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Calipari, incredibile versione |
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di Sara Menafra
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Secondo un giornalista «embedded» Nbc la commissione d'inchiesta sull'omicidio dell'agente del Sismi scagiona completamente i soldati americani: «Luce e spari d'avviso, Calipari incauto». Ma il Dipartimento di stato smentisce Nessuno dei particolari citati ieri notte dalla Nbc come «prima relazione della commissione congiunta Italia - Usa» sulla sparatoria del 4 marzo a Baghdad sarebbe davvero stata scritta nero su bianco nel testo su cui da giorni si scontrano le due delegazioni. Eppure quelli raccontati dall'inviato «al seguito delle truppe Usa» Jim Miklasewski da ventiquattro ore suonano già come una versione ufficiale della storia. Una versione che non coincide con nessuno dei particolari dei quella storia raccontati fino ad ora e che il Dipartimento di stato smentisce come «illazioni disinformate, l'indagine non si è ancora conclusa». Una versione su cui il Pentagono tace, anche se dal Comando centrale di Tampa arrivano esternazioni perplesse sulla reale conclusione dell'inchiesta («non ci risulta» dicono dalla base in Florida). In effetti lo stesso Miklaszewski, capo dei corrispondenti del Pentagono per la Nbc da diverse settimane al seguito delle truppe Usa, raggiunto al telefono ad Amman ammetteva: «Non ho letto la relazione, nel servizio mi sono basato su informazioni informali e non so di quante pagine sia composta», salvo tornare indietro subito dopo: «Non rivelo le mie fonti, mi dispiace». Nella stessa telefonata Miklasewski spiegava pure che si trovava al seguito delle truppe americane: «Ho girato con loro a lungo e sono stato anche a Falluja». Secondo il servizio mandato in onda dalla Nbc, la notte del 4 marzo la pattuglia Usa nota l'auto italiana quando questa non si è ancora immessa sulla strada verso l'aeroporto, ma attraverso la curva evidentemente sgombera da altri oggetti. Quando la Toyota italiana è ancora sulla rampa che immette sulla strada principale, a 130 iarde (105 metri circa) dalla pattuglia, i soldati la notano e iniziano a fare dei segnali luminosi. L'auto prosegue e a 90 iarde di distanza partono i primi colpi di avvertimento. Solo a 65 iarde, visto che l'auto non si ferma partono i colpi «letali». «Il capo degli ufficiali americani - spiega il servizio - ha detto che sono passati solo quattro secondi tra il primo avvertimento e i colpi fatali, ma ripete che i soldati hanno agito propriamente rispettando le regole di ingaggio». E' il primo elemento che non collima con quelli raccolti fin ora: le regole d'ingaggio Usa prevedono che prima di sparare al conducente il check point debba puntare verso il motore dell'auto. E invece le foto della Toyota - l'unico elemento oggettivo arrivato fin ora in Italia - mostrano molto chiaramente che il cofano dell'auto è perfettamente integro e che il motore è stato colpito da un solo colpo laterale. Un problema tra le due versioni arrivate da Italia e Usa c'è, ammette il servizio della Nbc: quello della velocità. «Gli americani sostengono che l'auto procedeva verso il check point a una velocità di 50 miglia all'ora (ottanta chilometri orari) gli italiani dicono che andavano più piano». Ma in realtà anche la notizia che la pattuglia fosse al centro della strada non è mai emersa fin'ora. Le ricostruzioni arrivate fino a questo momento, infatti, hanno sempre spiegato che la pattuglia americana non era sulla carreggiata, ma almeno dieci metri all'interno della curva. «In Italia l'agente Calipari è stato celebrato con i funerali di stato - conclude Miklasewski - ma l'inchiesta ha dimostrato che ha commesso un errore fatale. Scientemente, ha deciso di non coordinare i suoi movimenti con i militari americani per non mettere in pericolo i suoi tentativi di liberare l'ostaggio italiano». Eppure fin dal 7 marzo in Italia si sa che all'aeroporto di Baghdad ad aspettare la missione che doveva liberare Giuliana c'era il capitano Green, ufficiale di collegamento dell'esercito americano in Iraq. Il militare avrebbe fornito a Calipari e il suo autista persino il pass per girare nella zona armati. Uno strano modo per non coordinarsi. Le anticipazioni rese note dalla Nbc non hanno certo aiutato le trattative all'interno della commissione congiunta. Da due giorni si sa che gli italiani che partecipano all'indagine guidata dal generale Peter Vangjel non vogliono mettere la propria firma sulla affermazione che conclude l'inchiesta: «Allo stato attuale non si ravvisano responsabilità». Sembra piuttosto che gli italiani stiano spingendo perché l'indagine si concluda con una semplice ricostruzione dei fatti, lasciando fuori dalle competenze di una indagine amministrative il problema di chi e dove debba giudicare chi ha sparato a Nicola Calipari. da Il Manifesto
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