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Pia Carmen e Tina impegnate nel sociale in ruoli diversi hanno pubblicato delle loro poesie che per anni hanno tenuto gelosamente chiuse in alcuni cassetti. La poesia, per molti, è un appunto su diario con linguaggio cifrato in versi difficile da interpretare. Pia Conti in “Echi di un oscuro sentire” (pp. 51 MEF L’Autore Libri Firenze 2008) si presenta in copertina con una quartina “Ho voglia di stordirmi col profumo…” e nelle prime pagine annota emozioni impalpabili di luoghi che Lei ha vissuto per molti anni “Vicoletto antico” o ha visitato “Cielo rumeno”. L’indole di donna, prima figlia e poi mamma, trapela in “Ma ti ricordo impavida ad affrontar la vita”, in altre si sofferma sulle incertezze del domani, sulla morte di un quattordicenne vittima di un “destino beffardo”oppure veglia, commossa e in trepida attesa “del nuovo giorno”, il sonno della sua bimba “Fonte di fresca linfa di cui mi nutro e vivo”. I fantasmi gli incubi le memorie i silenzi le nostalgie le sofferenze i dubbi gli addii vengono giù sciorinati in versi portando il lettore alle liriche latine alle odi del “dolce stil nuovo” alla poetica romantica. Pia si racconta celandosi tra cieli plumbei rocce nude canneti grovigli di radici boschi pozzanghere spume biancastre spruzzi salmastri e da Ninfa placa la malinconica solitudine di Artista ballando su rintocchi di antiche campane tra profumi di allori ulivi pini fichi d’India magnolie genziana aranci e sprigiona l’amore al volo di mille rondini farfalle e immacolati gabbiani. In molte evidenzia forte un impegno civile annaspando disperata infuriata delusa ma mai muta per annullare “le piaghe e il cancro dell’umana follia” che rende agonizzante il mondo e crea bellicosi rapporti anche “tra la perduta gente”. Carmen Percontra irrompe con “L’altra faccia della Luna” (pp. 69 LER Editrice). Le sue liriche spaziano su tematiche diverse tratte dalla vita con un fraseggio genuino spontaneo scorrevole piacevole e musicale. Sono lo specchio della sua vulcanica personalità dei suoi tanti interessi che si dipanano tra teatro e un costante impegno nel volontariato. L’amore è il protagonista con pochi attimi di forte intima felicità ma sovrabbondante di delusioni di abbandoni di tradimenti di incontri. Spontaneamente senza parafrasare presenta il suo sogno calato in un reale rapporto di convivenza in “Disperato appello d’amore”, mentre in “Un porto sicuro” rievoca un falso legame drammaticamente finito. Il suo diario non cela alcun segreto né chiavi di lettura. Lei è spontanea e confessa il piacere di viaggiare con la fantasia, la ricerca logorante di una spiegazione ragionevole degli inganni degli appuntamenti mancati delle attese senza più ritorno. Si rivolge alla luna “dolce meta degli innamorati” invocando che possa Essa divenire la sua dimora stellata sul mare piatto lontano da angherie e da lacrime. “Me piace ammore” (Arti grafiche Licenziato-Napoli) accoglie poesie in napoletano ed in lingua di Tina Piccolo. Lei ha una notevole e diversificata produzione letteraria indice della sua molteplicità di interessi dalla ricerca di nuovi talenti nella poesia musica e arti visive all’organizzazione del Premio “Città di Pomigliano d’Arco”. Il suo canto d’amore è intenso appassionato lirico “Amami adesso. Non dire domani” e si intreccia con l’aspra realtà “…ma il mio letto è un nido solitario in cui si adagia stancamente un sogno”. Non si dispera e non si arrende. Con il verso “La vita ha bisogno d’amore” conclude “In qualche modo vivrei”. Raggiunge una raffinata musicalità in “Me piace…”, versi in endecasillabi, e in “Pusilleco è nu suonno” musicata dal M° Luca Allocca. Molte sono presenti in antologie tradotte in più lingue e pluripremiate. La sua poesia è aulica nella sua semplice e vivace immediatezza ed è la compagna fedele della vita. Lei scrive “Si sta penna restasse abbandonata ‘ncopp’ ‘a scrivania, pecche’ vo’ di ca chesta vita mia è fernuta”. |
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