Adamo, il dissidio dell’uomo moderno
 







di Gloria Persico




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Rivivono in “Adamo” di Marco Liber (Kairòs Edizioni, Napoli) tutti i grandi interrogativi che costellano la vita di un ragazzo in procinto di diventare adulto: “Che cosa è l’amore? Sesso e sentimento possono convivere? Il piacere nel matrimonio può comprendere la passione ? L’Agapè esclude l’Eros?”.
Il protagonista della vicenda non è Adamo, bensì il padre, il Colonnello, che nell’illusione di poter guidare  la crescita e condurre la  formazione del figlio, tenta di trasmettergli quella saggezza accumulata in un’intera vita.
Progettare per i figli, consegnare degli elementi di educazione sessuale senza tener presente che i tempi cambiano e certe regole non valgono più, è certamente un errore,e il Colonnello se ne rende conto. Nonostante ciò questi  non demorde, continua a voler trasferire i frutti delle sue esperienze, vissute in altra epoca ad Adamo, in una sorta di delirio di onnipotenza che lo inchioda nel ruolo di
demiurgo.
Fabrizio comprende che i suoi insegnamenti nascondono  menzogne ma è prigioniero del ruolo del genitore che crede di sapere quale è la scelta migliore per il figlio.
Nella sua ansia pedagogica, questo padre mostra la sua identità di tuttologo: mosso da una sincera volontà di sapere, non di mostrare di sapere, discetta di tutto: dalla rielaborazione  che è stata fatta dei corsi universitari, con le nuove nominalizzazioni, ai disastrosi, incomprensibili cambiamenti meteorologici e affini, citando addirittura i brani del Vangelo che sembravano anticipare questi eventi.
L’ambito dal quale non riesce ad allontanarsi è quello delle relazioni uomo-donna: qui compie l’errore più grande, non rendendosi conto che, come ognuno di noi è unico ed irripetibile, ogni relazione sentimentale o sessuale d’amore o di passione è unica ed irripetibile. Questo perché le variabili sono molte: i partner, la situazione esterna e interna cambiano, inoltre in periodi diversi ognuno
ha esigenze diverse e cerca partner differenti. Non  possono dunque esserci avvertimenti che possano sortire effetto.
Il romanzo affronta con grande sensibilità e coraggio il tema dell’amore dei genitori verso i figli, per quella carne che è parte della nostra carne.
Grande competenza  si evidenzia nello scrittore  quando affronta il trauma della nascita e le difficoltà affrontate per acquisire l’identità maschile.
Dal punto di vista strutturale la caratteristica di questo libro è l’ambiguità dell’io narrante. Ufficialmente, poiché è in terza persona, si tratta dell’io onnisciente; ma molto spesso, specie nella prima parte, il punto di vista, le idee, le riflessioni sono del Colonnello.
Poi c’è un  escamotage letterario molto interessante: quando si tratta di descrivere l’autentico pensiero del personaggio l’autore passa alla prima persona. Questa trovata ha delle conseguenza sorprendenti: infatti in questo modo vengono messi confronto due punti di vista
che, pur contemporanei esprimono concetti diversi se non opposti.
Come se l’autore volesse suggerire l’idea che questa caratteristica  sia costante nell’essere umano: pensa in un modo ma porta fuori un pensiero diverso. Insomma, tutti sono obbligati a fingere.
Il racconto procede seguendo lo svolgersi della vita di Adamo, simile a quella di ogni giovane uomo: Giuliana, Evina, relazioni abbastanza comuni, se non fossero raccontate dal punto di vista di Fabrizio, che permane come io narrante anche nella vita di Adamo, sebbene né lui né le sue riflessioni siano esplicitamente presenti.
Quando  Luciano, l’amico ancora single, viene ospitato per qualche giorno a casa di Adamo e della sua compagna, si verificano una serie di colpi di scena: Eva viene attratta passionalmente da Luciano, Adamo percepisce una corrente anomala fra lui e Luciano, ma non ne parla celando le sue confuse emozioni, Luciano confessa la sua omosessualità con tutti quei  dubbi che volto ogni uomo
quando scopre la sua diversità, nuovamente viene citata la Bibbia nella ricerca di una assoluzione. Quando Eva parte per la Francia, Adamo resta solo, ignaro di cosa fare delle proprie giornate.
Come se il pensiero paterno seminato giornalmente nella sua mente durante la sua crescita ,si coagulasse  in lui, fino a fargli giudicare negativamente la  sua scelta di a sua partenza e la gelosia che lo corrodeva.
Adamo comprende  finalmente che la situazione di coppia era stata da lui subita ma non scelta.
“Mi viene in mente la naturale autorità che Fabrizio esercitava su mamma Lisa che eliminava dai suoi programmi ciò che poteva dispiacere al marito, senza nemmeno farglielo capire.’’
Questo ricordo  lo rende consapevole della propria passività, anche nei confronti di Eva, suscitando il rimpianto  per un tempo in cui il maschio aveva il potere, pur non avendolo mai conosciuto.
In un finale metaforico Adamo vagabonda per la città che stenta a
riconoscere, come se la sua convivenza lo avesse tenuto lontano da ogni trasformazione che accadeva nel mondo. Quando incontra il rassicurante odore del pane appena sfornato, è nei pressi della casa dei genitori e proprio nel suo letto di ragazzo si addormenta, ritrovando la serenità perduta.