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I Guardiani dei Sacri Segreti dell’Essere Supremo
-L’Esplorazione Marittima-
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di Antonio Aroldo
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La scelta delle “Coordinate Geografiche Terresti” per la disposizione, sia della cattedrale di Chartres, sia del cosiddetto “Casino di Caccia” di “Federico II di Svevia”, (Castel del monte), è forse anche per quello delle tre piramidi di Giza, dimostra con certezza, che gli architetti di queste grandi opere avessero già, da molto tempo, quantomeno, una vaga concezione della reale forma del globo terreste. Un altro elemento di prova molto importante, sempre a sostegno di questa particolare tesi, sono i risultati di un’analisi approfondita di un’antica mappa geografica d’origine turca. Scoperta nel 1929 a Istanbul, in Turchia, durante i lavori di ristrutturazione del “Palazzo Topkapi”, destinato a diventare un importante “Museo di Antichità Turche”, il direttore del Museo Nazionale, Halil Edem, infatti, rinvenne questi importanti documenti in una sezione del palazzo che un tempo era stato destinato a essere un “Harem”. Queste due rappresentazioni topografiche, realizzate con la “Pelle di Gazzella”, portavano la firma di Piri Ibn Haji Mehmet, “Ammiraglio della Flotta Turca” vissuto ai tempi di “Solimano il Magnifico” (ovvero nella prima metà del XVI secolo). L’etimologia dell’appellativo “Re’is”, infatti, in turco significa ammiraglio. Questi sorprendenti documenti topografici possono essere considerati d’inestimabile valore poiché su di essi sono raffigurate, in maniera pressoché perfetta l’“America Meridionale” e l’Africa nella giusta longitudine relativa, in un periodo in cu queste terre non erano conosciute (almeno non sino a quel punto). Tutto ciò, però, non è tutto. Le coste del Sudamerica, oltre a essere mostrate nella giusta posizione, raffigurano anche luoghi non ancora noti all’epoca del Reis, come la “Terra del Fuoco” o le “Isole Falkland”; luogo scoperto, secondo la “Storiografica Ufficiale”, soltanto nel 1592. Secondo alcuni infine, nelle carte dell’ammiraglio turco, s’intravede addirittura il profilo del “Continente Antartico”, una terra ufficialmente conosciuta solo dal 1818. Il mistero s’infittisce, ulteriormente, se teniamo conto delle sorprendenti affermazioni attribuite all’autore delle mappe che sosteneva di essersi basato, per la realizzazione delle medesime, su una ventina di rappresentazioni topografiche molto antiche e di differente provenienza. Esse, sempre secondo il Reis, infatti, risalirebbero, persino, all’epoca di “Alessandro Magno”. Quest’ultime descrivevano tutto il mondo conosciuto inoltre, il Reis si sarebbe ispirato anche a una mappa dello stesso Cristoforo Colombo per la compilazione delle coste e delle isole caraibiche. Il riferimento al navigatore genovese lo troviamo anche su una delle mappe sulla quale vi è un’iscrizione in arabo che così è stata tradotta: “Si ha notizia che un Infedele Genovese, di nome Colombo, scoprì questi luoghi”. Sempre secondo quanto posto in luce dal Reis, infatti, “Un Libro capitò fra le mani del suddetto infedele, ed egli trovò che in questo libro si diceva che alla fine del Mare Occidentale c’erano Coste e Isole e Metalli di ogni genere e anche Pietre Preziose”. Il mistero delle mappe di Piri Reis consiste, in realtà, però, nella pretesa che esse siano state realizzate grazie a conoscenze cartografiche precedenti a quelle sviluppate nella nostra era. Conoscenze alle quali, secondo l’ammiraglio turco, avrebbe attinto a piene mani perfino Cristoforo Colombo. Il viaggiatore genovese, in realtà, era riuscito ad’acquisire, le necessarie conoscenze per le sue “Spedizioni Trans-Atlantiche”, (secondo fonti molto accreditate), grazie a una “Fortunata Strategia Matrimoniale”. Egli, infatti, forse non a caso, si sposò con Filipa Moniz, figlia di Bartolomeo Perestrello, governatore del territorio delle Azzorre e “Gran Maestro” dell’“Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo”, filiazione diretta dei Templari in Portogallo dopo la loro soppressione nel 1312. I superstiti dell’ordine templare, però, non confluirono tutti nella nuova “Conformazione Politico-Militare Portoghese”. Forti indizi, infatti, inducono molti studiosi a credere che, nella notte tra il 12 e il 13 aprile 1307, alcune delle navi partite dal “Porto di La- Rochelle”, siano arrivate fino in Scozia e da lì addirittura , come si è già avuto modo d’accennare, in America. I nuovi, interessanti dati intorno all’origine del nome “America”, infatti, pongono in luce che la radice di questo particolare termine, non sia nata da una semplice storpiatura dell’“Appellativo Cristiano” del “Fornitore Marittimo” Amerigo Vespucci, ma bensì da ciò che i “Padri Fondatori” dell’ordine templare, trovarono sotto le “Rovine del Tempio di Erode”. In tali documenti, in primo luogo, vi era evidenziato che i cosiddetti “Mandei” sono i diretti discendenti dei “Nazorei”, (ma di tutto ciò ne parleremo meglio prossimamente), in secondo luogo, si è posto in luce che in questi antichissimi papiri, (grazie anche a recentissimi studi), c’era un chiaro accenno alla “Mistica Terra” dislocata nella parte occidentale del globo terreste sotto la stella chiamata “Merica”. Tutto ciò può farci comprendere che tra le debolezze della “Storiografia Tradizionale” vi è sicuramente quella di studiare i differenti “Eventi Storici” come tanti “Pacchetti a sé Stanti”; come se per poter analizzare in maniera consona, un determinato “Insieme di Circostanze Significative”, si debba necessariamente cristallizzarlo entro “Confini Cronologici” molto stretti e ben tracciati. Fine decima parte
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