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Amore e avventura nella giungla amazzonica |
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Fin dove può spingersi l’amore per la ricerca scientifica? In Brasile l’intrepida Annick Swenson sta conducendo uno studio sulle donne Lakashi in grado di riprodursi, masticando la corteccia di un albero della foresta amazzonica, anche in età avanzata. Non più giovanissima, la Swenson decide di condurre l’esperimento su se stessa, coadiuvata dall’ex-allieva Marina Singh, inviata sul posto dall’amministratore dell’azienda farmaceutica Vogel per monitorare, in seguito alla scomparsa del dottor Anders Eckman, gli sviluppi del progetto da lui finanziato e ormai in fase di stallo. Abile mix di avventura e sentimento, “Stupori” (Ponte alle Grazie, pp.390, €18,60) ha il suo punto di forza nelle figure femminili sapientemente tratteggiate: dall’energica Annick Swenson alla scrittrice e viaggiatrice Barbara Bovender fino a Karen Eckman, restia ad accettare la morte del marito che le verrà comunicata in una delle scene più strazianti, seppur narrata con sobrietà, del libro. Su tutte si staglia il personaggio di Marina, emblema della donna moderna, divorziata, romantica, tormentata da un passato che, al suo arrivo a Manaus, sembra piombarle addosso: riemerge il ricordo dell’infanzia attraverso gli incubi causati dal Lariam, il medicinale antimalarico che prendeva già da piccola quando doveva recarsi col padre in India. Nella splendida scena ambientata al teatro dell’Opera – omaggio al “Fitzcarraldo” di Herzog, ambientato in Amazzonia – Marina si rivede nel personaggio di Orfeo, disceso negli inferi per salvare il collega/Euridice ma finirà per imbattersi, invece, nella dottoressa Swenson e in Easter, il piccolo indio affetto da sordità a cui si affezionerà come a un figlio. Combattuta tra la lealtà verso il suo principale e la solidarietà nei riguardi della dottoressa, Marina salverà la vita ad Easter, assalito da un anaconda, riscattandosi dopo l’increscioso episodio in cui aveva involontariamente sfregiato, durante uno sfortunato parto cesareo, un bambino causandone la cecità. Come in “Cuore di tenebra” la vicenda è un pretesto per mettere in scena l’eterno scontro fra culture, sottolineato, più che risolto, dall’insolito scambio di doni collegato alla misteriosa scomparsa di Anders. E nell’interrogativo più difficile – se sia davvero la natura insidiosa il peggior nemico dell’uomo – risiede la scelta di Marina che, sopravvissuta alle punture di insetti e alla febbre curata con l’intruglio di uno sciamano, scoprirà di aver trovato se stessa solo allontanandosi dalle certezze della civiltà.Monica Florio
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