Il profumo della cannella
 











-Al Raml è una specie di anello avvolto attorno al centro di Damasco, come un serpente. Dentro queste mura la città si restringe, silenziosa di fronte alla continua espansione strisciante delle case in cemento e delle periferie piene di gente venuta da tutto il Paese in cerca di un tozzo di pane. Le persone arrivate dalle campagne vicine e lontane sognando una vita dignitosa, col tempo si sono trasformate in mercenari, guappi, spioni, contrabbandieri. Quelli che non sono diventati mercenari, hanno manadto le loro figlie a fare le serve».
Lo sfondo sono le periferie povere di Damasco e la faccia sporca del regime siriano, che fa emergere, accanto alla mancanza di democrazia, la povertà e lo sfruttamento. Il cuore del romanzo è invece rappresentato dalla scoperta dell’amore: quello che Hanan, che da giovanissima è stata data in sposa a un ricco e vecchio cugino della capitale, scoprirà tra le braccia di Alia, la sua umile e bellissima cameriera. Il
risultato è Il profumo della cannella, pubblicato recentemente da Castelvecchi (pp. 190, euro 15.00), uno dei romanzi più interessanti e coinvolgenti della nuova primavera culturale del mondo arabo.
La scrittrice Samar Yazbek, classe 1970, già autrice di altri due romanzi, si è formata nel giornalismo televisivo, raccogliendo molto interesse a livello internazionale intorno al proprio lavoro: un suo reportage dedicato al tema delle spose-bambine ha ricevuto il premio per l’informazione sociale bandito dall’Unesco nel 2004. Schierata con l’opposizione al regime, anima da alcuni anni un sito dedicato ai diritti delle donne nel paese (www.nesasy.org), vive a Damasco, dove lavora per la televisione e la stampa.
Cosa vuol dire scrivere un libro come il suo, che parla di amore tra donne e di marginalità sociale, in un paese come la Siria?
Si rischia che nessuno se ne accorga: il mio libro è stato rifiutato e censurato e praticamente vietato dal
regime in tutto il paese.
In alcuni paesi arabi, come Libano e Egitto, qualcosa sembra muoversi sul piano della cultura e dei diritti. E in Siria quale è la situazione?
In Libano e in Egitto sono cresciuti, seppure con dei limiti, sia una cultura giovanile che un ambiente intellettuale che si oppongono al potere. In Siria non si può dire che esista nulla di simile: il sistema politico è completamente bloccato e la situazione non potrebbe essere peggiore. Non è tollerata nessuna opposizione e tutto è controllato in modo molto rigido. Certo, in Siria possiamo contare su un sistema sociale sviluppato, ma sul piano della democrazia è tutto fermo. Il regime siriano si basa sull’autoritarismo e sulla forza delle armi, una vera dittatura.
Quello siriano è un regime laico, spesso indicato come un’alternativa alla diffusione dell’islamismo politico. Come stanno le cose da questo punto di vista?
Intanto una premessa: i sedicenti governi "socialisti" di alcuni paesi arabi
rappresentano solo una maschera che copre in realtà feroci dittature, pronte a ogni accordo pur di salvare il proprio potere. Così, a Damasco il regime si è in realtà alleato proprio con il fondamentalismo islamico per rafforzare questa componente nella società a discapito delle forze democratiche e progressiste dell’opposizione.
Recentemente anche un’altra scrittrice di origine siriana, ma che vive a Parigi da tempo, Salwa Al Neimi ha affrontato con "La prova del miele" il tema dei corpi e della sessualità: la rivoluzione sessuale del mondo arabo passa per i romanzi?
Non sono convinta che tra il mio libro e La prova del miele di Salwa Al Neimi ci siano poi molti punti in comune e nemmeno che sia in atto una sorta di rivoluzione sessuale attraverso la comunicazione. Quello di Al Neimi è un romanzo centrato sull’erotismo, il mio molto meno. Inoltre credo sia difficile paragonare la condizione di un’intellettuale araba, certo coraggiosa e determinata, che ha però scelto di vivere
all’estero come ha fatto lei, con quella di chi partecipa ogni giorno nel proprio paese alla vera e propria battaglia condotta dagli scrittori per la libertà e la democrazia. In realtà, ciò che sta avvenendo sia nei paesi arabi che tra gli arabi che vivono in Occidente, è caratterizzato dall’emergere di una nuova scrittura che non teme più di affrontare i tabù, siano di natura politica o intima, sesso compreso.
Cosa si può fare in Europa per sostenere la vostra battaglia di libertà?
Soprattutto evitare gli stereotipi. Gli scrittori democratici non rappresentano "la cultura araba" ufficiale, anche nei nostri paesi ci conquistiamo ogni giorno gli spazi di agibilità necessari. Succede a me come a tante e tanti altri. Poi, però, qundo vengo in Europa a volte mi sento solo come una sorta di fenomeno da baraccone: eccola qui, andiamo a vedere questa strana scrittrice "venuta dall’Oriente". Tutto questo non aiuta: è dei temi che affrontiamo che si deve parlare se vogliamo, tutti, che le
cose migliorino. Guido Caldiron