Regina di cuori
di Gloria Persico
 







di Italo Pignatelli




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Giovanna la regina” (ed. Kairos pp. 157) è una storia immaginaria e verosimile, come appare nel sottotitolo, di Gloria Persico. La regina è Giovanna I d’Angiò, nata nel 1327 da Carlo Duca di Calabria e da Margherita di Valois. Alla morte del nonno Roberto d’Angiò, Giovanna, Principessa d’Acacia e Contessa di Provenza e Forcalquier, diviene Regina di Napoli Sicilia e Gerusalemme nel 1341. A sette anni va in sposa ad Andrea, principe ungherese e a 14 anni eredita un Regno indebitato ed un popolo oppresso dalla miseria e dal colera. L’autrice immagina di leggere il diario della Giovanna in cui annota momenti storici tra ricordi molto intimi di fanciulla donna sposa amante regina. La sua vita appare subito densa di tormenti tra fanciullezza negata e sfiorita subito, matrimoni imposti, intrighi di corte, gestione del potere, gelosie e invidie dei mariti relegati nel ruolo subalterno di principi consorti, insurrezioni popolari, ricerca continua di ampliare la sua cultura. La fuga dalla realtà la cerca affannosamente nell’appagare la sua vivace sete di passioni travolgenti vissute tra le pareti del castello e nelle locande sul molo. E’ ricordata nella leggenda popolare una cannibale di sesso un’ape regina incline ad uccidere il maschio dopo l’accoppiamento. La sua passione per il maschio ricorda le liriche di Gianna Nannini alternata alle delusioni della poetica di Luigi Tenco. Le sue notti senza un cuore palpitante d’amore le vive travestita da allegra popolana disinvolta nell’aggressione sessuale. La descrizione ricorda una ballerina dell’opera pittorica “Cancan” di Giuseppe Cominetti. Il suo piacere è nel confondere il suo corpo profumato di acqua di rosa col sudore acidulo salmastro stesa o china su un giaciglio maleodorante ancora caldo abbandonato poco prima da una coppia di altri amanti occasionali. Ricorda i giochi infantili, l’incontro da giovinetta con l’amore, la deludente straziante prima notte da moglie, il tradimento per lo sposo nella seconda notte, la grande passione in tarda età per un giovane pazzo d’amore per la donna non regina. La Persico psicologa, studiando alcuni frammenti storici, ricostruisce scientificamente la vita sessuale ipotizzando forti turbe infantili provocate dall’essere orfana affidata a nutrice ed educatore privi di conoscenza pedagogica. E’ una indagine, fluidificata dalla narrazione, della sessualità femminile espressa timidamente oppure in modo vulcanico. Lo stile letterario è lirico. Le descrizioni dei luoghi di mare sono pitture della scuola di Posillipo mentre le scene campestri sono suggestive come quelle di Fattori. La ricerca letteraria è raffinata come i tocchi di De Pisis. Gli incontri di sesso sono pennellate vivaci degli impressionisti. L’amore è illustrato con la velocità vulcanica della “Città che sale” di Boccioni. Negli incontri con Tano appare come ballerina in tutù che corre da una quinta all’altra, scompare per poi tornare in mezzo alla scena trepidante per il tanto desiderato applauso abbraccio desiderato atteso appagante implorato in silenzio. E’ la Carmen di Bizet nel correre nella stalla per abbandonarsi struggente nelle braccia di Antonio che la solleva dalla grigia realtà e con i suoi occhi innamorati la illumina e con le carezze la plasma da femmina sempre insoddisfatta a donna felice.