-GLI USA LO INTERCETTAVANO-
 







di Sa. M.




«L'a Nsa, la National security agency, la più importante agenzia di sicurezza americana, sapeva esattamente la posizione di Nicola Calipari al momento della sua uccisione». A dichiararlo ai microfoni dell'inviato di Rainews 24 Sigfrido Ranucci (l'intervista andrà in onda questa mattina) è Wayne Madsen un ex agente dell'agenzia che ha avuto la conferma di un sospetto circolato da più parti. Sono stati i suoi ex colleghi a raccontargli tutto nella primavera scorsa, tra aprile e maggio. «La Nsa - prosegue l'ex agente - in una zona di guerra come quella dell'Iraq ha un registro con tutti i numeri dei telefoni cellulari, le frequenze usate e i nomi delle persone che vengono monitorate continuamente». Il dirigente del Sismi che ha salvato la vita alla nostra inviata non era una persona qualunque e non solo per il ruolo che ricopriva. Madsen parla alle telecamere di Rainews 24 mostrando un cellulare. E spiega ciò che tutti possono intuire: quello nei giorni della trattativa per liberare Giuliana Sgrena è stato il principale strumento di lavoro di Nicola Caliari. Con il cellulare ha contattato i suoi rapitori, ha negoziato il pagamento di un riscatto e ha contrattato le modalità della liberazione dell'inviata. Gli americani volevano sapere tutto di quelle trattative. E di certo hanno seguito punto per punto i movimenti di Calipari. «La Nsa - aggiunge Madsen - intercetta anche le persone con cui è in contatto».
Anche Giuliana ha confermato più volte che quando salì sull'auto che la portava verso casa notò come sia Calipari che il maggiore del Ros Andrea Carpani si fossero assicurati di essere ben lontani dal luogo del rilascio prima di accenderli: «Durante l'azione sono certa che avessero i cellulari spenti. Di sicuro li hanno accesi molto tempo dopo. Quando Calipari ha chiamato Pollari mi ero già tolta le bende sugli occhi. Subito dopo la sparatoria so che i cellulari sono stati presi dagli americani e inviati in Italia solo dopo qualche giorno». In
effetti la procura di Roma impiegò qualche tempo a farsi spedire i cellulari usati nel corso dell'operazione. Il primo arrivò quasi subito, mentre il telefono satellitare in dotazione alla coppia di agenti giunse a piazzale Clodio almeno due settimane dopo la sparatoria.
E poi ci sono le misteriose intercettazioni pubblicate dai tabloid americani durante le trattative della commissione di inchiesta congiunta Usa-Italia chiamata a indagare sulla sparatoria su richiesta di Washington. Quei virgolettati in cui si parlava di accelerare il rientro in modo da arrivare a Roma in tempo per Sanremo. La storia è sempre stata smentita, ma molti la lessero come se fosse una minaccia: gli Usa sanno e sapevano molto e avrebbero potuto far uscire i particolari politicamente imbarazzanti di quei colloqui. Stesso obiettivo, probabilmente, aveva la notizia di un video girato da un elicottero di cui parlò Repubblica un anno fa. Secondo il Pentagono era la prova che l'automobile italiana viaggiava a
velocità sostenuta. Di certo è la carta per dimostrare che gli Usa tenevano sotto controllo ogni movimento dell'intelligence italiana.
L'ex agente Wayne Madsen non è uno sprovveduto. Ingegnere informatico, negli anni `80, sotto Regan ed in piena guerra fredda, era addetto alla sicurezza dei sistemi informatici della Nsa. Andò via subito dopo e recentemente ha fatto il consulente della commissione di inchiesta Ue sul super orecchio Echelon.
Di uso delle intercettazioni nei territori di guerra, Calipari aveva parlato persino durante l'ultima visita ufficiale del Copaco a Langley. Come racconta Gigi Malabarba nel suo libro (vedi pezzo in pagina) lo speech di quell'incontro fu dedicato in buona parte a questo tipo di monitoraggio. da Il manifesto