L'imbarazzo di Palazzo Chigi
 







di Giulia Bianchi




Tutte «illazioni». Così la Farnesina etichetta le anticipazioni sul rapporto della commissione mista che indaga sulla morte di Nicola Calipari. Ma il governo è in evidente imbarazzo. E l'opposizione lo chiama allo scoperto chiedendo che riferisca in parlamento
Aveva fatto la voce grossa, Silvio Berlusconi. Prima aveva alzato il tono con l'ambasciatore statunitense in privato, poi aveva chiesto verità senza reticenze in parlamento, dando anche la versione italiana dei fatti. Ma a poco più di un mese di distanza, dopo una medaglia al valor militare tributata al funzionario che condotto la trattativa e portato in salvo Giuliana Sgrena, sulla morte di Nicola Calipari sembra piuttosto che il governo preferirebbe veder calare il sipario. Una verità tanto più scomoda quanto l'alleato di Bush vorrebbe dal presidente statunitense il semaforo verde per mettere sotto l'albero di Natale di tutte le madri italiane l'avvio del rientro in patria del contingente
militare prima delle prossime elezioni politiche. Tanche che le opposizioni, dopo un giorno di anticipazioni sulle conclusioni militari americane sulla morte di Calipari, partono all'offensiva chiedendo smentite ufficiali e chiamando l'esecutivo a rispondere in parlamento. La Farnesina bolla come «illazioni» tutte le anticipazioni circolate negli ultimi giorni sulle conclusioni della commissione mista che deve accertare la dinamica della sparatoria nei pressi dell'aeroporto di Baghdad. Il lavoro, fa sapere il ministero degli esteri proprio al rientro di Gianfranco Fini dagli stati uniti, «non è chiuso». In quanto Roma e Washington sarebbero d'accordo sul fatto che «bisogna continuare a scavare per cercare di trovare riscontri che chiariscano e siano dirimenti». Anche perché, ammettono al ministero, non ci sono «ancora conclusioni univoche» che possano permettere di considerare il rapporto chiuso.
«Illazioni». Ma al secondo giorno che ne rimbalza l'eco, verificato che «né dal governo
italiano né da quello di Washington non sono giunte smentite ufficiali alle voci di stampa», tutte le opposizioni sono passata alla carica. «Non si ripetano le vicende del Cermis perché quello che sta accadendo sembra una deja vu», commenta amaro il verde Alfonso Pecoraro Scanio. «Sarebbe una fuga dalle responsabilità da parte degli Usa - chiosa il leader del Prc Fausto Bertinotti - Se alla fine di un'inchiesta gli Usa vanificano qualsiasi possibilità di individuazione di responsabilità se ne assumono la responsabilità complessiva».
Sono perciò in molti a chiedere che l'esecutivo riferisca in parlamento sulle annunciate conclusioni del rapporto statunitense. «Ieri il ministro Fini ha risposto con stizza a chi chiedeva chiarezza e verità - dice il deputato diessino Famiano Crucianelli - Ora il governo ha il dovere di rendere conto di questa vicenda al paese, al parlamento e ai familiari della vittima». Al senato l'istanza diessina è ripetuta da Massimo Brutti: «Su quella vicenda ci
fu una serie di dibattiti parlamentari - ricorda il senatore ds - L'opinione pubblica ci chiedeva conto di quel che era accaduto e il parlamento voleva sapere. Il governo veniva in parlamento a riferire e invece oggi c'è il silenzio». Anche se in questo momento il governo non c'è, affogato nella propria crisi. Ma «quando capiremo se c'è ancora gli chiederemo di dare conto delle conclusioni di un'indagine che Berlusconi aveva assicurato sarebbe durata non più di 30 giorni», ribadisce il capogruppo della Margherita Pierluigi Castagnetti. Perché le indiscrezioni trapelate sono «offensive» della memoria del funzionario ucciso, osserva sempre per la Margherita Franco Monaco. Sapendo di far breccia anche nella maggioranza su questo punto. Come dimostrano i giovani di An, che invocano «verità e giustizia» come «atto dovuto che tutta la nazione deve esigere con forza per onorare la memoria di un eroe italiano, Nicola Calipari». da Il Manifesto