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Le liriche di Benevento e Santamaria |
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di Aurora Cacopardo
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La fatica letteraria di Franco Santamaria è suggerita dalle molteplici pulsioni memoriali che si snodano lungo un vissuto quotidiano, a volte gioioso, altre volte fortemente nostalgico, ma spesso permeato da un dolore nascosto che traspare quale autentico protagonista dalla raccolta “Radici perdute” (Kairòs Edizioni, Napoli, 2009). Il gioco delle metafore fa da armonioso sottofondo agli illuminati itinerari, dove il dolore profondo sembra maturare lo spirito sempre più consapevole del male che affligge la nostra civiltà in tutte le forme. Il percorso immaginario e reale di Santamaria si dipana tra gioie e dolori, denunzia e impegno sociale ed è battuto da urla ferali come grida di “poiana o di strillone…”, “maree di cuccioli/nudi nel nero cellofan della morte…”, “nemmeno la morte gode di tutte/queste stragi; strappiamo/gli steli incolpevoli dei campi…”, “il rito/della beneficenza infetta” e da un vento implacabile che non soffoca il suo canto anche se prevale lo scoramento né spegne la speranza che lo vivifica per condurlo al “ricordo dei nostri rami ed al delirio amoroso delle foglie di primavera”. La nota che contraddistingue “Ma presto farà scuro” di Aurelio Benevento (Kairòs Edizioni, Napoli, 2009) è la levità ma non bisogna lasciarsi ingannare perché, al di là di essa, si intuiscono profondi pensieri. Questa poesia si nutre di ricordi di vita e di intensi sentimenti come l’amore per le persone care, per i luoghi dell’infanzia e delle origini sue e della sua gente tra il mare e gli Appennini. Il paesaggio del sud fa da cornice all’esistenza sua e degli altri che è concepita come un’avventura da percorrere fino in fondo, nel bene e nel male senza rifiutare alcuno dei suoi doni. Una visione, un incanto, la cui storia affiora e pare già dissolversi come accade ai sogni. “Ripercorro le antiche strade/una nuvola bianca/appena intacca l’azzurro del cielo/l’ultima farfalla vola leggera/il dio Sole/ancora riscalda le mie ossa infreddolite/ma presto farà scuro”. Un lieve esempio della religiosità implicita, naturale e delicata della poesia luminosa e veritiera come i sogni di Aurelio Benevento. Entrambi i volumi sono apparsi nella collana "Le Parole della Sibilla” diretta da Antonio Spagnuolo e dedicata alla poesia contemporanea. |
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