’edonismo più sfrenato. La “Nuova Filosofia Edonistica” di Crawley, in realtà, non era cosi innovativa come si tendeva a credere; essa, però, ebbe un grande successo, soprattutto tra le “Nuove Generazioni” degl’anni sessanta, che ascoltavano la musica dei  “Beatles” e i “Rolling Stone”. Molti “Satanisti”, infatti, in particolar modo di quel periodo, hanno adottato il pentagono rovesciato in onore di Crawley. La Storia di questo particolare emblema, però, nasconde in se un altro mistero; un segreto, che forse, si cela nell’etimologia del nome Baphomet. Questa particolare denominazione, infatti, assomiglia, in modo incredibile, all’appellativo dato al “Presunto Idolo” adorato dai templari chiamato, per l’appunto, “Bafometto”.
 Gli accusatori dell’ordine templare, avevano individuato, questa particolare “Divinità”, in una “Testa Barbuta” dagli “Occhi di Carbonchio”; dal punto di vista etimologico, la spiegazione, più plausibile sembra essere la corruzione della parola “Maometto”, perché le moschee erano chiamate “Baphomeris”. Tale
idolo potrebbe essere un chiaro richiamo pagano come dimostra il Bafometto sul “Portale della Chiesa di Saint-Merry” a Parigi e su quello della chiesa di “Sainte-Craix a Provins”: un grazioso diavolo barbuto, con corna, alato, con artigli ed ermafrodita.
Ermafrodita è la figura presente nella grotta dei Cavalieri Templari (presso Padova) costruita in funzione d’iniziazioni con battesimi dell’acqua e del fuoco. Una figura androgena, dal sesso maschile e seno ben sviluppato testimonia il dualismo esistente nell’universo: maschile/femminile, cielo/terra. I Cavalieri Templari avevano stretto rapporti con la “Setta degli Assassini”, un “Gruppo Iniziatico Ismailita” che adorava una “Misteriosa divinità” chiamata Bafometto. Per alcuni il Bafometto altro non sarebbe stato che il “Santo
Graal”.                                                     Alcuni lo indicarono come una testa d’uomo conservata mediante trattamento a base d’erbe e aromi, con la caratteristica di poter concedere oracoli una volta interpellata. I Cavalieri Templari, quindi, secondo i loro accusatori, avrebbero adorato il “Profeta della Religione Islamica”. Per quest’accusa le prove furono che alcuni frati serventi e monaci ignoranti avevano sicuramente visto delle teste barbute venerate dai loro confratelli, ma si trattava probabilmente di teste di santi raccolte in appositi reliquiari. In alcuni sigilli dei Cavalieri Templari sono raffigurate alcune teste barbute che, con tutta probabilità, si riferiscono al volto di Cristo; in una deposizione, il “Templare Raynier de Larchant”, interrogato il 20 ottobre 1307, affermò di aver visto il Bafometto una dozzina di volte e che prima dell’arresto dei Cavalieri Templari era conservato presso il “Tempio di Parigi”. L’idolo fu descritto come una “Testa Barbuta”, tutti i cavalieri l’avrebbero “Baciata, Adorata e Chiamata Salvatore”, anche se non si comprende se fosse un’effigie dipinta, una scultura o una “Testa Vera Imbalsamata”. I membri dell’ordine, molto probabilmente adoravano il “Volto del Cristo” e sembra certo che in alcune “Precettorie” si conservassero copie dell’impronta sul lenzuolo, sull’esempio dell’“Acherotipa di Edessa” e della stessa Sacra Sindone, portata in Occidente, come abbiamo già avuto modo di porre in luce, dai Cavalieri Templari.                                                                               Furono trovate alcune raffigurazioni che sono tuttora inspiegabili e possono generare ipotesi di culti di tipo gnostico praticati segretamente da alcuni Cavalieri Templari. Altre figure, in alcune sculture hanno caratteri tipicamente androgini. Essi, in sostanza, avevano il Sesso Maschile e seno abbondantemente sviluppato, a testimoniare ancora una volta il dualismo esistente nell’universo, il maschile e il femminile, il cielo e la terra, e la “Stessa Androginità del Creatore”, al tempo stesso uomo e donna. Un altro capo d’accusa contro i Cavalieri Templari, fu quello di praticare la “Sodomia”. Cosa che in quel periodo storico era praticata da una buona parte del clero e dei monaci. Inoltre se alcuni Cavalieri Templari praticavano la sodomia non per questo, era colpevole tutto l’Ordine. Inoltre il bacio dato sul fondo schiena, non aveva nulla di blasfemo. Nelle religioni orientali è proprio in quel punto che trova posto la “kundalini” il “Centro delle Forze Vitali dell’uomo”. È probabile dunque che il bacio dato in quel punto avesse un carattere simbolico. Per quanto riguardava l’accusa di rinnegare Cristo e sputare sulla croce prima di essere ammessi nell’Ordine bisogna dire che anche il “Gran Maestro Jacques de Molay” dichiarò che al momento della sua ammissione il “Fratello Humert” fece “portare una Croce di Bronzo su cui era la figura del Crocefisso e m’ingiunse di Rinnegare il Cristo rappresentato su quella Croce”. Hugues de Pairaud ammise circostanze analoghe. Egli, infatti, disse:  “Poi il fratello Giovanni mi mostrò una croce con l’immagine di Gesù Cristo e mi disse di rinnegare colui che era raffigurato in tal modo e di sputare sulla croce…”; anche Goffredo de Charney, “Precettore di Normandia”, che morì sul rogo con Jacques de Molay, disse: “mi fu recata una croce con l’Immagine di Gesù Cristo e il fratello Almarico mi disse di non credere in colui che vi era rappresentato, poiché era un falso profeta e non Dio”. Analoghe dichiarazioni furono fatte anche da Goffredo di Gonneville, “Precettore di Aquitania” e Poitou, e da Rinaldo di Tremelay, “Priore del Tempio di Parigi. E’ di massima importanza comprendere il fatto che, sempre secondo gl’interrogatori, non era rinnegata la croce in se stessa, ma piuttosto, colui che era rappresentato su di essa. I Cavalieri Templari, in buona sostanza, secondo le testimonianze raccolte, avrebbero distinto, tra un Cristo, indubbiamente di origine divina, da un altro, evidentemente umano, mandato a morire sulla croce. Ugo De-Pagani e i suoi compagni, nei sotterranei del Tempio di Salomone, trovarono qualche documento che raccontava una “Verità Inconfessabile” sulla “Vera Natura”del loro Dio. I Cavalieri Templari, infatti, proprio grazie a tutto ciò, devono aver avuto, profonde conoscenze nel “Campo dell’Occulto” che usarono anche per costruire le immense cattedrali gotiche. La società medievale, infatti, aveva ben due livelli d’“Espressione Esoterica”: uno più basso e popolare e  un altro più elevato, dove, solamente chi possedeva certe nozioni poteva arrivare a comprendere il “Complesso Messaggio Teologico” o le “Tacite Allegorie Morali”. Questo simbolismo fu espresso tanto nelle piccole chiese dei Cavalieri Templari come nelle grandiose cattedrali gotiche. È chiaro, quindi, che i Cavalieri Templari ebbero il proprio esoterismo. Il pentagono rovesciato, quindi, cosi come il demone Baphomet, (Bafometto), potrebbero essere il retaggio di un’“Antica Scienza Segreta”, ostracizzata dallo strapotere della “Chiesa Romana”, perché, spiega ancora oggi, verità troppo scomode.
Sesta Parte
Un’altra particolarità della cattedrale di Amiens si trova nella struttura del “Portone Frontale”. Esso è stato strutturato come una grande  “Bibbia di pietra”; in esso, infatti, è stata rappresentata, grazie alla “Riproduzione scultoria”, una piccola parte del libro sacro dei cristiani. In questo particolare settore della struttura, assieme alle molte “Scene Campestri” e alle “Immagini Familiari”, ci sono anche alcuni “Bassorilievi Ermetici, che in buona sostanza, rappresentano lo stretto legame esistente tra architettura gotica e “Alchimia”, studiato da un esperto dell’epoca post-moderna chiamato Fulcanelli. Uno di questi bassorilievi rappresenta una “Cittadella” nella quale c’è una massiccia porta sbrancata affiancata da alcune “Torri Merlate” tra le quali ci sono “Due Piani di Costruzione”. Il basamento di questo specifico settore è ornato da
uno spiraglio munito di grata. Tutto ciò potrebbe, quindi, essere una concreta espressione dell’“Esoterismo Filosofico Sociale, Morale, Religioso”, spiegato e ampliato negli altri centoquindici quadrifogli che compongono la struttura. Questo particolare ornamento, comunque stiano le cose, rappresenta una vera è propria “Dimora Regale” che, avendo un aspetto imponente, simboleggia una reale effige di forza e d’inespugnabilità costruita per custodire un grande tesoro o qualche importante segreto. Un altro importante “Geroglifico di Pietra”, di tal genere, si trova esattamente sotto a quello appena esaminato. Quest’ultimo è stato composto da “Immagini Naturalistiche” in cui si distinguono bene alcuni alberi morti con i rami nodosi, torti e avviticchiati tra loro e un cielo consunto; dove, però, si individuano ancora il sole, la luna e alcune stelle. Questo particolare soggetto, inoltre, s’ispira, in maniera diretta, alle “Materie Prime” dell’arte gotica che, secondo i cosiddetti “Filosofi Alchemici del medioevo”, provenivano, dai cosiddetti “Pianeti Metallici”, la cui morte, sarebbe stata causata dal fuoco e dall’“Inerzia di Fusione” a cui sono stati sottoposti. Essi, infatti, sono ormai privi di ogni “Potere Vegetativo”, proprio come sono gl’alberi durante l’inverno. Tra le varie allegorie rappresentate nel santuario di Amiens, segnaliamo anche quella in cui è stato rappresentato il cosiddetto “Fuoco di Rota” in cui c’è un anziano signore con il gomito appoggiato sul ginocchio destro che sembra vegliare o meditare. Un altro bassorilievo, molto interessante, è quello che si trova sull’angolo in alto a sinistra del portone rispetto all’immagine della “Vergine Madre”. Esso raffigura, infatti, un anziano maestro  intento a mostrare, a tre suoi discepoli, la “Stella Polare dei Filosofi” e la nascita di un “Figlio del Sole”. Il “Capolavoro Piccardo”, quindi, rimarrà, forse per sempre, uno dei più grandi e magnifici templi dell’arte gotica. Esso, grazie anche ai suoi restauratori, che riuscirono a mantenere la struttura originaria pressoché invariata, mantenendo in sostanza, anche tutte le decorazioni che abbiamo esaminato e molto altro ancora. La cattedrale di Amiens, in buona sostanza, uno dei “Documenti Artistici”, più puri e integri, che il medioevo ci abbia lasciato. Tutto ciò dimostra, lasciando solo pochissimi dubbi, che esiste, come abbiamo già posto in luce, un’antica scienza segreta insita in questo tipo d’architettura. Gotico, quindi, significa: “Imitazione del Creato”  e “Imitazione del Divino”. Molte cattedrali gotiche hanno, nella loro struttura, rappresentate anche delle “Creature Fantastiche” che si trovano nella mitologia umana in generale. Queste imponenti immagini scultorie, nella maggior parte dei casi, rappresentano “Draghi” o “Gargoyle”. Fin dagli albori dei tempi, i miti e le leggende sono state popolate di mostri incantati, dalla forza sovrannaturale. I più potenti erano i draghi: creature con il corpo di serpente, le zampe da lucertola, gli artigli da aquila, le fauci di un coccodrillo, i denti di un leone, le ali di un pipistrello. I draghi avevano incredibili poteri sovrannaturali e, soprattutto, erano malvagi e  distruttivi. In ogni mito, in ogni leggenda occidentale, il drago fa la parte del cattivo. L’origine dei draghi si perde nei meandri della storia dell’uomo: infatti compaiono nelle leggende di popoli del passato, sia europei che orientali, ma la loro concezione è notevolmente differente; mentre nelle zone occidentali i draghi erano considerati l’incarnazione del male, portatori di distruzione e morte, in oriente erano visti come potenti creature benefiche.
I draghi sono sempre stati descritti come delle creature simili a enormi serpenti, con grandi arti anteriori e posteriori, dotati di fauci enormi e artigli taglienti.
Normalmente venivano descritti con il corpo pieno di squame protettive e capaci nella maggior parte dei casi di sputare fuoco e di volare grazie a grandi e
potenti ali.
Nelle leggende, i draghi sono visti come creature prodigiose: si riteneva che le ossa, così come il loro sangue, potessero avere elevate proprietà curative.
Il loro sviluppo poteva durare molti secoli prima di raggiungere la piena maturità, si narrava che un uovo di drago impiegasse non meno di un secolo per schiudersi; inoltre solo dopo altre centinaia di anni il drago raggiungerà il suo massimo sviluppo con la crescita sulla testa di lunghe corna ramificate.
Naturalmente, grazie alla loro grande longevità, queste creature, che è estremamente riduttivo chiamare semplicemente “Animali”, acquisivano una conoscenza e una saggezza senza pari. Il Drago, infatti, ha anche un’intelligenza superiore a quella dell’uomo! Perché dunque si è giunti all’idea del drago come di incarnazione del caos, come creatura che distrugge e non crea?
Questo tipo di pensiero risale anch’esso agli albori del tempo; in un periodo, quindi, di “Buia Ignoranza”.
color=#ff0000>Settima Parte
Nel medioevo, l’“Imponente  Figura del Drago”, secondo la “Cultura Alchemica Medioevale”, simboleggiava, sia il fuoco, sia l’“Immane Potenza della Natura”, le cosiddette “Correnti Terresti”, o per meglio dire l’“Energie Telluriche”  che devono essere domate dall’uomo, per essere infine, incanalate a favore del suo lavoro. L’immagine del drago, in buona sostanza, era importante nella costruzione delle cattedrali perché essa, rappresentando in maniera imprescindibile l’“Energia Tenebrosa Terreste”, era strettamente legata con l’“Apposizione della Prima Pietra” di questa particolare tipologia di edificio sacro. Gli “Antichi Costruttori Gotici”, infatti, inspirandosi alle “Teorie Alchemiche” appena poste in luce, fidandosi di “Complicati Calcoli Astronomici” compiuti dagli esperti, conficcavano in un punto preciso del terreno, dove poi, sarebbe stata apposta la cosiddetta “Pietra Angolare”, un picchetto. Nell’antichità, infatti, la
terra era considerata come un “Enorme Essere Vivente”, la cui “Grande Energia Potenziale”, era situata nella testa di questo particolare animale gigantesco che, a seconda delle tradizioni, avrebbe dovuto essere un “Serpente” o un “Drago”. La penetrazione di questo particolare cavicchio nel terreno, sul quale si sarebbe poi iniziata la costruzione di una determinata cattedrale, non era altro che la ritualizzazione della sconfitta del drago, (personificazione del male), da parte dell’“Arcangelo Michele”. Questa particolare perforazione del terreno in questione, infatti, avrebbe permesso, sempre secondo la “Tradizione Alchemica”, di bloccare la testa del cosiddetto drago e a far incanalare la sua tenebrosa energia verso il cielo. La “Mitologia Alchemica Medioevale”, infatti, assegnava alla testa del drago il compito di reggere il peso dell’“Intero Universo Terreste”. Nell’Europa mediterranea, ci sono molti santuari dedicati a “San Michele”; tra questi, ricordiamo in particolare, quello che si chiama, per l’appunto, “Mont Saint Michel” e che si trova in Francia. Questo determinato edificio, infine, come tutti gl’altri santuari dedicati a questo particolare santo del resto, è situato su una altura vicino all’acqua. Una delle più importanti cattedrali gotiche del mondo rimane sempre è comunque la cattedrale di “Notre-Dame de Chartres”. Questo particolare santuario e considerato, da tutti gli esperti, come l’emblema dell’arte gotica. Chartres fu costruita nel 1135 dai circestensi che, come abbiamo già appurato, sono stati i “Padri  Costituenti”, per cosi dire, dell’ordine templare. Essa fu edificata sopra alcune rovine galliche è celtiche. I “Druidi”  sacerdoti della Gallia e della Britannia, infatti, avevano scelto questo determinato luogo perché esso era ritenuto in possesso di un forte “Campo Magnetico”. Questa particolare condizione permetteva, infatti, di creare un “Particolare Cerchio di Menhirs” in grado di sprigionare delle forze positive da far confluire al cosiddetto “Dolmen Principale”, posto all’interno di alcuni “Cerchi Magici”, che si trovavano dove ora è stata collocata l’altare. I visitatori di questo particolare luogo, infatti, prima di entrare nell’edificio devono necessariamente togliersi le calzature per poter sentire l’“Energia Tellurica” che passa sotto le fondamenta del santuario. La cattedrale è arricchita nel complesso da 2000 figure scolpite, che formano un quadro iconografico di compiutezza senza eguali; le  oltre 150 finestre compongono le vetrate che risalgono al 13° secolo, attraversano le quali si può ammirare il cosiddetto “Blu di Chartres”, che rese famosa la produzione locale. Una delle statue che creano, il sopra evidenziato quadro iconografico di Chartres, è la cosiddetta “Vergine Nera”. Essa, in  realtà, è molto più antica della stessa cattedrale. I primi cristiani, infatti, trovarono questo particolare “Monumento Votivo”, nel luogo in cui poi sarebbe nata la cattedrale. Tale scultura era annerita dal tempo. I nuovi abitanti, del luogo che poi si sarebbe chiamata Chartres, adorarono quella determinata immagine come la “Madonna Nera”. Il settore specifico in cui era stata individuata  la statua fu chiamata la “Grotta dei Druidi” è fu inglobata nella “Cripta” della cattedrale. Quest’immenso edificio fu costruito in soli trent’anni. In questo brevissimo arco di tempo, muratori, vetrai, scultori, geometri, astronomi e altri esperti e artigiani riuscirono a creare un  santuario così straordinario che, secondo alcuni, molte perone entrando ne possono rimanere commossi: le proporzioni, l‘orientamento, la posizione e il simbolismo, tutto sembrerebbe concepito per risvegliare la psiche e ritemprare lo spirito.
Ottava Parte
Un altro elemento molto importante della cattedrale di Chartres si trova, ancora una volta, nella parte esterna dell’edificio; si tratta, infatti, di un bassorilievo che ha fatto versare “Fiumi
d’Inchiostro” per ciò che ha inciso sopra. In questa particolare “Rappresentazione Scultoria”, infatti, vi è raffigurata Melchisedek, in altre parole la “Regina di Saba”, insieme a re Salomone. La “Leggendaria Sovrana” è intenta a porgere, all’“Augusto Collega Israeliano”, una particolare coppa su cui campeggia un’“Enigmatica Frase” in latino che dice: “Hic Amititur Archa Cederis”. La frase, con questo particolare costrutto, sembrerebbe priva di significato. Una delle possibili alternative potrebbe essere, infatti, “Hic Amicitur Archa Foederis”, in buona sostanza, “Qui è nascosta l’arca dell’alleanza”. L’accostamento tra Re Salomone e Melchisedek, la regina di Saba  e il Graal, indipendentemente dal significato della frase in se, è presente in maniera profonda nel mosaico con un simbolismo più criptico simile, ancora una volta, a quello precedente. Nel mosaico, infatti, ritorna la doppia funzione dell’immagine di Salomone che è allo stesso tempo Re di Salem (Jerusalem o “Città della Pace” con etimologia ebraica) ma anche Re di Giustizia (essendo egli stesso il simbolo massimo della giustizia e della saggezza). L’etimologia del nome della regina di Saba, allo stesso tempo, però, anch’essa è rappresentativa della “Giustizia Regale”. Il cosiddetto  “Mosaico di Otranto”, quindi, potrebbe essere considerato, secondo il mio modesto parere a ragion veduta, come uno degli emblemi di quella particolare “Teologia Cosmopolita Gnostica Templare” di cui abbiamo già parlato in precedenza e che i “Membri dell’Ordine del Tempio”, avrebbero creato ispirandosi a ciò che, secondo alcuni, hanno avuto la possibilità di scoprire in terra santa. Tutto ciò, però, non è altro che una piccola parte dei misteri che circondano quest’imponente edificio. Il “Grande Lastrone Rettangolare” che è stato posizionato di traverso sul pavimento dell’“Ala Ovest del Transetto Sud”, in sostanza, è un altro di questi “Oscuri Enigmi”. Nessuno sa, infatti, perché sia stato posto lì, nessuno sa quale sia la sua funzione; in quel particolare punto della costruzione, però, a mezzogiorno del cosiddetto “Solstizio d’Estate”, è illuminato da un raggio di sole che filtra attraverso il “Vetro Trasparente” della finestra a pannelli decorati colorati di “Sant’Apollinare” (oggi, con gli spostamenti astronomici ciclici e con l’ora legale ciò accade verso le 14).
Tutto ciò è una misteriosa realtà da quasi 900 anni. La pianta della Cattedrale, inoltre, è stata concepita su “Precise Regole Matematiche” derivanti dalla regola del cosiddetto “Numero Aureo 1,618”.  Le distanze tra le “Varie Istallazioni Interne”, (colonne, transetti, il coro, ma anche della navata stessa), infatti, sono tutte derivate da “Precisi Calcoli” basati sul Numero Aureo.
Nelle intenzioni dell’“Architetto”, del “Vetraio”, del “Tagliapietre” e dell’“Astronomo”, dobbiamo chiederci, quale “Scopo Recondito”, c’era? Possiamo fare soltanto delle semplici congetture, nulla più, e anche piuttosto banali: un
“Calendario Astrale” per segnare ogni l’inizio dell’estate?
Questa, per adesso, sembrerebbe essere la soluzione più plausibile.  In un quadro come quello della Cattedrale di Chartres, però, (è necessario dirlo), nulla è immediato, chiaro e scontato.                               Un altro importante enigma, che si trova sempre all’interno della cattedrale di Chartres, è il  “Labirinto”. Questo particolare dedalo, secondo gli esperti, rappresenterebbe un “Percorso  di Rinascita Spirituale” che l’uomo deve , necessariamente compiere per poter arrivare a un livello di conoscenza e di consapevolezza superiore. Esso può anche rappresentare, a seconda delle proprie convinzioni, un “Cammino di Fede”. I pellegrini, in visita a Chartres, dovevano necessariamente attraversare, il labirinto in ginocchio per riuscire a purificarsi.
Essi, in sostanza, dovevano fare l’intero percorso, partendo dall’esterno fino al centro di questa particolare figura. Questo complesso meandro scultorio, inoltre, secondo alcuni, potrebbe simboleggiare il “Ciclo Gestazionale della Donna”. Il numero delle mattonelle che compongono, questo “Complesso Disegno Concentrico”, è pari al numero dei “Mesi di Gestazione della Donna”.
Nona Parte
Un altro mistero molto importante sembra legato ai luoghi in cui sono state costruite le cattedrali gotiche dell’Ile-De-France. Le “Antiche Popolazioni Celtiche”, infatti, com’è stato già accennato, professavano in questa particolare parte del nord della Francia, sia il “Culto della Dea Madre”, sia il “Culto della Dea Iside”.  Queste due particolari dee erano rappresentate con delle statue di donne nere. Esse, nel Medioevo, con l’aumento della religione cristiana, sono state trasformate in Madonne. In tutte le cattedrali dell’Ile-De-France si
adorano, infatti queste Madonne. Un altro mistero è legato specificamente alla Cattedrale di Chartres. La navata centrale della costruzione, infatti, è lunga settantaquattro metri. Essa, a un certo punto del suo sviluppo si va a incrociare con il braccio trasversale del medesimo palazzo che sono lungo trentasette metri. La somma di questi importantissimi numeri è centoundici. Questo particolare numero è fondamentale anche per un’altra costruzione del Medioevo, ovvero “Castel Del Monte”, di cui parleremo prossimamente. Un’altra cosa molto interessante legata a questa misteriosa numerazione è che trentasette e settantaquattro sono rispettivamente un terzo e due terzi di centoundici. L’ultima grande prova che simboleggia l’unione tra Cielo e Terra sta nel fatto che tutte le costruzioni dell’Ile-De-France che abbiamo esaminato sono disposte in maniera tale da formare sulla carta geografica l’“Immagine Speculare della Costellazione della Vergine”. La cattedrale di Chartres, Castel Del Monte e la grande “Piramide di Cheope” che si trova a Giza, sono state tutte costruite in luoghi che hanno la stessa latitudine di  ventuno gradi ciascuno.  Un altro importante indizio che lega i Cavalieri Templari all’arte Gotica è che entrambi scompariranno insieme all’inizio del trecento, dopo aver imperato per circa centocinquanta anni su tutto il Mediterraneo. Tutto ciò può darci un’idea concreta di quello che i Templari trovarono in Terra Santa. La visione d’insieme, che questo particolare gruppo di eletti, ebbe, dalla scienza che ricavarono dagli antichi documenti scoperti sotto le rovine del tempio di Salomone, permise l’evoluzione silenziosa ma inesorabile, del mondo moderno;  il quale, molto probabilmente, non iniziò con la scoperta di Cristoforo Colombo dell’ America ma, come vedremo prossimamente, cent’ anni prima.  Alcuni studiosi infatti hanno ipotizzato che i Templari conoscessero la rotta delle americhe. Il navigatore genovese mise sulle sue caravelle delle semplici vele raffiguranti, non a caso, delle croci rosse su un campo bianco, raffigurazioni, in buona sostanza, del tutto simili alle divise dei cavalieri Templari. Un’ altro aspetto molto misterioso sembra legato al fatto che l’“Ordine del Cristo”, filiazione diretta dei Templari in Portogallo dopo la loro soppressione nel 1312, aveva un ruolo tutt’altro che secondario nella scoperta dell’America. L’ Ordine del Cristo, infatti, fu uno tra i maggiori promotori d’ importanti scoperte geografiche, dall’Africa, all’Asia, alle Americhe; geografi e cartografi, soprattutto di origine ebrea si trovavano da tempo in Portogallo e in Spagna, uomini che da secoli conoscevano i segreti della navigazione in mari che per altri dovevano risultare completamente ignoti. Diciamo subito che l’esistenza di un altro continente al di là dell’oceano non solo era stata ipotizzata da vari uomini di scienza, seppur segretamente per non incorrere nelle grinfie dell’“Inquisizione Spagnola” era, però, cosa certa per alcuni popoli dell’Europa. I vichinghi colonizzarono il Nord America con sicurezza, date le prove archeologiche, divenute ormai inconfutabili, tanto che in Groenlandia vi era addirittura una sede episcopale. Quindi ragioniamo: se i Templari, come è certo, risiedevano in Scandinavia e gli scandinavi conoscevano la rotta per le Americhe, è possibile di conseguenza che anche i nostri cavalieri fossero a conoscenza del nuovo continente? La cosa sembra plausibile. Un altro aspetto misterioso è legato alla sparizione della flotta templare al momento dell’ordine d’arresto: nel “Porto Militare di La Rochelle”, sull’Atlantico, un luogo apparentemente decentrato rispetto alla mappa dei possessi templari, erano ancorate decine di navi battenti la croce del Tempio. Forse che i Templari in fuga si diressero verso luoghi che solo essi potevano dichiarare di conoscere? Esistono alcune prove archeologiche, portate da Jacques de Mahieu, che testimonierebbero la presenza dei monaci in luoghi addirittura del “Sud America”. Steven Sora pensa che il famoso e leggendario tesoro dei Templari, mai stato trovato, sia stato nascosto in un posto segreto della Nuova Scozia, dagli eredi Templari della famiglia dei Sinclair. Si tratta, come vedremo in seguito, di ipotesi, la possibilità, però, dell’arrivo dei Templari in America non è da escludersi.