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“Il mare e il cuore emozioni” (ed. il Filo nella collana Confini nuove voci pp. 60) di Assunta Esposito è uno scrigno di ricordi e teneri turbamenti vissuti silenziosamente nella fanciullezza e che diventano tenebrosamente drammatici nella maturità. Il suo amore è il mare che lambisce le coste di Capo Miseno, Procida, Ischia e Monte di Procida, suggestivo paese arroccato come un presepe cesellato nei Campi Flegrei e luogo della sua vita densa di incontri e di contatti con marittimi e pescatori del luogo. Assunta cresce in perenne attesa del padre, macchinista imbarcato su navi mercantili, con la madre loquace e possessiva ed una sorella vivacemente irrequieta che contrasta fortemente con il suo carattere timido, riflessivo, romantico. Il suo percorso formativo si evolve tra un padre troppo assente, una mamma troppo ossessivamente presente e giovani amici con una mentalità ristrettissima e anziani del paese chiusi in un mondo di stereotipi e di pregiudizi cementati in una cultura atavica. Fugge ad Urbino per frequentare l’Università e poi insegna a Roma Milano Monza. Viaggia con una valigia colma di fantasie elaborate nell’infanzia ascoltando i racconti del padre nei suoi ritorni seduto a pranzo o nelle tanto desiderate passeggiate avvinghiata alla grande mano del suo uomo, idolo sul molo del porto tra le navi dondolanti in ansiosa attesa di ripartire verso nuovi paesi solcando onde profonde blu d’oltremare. Non è il suo un andare per mare ma un scorribàndare come giovane impavida pirata tra colte letture e incontri con amici stranieri. Si tuffa tra le onde travolgenti della conoscenza su tutto e su tutti per nuotare a farfalla verso la sua crescita interiore immergendo tutta sé stessa nella sua più profonda interiorità. Si allontana con veloci bracciate dal suo passato tra i flutti spumeggianti delle emozioni che come onde le vanno incontro sempre più alte e travolgenti tanto da farle bere spesso l’acqua salmastra lasciando il suo corpo coperto di acre salsedine. Assunta si racconta senza pudicizia come fosse una confessione liberatoria su un lettino di un esperto psicologo attento ad ascoltarla e sempre muto come scoglio su cui si infrange il susseguirsi del suo dire a voce lenta, occhi bassi socchiusi e mani che si muovono al ritmo di chi, seduta sull’uscio al tramonto con lo sguardo fisso sulla sfera rosso arancio che sprofonda negli abissi blunotte, è intenta a cucire all’uncinetto un caldo e spesso maglione, corazza per proteggersi dal gelo intenso che ghiaccia il sangue nelle vene. Assunta alla sua prima esperienza letteraria mostra una padronanza della dinamica narrativa. Il suo è un ritratto di una eroina a tutto tondo con chiari fortemente luccicanti e scuri intensamente fuligginosi. E’ una donna sempre in lotta contro tutti e contro sé stessa e quando soccombe si rialza prontamente. I suoi tanti conflitti si placano quando ritorna al suo natio scoglio accarezzato, baciato dal suo lacerante primo amore spesso irruente ma sempre presente: il mare di Procida. Italo Pignatelli |
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