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La crisi finanziaria ed economicamente reale, che ha aggredito la struttura stessa del capitalismo attuale, sta riproponendo prepotentemente il tema della produzione della ricchezza e il modello sociale che l’economia capitalistica ha prodotto fino ad ora e che invece prefigura per il futuro. Una delle chiavi d’interpretazione, che ha retto l’usura del tempo, è stato l’insegnamento marxiano capace di fornire agli studiosi sempre nuovi spunti anche quando, nella sbornia liberista, si è andato affermando quello che viene comunemente chiamato come “pensiero unico”. Ma Marx viveva nell’800 e per quanto preveggente in molti casi non poteva analizzare quello che sta succedendo oggi, per questo ci provano due intellettuali italiani che attraverso un libro (“Lo spettro del capitale”) pubblicato per la Codice Edizioni e che verrà presentato giovedì 18 novembre, a Roma, presso la sala del Senato dell’ex Hotel Bologna, scandagliano i nuovi assetti del modello economico capitalistico analizzandone le vertiginose modificazioni. Gli autori, il professore emerito Marcello Cini e il presidente dell’associazione Net Left Sergio Bellucci, si occupano da molto tempo di questo materiale infiammabile che lungi dall’essere questione esoterica, riguarda drammaticamente la vita di tutti. L’approccio del libro è quello di vedere i limiti connessi all’impostazione della critica all’economia politica classica introducendo la categoria di economia della conoscenza. L’idea è quella di dare «qualche contributo per uno schema di analisi – spiega Bellucci - che va implementato anche perchè la velocità con la quale il capitale si sta modificando ci impone di non restare fermi. Inoltre la crisi del 2008 ha accelerato questi cambiamenti. La spinta di questo lavoro è quella di provare a vedere se questa economia della conoscenza rideclina anche gli altri aspetti del capitale». Marcello Cini va più in profondità e spiega bene cos’è l’economia della conoscenza. Si parte dal principio che esista una sorta di «fordismo della conoscenza», una produzione di merci immateriali che coinvolge anche le relazioni tra persone le quali vengono sussunte dal capitale. Basta vedere la vicenda di Facebook, il cui creatore è diventato il più giovane miliardario del mondo. -Di questo fenomeno non c’è una grande consapevolezza - dice Cini - soprattutto per quanto riguarda le forme della creazione della ricchezza attraverso la trasformazione in merce di tutti gli aspetti della vita individuale e collettiva, anche i più intimi-. E’ come se il capitale avesse prodotto una ricomposizione della vita sociale e di quella produttiva, ciò ha messo in crisi l’organizzazione del conflitto che tradizionalmente veniva portato dove era prodotta la ricchezza. Tra la fine dell’800 e la prima parte del secolo successivo la sinistra è stata vincente nell’organizzare le lotte e far ottenere i diritti che si sono tradotti in una diversa distribuzione della ricchezza, in più tutele e dignità per i lavoratori. Ma -quando il capitale riesce a mettere in produzione la vita- - ed è questa la tesi degli autori - -la sinistra non ha più avuto strumenti di conflitto adeguati-. Ora dunque il sistema capitalistico riproduce forme di sfruttamento proprio lì dove la produzione è immateriale, come nei call center. Sia i partiti di sinistra che il sindacato non hanno compreso che la partita -si giocava su questo terreno, quando – ricorda Bellucci - si doveva fermare la sperimentazione del capitale e produrre lì forme di conflitto. Aggredire quei modelli che venivano avanti significava tutelare anche i settori tradizionali-. Ma lo spettro del capitale non è invincibile perchè le sue modificazioni possono essere rivolte esse stesse verso forme di liberazione. Per Bellucci e Cini infatti quando la conoscenza diventa elemento produttivo anche il conflitto ha bisogno di nuove forme. Sarà la società stessa a generare forme di produzione non alienata. La strada da imboccare, ed questo il consiglio ad una sinistra smarrita, è quella della condivisione e della cooperazione connaturata alle reti. In questo senso si prefigura la nascita di un welfare nuovo nel quale si costituisca la possibilità di soddisfare l’esigenza di benessere e dei bisogni fondamentali che riguardano il futuro. Si deve quindi valorizzare il progresso delle reti sottraendole alla -cupidigia del capitale-.alessandro fioroni-ami- |
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