SU CALIPARI SCONTRO APERTO NEL GOVERNO
 







di Sata Menafra




Viso terreo e sguardo dritto negli occhi del ministro della Difesa Antonio Martino: «Vergogna». Si è sempre arrabbiata per il comportamento omissivo del governo, Rosa Calipari, ma certo non si aspettava che il ministro della Difesa scegliesse proprio la cerimonia di ieri mattina - durante cui la sede storica del Sismi Forte Braschi è stata dedicata alla memoria del marito Nicola Calipari, morto un anno fa sotto il fuoco degli americani a Baghdad mentre portava a casa la nostra inviata Giuliana Sgrena - per assolvere politicamente gli Stati uniti e con lui il soldato che aprì il fuoco. Il suo gesto d'ira, unito alle proteste sempre più forti di quel pezzo di centrosinistra che in larga parte ha disertato la cerimonia ha costretto il sottosegretario Gianni Letta a sconfessare apertamente il collega. E ad aprire l'ennesimo scontro interno al governo. Era difficile prendere diversamente le parole del ministro Martino, quelle del ministro più atlantista del governo e soprattutto del portavoce di ambienti militari che hanno sempre considerato il Sismi «cosa loro» e oggi lo vedono in mano a finanziari, carabinieri e poliziotti. Alla presenza del presidente della repubblica Ciampi ha tirato fuori un'interpretazione a dir poco infelice: «La vicenda nella quale ha sacrificato la vita Nicola Calipari ha quasi i lineamenti di una antica tragedia greca, quando il fato impedisce all'eroe di cogliere il frutto del suo valore, quando la mano che uccide non è mossa dall'odio o dalla determinazione, ma dagli oscuri disegni del destino». Un macigno sulla cerimonia ispirata alla concordia nazionale.
Il presidente Ciampi, accanto alla signora Calipari al momento dei saluti, davanti allo sfogo della donna le ha stretto il braccio quasi a volerla confortare, e ha cercato con gli occhi il sostegno della madre del dirigente Calipari e della figlia. Impossibile pensare che l'incidente fosse concluso. E infatti nel pomeriggio, alla cerimonia organizzata
dal comune di Roma e dal sindaco Walter Veltroni, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, quasi sempre parco di esternazioni politiche, si è deciso a sconfessare pubblicamente il collega. Spiegando come a volte alle commemorazioni si leghi «un pizzico di retorica» inopportuna: «E' capitato anche stamane quando è stata evocata la tragedia greca. Nella tragedia greca è il fato che decide non influenzabile dall'uomo. Ma la tragedia greca è cosa antica e passata: c'è stato poi il cristianesimo, dove c'è sì la provvidenza ma anche la libertà dell'uomo». E qui la sconfessione plateale: «La responsabilità impone all'uomo di agire per conoscere, è quello che abbiamo fatto e continueremo a fare perché solo così si può rendere onore alla memoria di Nicola Calipari».
Prima della sconfessione del moderato Letta, il pomeriggio di una giornata voluta dal governo e dagli apparati di sicurezza come segnata dalla concordia istituzionale, era stato bersagliato da smentite e
distinguo. Persino Enzo Bianco, il presidente del comitato parlamentare di controllo sui servizi, aveva condannato il ministro Martino: «Spiace sinceramente che il ministro della Difesa Antonio Martino abbia parlato di fato e di incidente. Quella dell'incidente è la tesi sostenuta dai militari americani, non dal direttore del Sismi nella sua relazione conclusiva». Anche più dure le dichiarazionii di Gigi Malabarba del Prc, Massimo Brutti dei Ds, Paolo Cento dei Verdi, mentre Luciano Violante Ds e Pino Sgobio del Pdci hanno accusato Berlusconi di aver evitato l'argomento durante la trasferta in Usa. «Vogliamo che ci sia la verità sulla morte di Nicola Calipari, non con uno spirito di vendetta, ma di verità», ha concluso assiomaticamente il sindaco di Roma Walter Veltroni. Dalla polemica si è smarcato, almeno in parte, il direttore del Sismi Nicolò Pollari che ha preferito citare il Galileo di Bertold Brecht e il suo auspicio «Infelice quel paese che ha bisogno di eroi!»: «All'auspicio che non vi sia mai necessità di eroi si accompagna purtroppo la consapevolezza che talora questi eroi servono. Calipari non era Rambo, ma una persona semplice, disponibile, generosa, positiva. La parte italiana nella commissione congiunta italo-americana ha tenuto le posizioni, per rispetto della verità anche in presenza di posizioni divergenti». Quindi, annuncia che «ogni anno, il 4 marzo, giorno della morte di Nicola Calipari, sarà celebrata la festa del Sismi».da Il manifesto