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La vita a passo di danza nell’esordio della D’Alessandro |
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di Christian Di Masi
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In merito al suo esordio come scrittrice, “L’importanza del nulla” (Kairòs Edizioni, pp. 180, € 14,00), Gina D’Alessandro racconta di averne inviato le bozze “quasi per scherzo”, convinta che non le sarebbe arrivata nessuna risposta. Si sbagliava. Di più: su questa sua prima opera non c’è nulla da scherzare. La D’Alessandro si è rivelata una scrittrice “schietta” nel modo di porsi, nell’esprimere le sue idee, dalle quali traspare non solo una ragazza matura e consapevole, ma una persona vera, che fa delle sue paure e dei suoi pregi combustibili da convogliare nell’intramontabile voglia, che è tipica della sua età, di cambiare il mondo. Il suo è un narrare disinibito e incalzante. È anche una scrittrice “forte” per la serietà e l’impegno con cui ha affrontato tematiche quali i traumi adolescenziali, l’amicizia, l’amore, le passioni, la crescita, gli sballi e i vuoti del divario generazionale, audace nel testo che propone: un testo per ragazzi, in un’Italia dove i giovani leggono molti libri, ma nella quale i libri per i giovani diminuiscono sempre di più, con il prolificare di nuovi esempi distorti, superficiali e viziosi. Un libro paideutico, dove la D’Alessandro, descrivendo la parabola di vita della sua protagonista, intende inviare un messaggio nel quale si scorgono i suoi omaggi non solo allo scrivere, ma anche alla vita stessa: un invito ad avere sempre coraggio e rispetto per sé stessi, a prescindere dalle storie che si vivono. La maturazione di questo pensiero avviene gradualmente, con lo scorrere degli eventi, nei quali una giovane quindicenne piena di desideri e aspettative, impara, crescendo, la sua misura umana, costringendo sé stessa a fare marcia indietro su cose che credeva essere giuste, dovute, quasi scontate, e che invece scopre sotto nuove spoglie di ideali antiquati e decadenti. L’intelligenza e la buona fede non bastano. Servono caparbietà e prudenza nella vita, poiché ogni azione, come Same stessa capirà a sue spese, ha una conseguenza, e capita che qualche volta di imbattersi in situazioni dalle quali non si può fare ritorno. Gina D’Alessandro palesa queste morali della gioventù contemporanea con estrema sensibilità e dolcezza, ma anche con un cinismo sorprendente: è questa l’origine della sua forza e della sua maturità. È una scrittrice “dinamica”, che cresce nella stesura del racconto da lei stessa generato, insieme a Same, dando prova di un progresso prima interiore che esteriore. Di vivo interesse è constatare come, a mano a mano che la storia si dipana, l’autrice perda la necessità di “spiegare” la sua protagonista, di giustificarne i perché: è in queste fasi che “l’esistenza” di Same assume una concretezza assoluta; una fase dove chi parla non è più l’autrice, ma “la bella ragazzina dai capelli ricci amante della danza”; lei che, senza più mascherare paure ed errori, prende coraggio e inizia a camminare con le proprie gambe. Viene da chiedersi qui se sia chi scrive a decidere per il suo personaggio o l’esatto contrario. Same divertirà molti lettori, dilettandoli con la sua vivacità, e in ciò sarà aiutata dalle sue inseparabili amiche: “le Leggi danzanti”; un nido, un fulcro di affetto e lealtà sincera, che si fomenta grazie al comune amore per la danza, da molti definita, non a torto, il filo rosso di questo romanzo. Ed è sullo stelo di questo forte legame che la personalità di Same sboccia, mantenendosi fresca e solida anche nei momenti più difficili. Fasi, queste ultime, nelle quali persino una solida famiglia non è sufficiente a colmare l’intimo canyon di solitudine e incomprensione che spesso l’affetto di un genitore, per quanto viscerale, non riesce a colmare. Se l’amicizia è un pilastro di questa storia, l’amore ne è il motore. Cos’è l’amore? Il dizionario lo definisce laconicamente. In un capolavoro del cinema contemporaneo l’antagonista parla di “capriccio della percezione”. Quale che sia la dottrina prevalente nessuno è in grado di fornire una risposta certa. Gina D’Alessandro, invece, segue un’altra via; e percorrendola, si dimostra più consapevole e avanti di molti altri: in due anni di vita di Same e poco più di 200 pagine di storia lei individua ben 5 forme d’amore: l’amore come aspirazione, come sentiero di vita, come sentiero, come malattia e, infine, come condanna. Queste cinque prospettive, così diverse tra loro, appaiono collegate, susseguendosi l’una all’altra senza frizioni e con una naturalezza sorprendente, in un sillogismo quadrato, romantico e razionale al tempo stesso. La più grande prova di maturità di questo libro è il suo titolo: “L’importanza del nulla”. Quand’è che subentra questo sentimento e cosa lo rende tanto importante da dare il nome a questa storia? Probabilmente, almeno una volta nella vita, ogni essere umano si è trovato faccia a faccia col nulla. Gina D’Alessandro lo sa. Questo è un libro che assume questo genere di fase come momento campale di un’esistenza, in una vita fatta di prove, scelte, azioni e conseguenze. La vita di Same. Un momento dove si è consapevoli di aver raggiunto troppo presto il fatale punto di non ritorno, l’inderogabile appuntamento in cui ogni cosa perde di significato. Qui la D’Alessandro getta la maschera e, con una sofferenza che non ha vergogna di mostrare, si costringe ad abbandonare la sua “ragazza”. L’importanza del suo messaggio è tutta nella traumatica dolcezza e nelle lacrime dell’epilogo, dove autrice e protagonista ritornano a stringersi nell’ultimo abbraccio, quando l’ombra del nulla ha sovrastato ormai persino i più remoti angoli dell’anima.
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