Kairòs ripunta al rialzo la sua scommessa sulla cultura a Napoli.
Lo fa con la verve creativa che contraddistingue le menti che si alimentano con la luce del sole e della luna di questa indecifrabile città. Napoli, città solare, oscura, dalle antiche credenze che fondono la fugace vita con l’inesorabile morte. Nella ritualità napoletana la morte non è memoria da allontanare o negare, ma realtà da ricordare e smitizzare. Essere scrittore a Napoli vuol dire, anche, tener presente questa peculiare caratteristica, che rende unica, nel mondo questa metropoli.
Napoli possiede un volto “noir” che si completa, non si nega con il sorriso solare delle sue indimenticabili cartoline.
Con abile mossa editoriale, Kairòs materializza, in “San Gennoir” (Kairòs Edizioni, pp. 232, 12.00 euro), tutte queste caratteristiche. Autori napoletani raccontano, in brevi episodi, le assurdità dell’essere umano. Ogni racconto, come tassello, contribuisce a ricostruire la psicologia della città nel suo insieme. Ogni racconto, ogni scrittore non nega l’altro, ma lo completa e lo coadiuva, rendendo i racconti un unico racconto.
Prendo ad esempio “L’uomo della folla” di Monica Florio.
Parole concrete, reali costruiscono lo srotolarsi di un racconto che non si perde in contorsioni psicologiche. L’autrice percorre le pagine puntando diritto allo scopo, come si confà ad ogni spietato killer. Monica Florio non indugia, non ha incertezze, costruisce le scene ed i personaggi in un crescendo spasmodico e glaciale al contempo. Il lettore non ha tempo di domandarsi i perché, non ha tempo di cercare la risposta, gli avvenimenti accadono al di sopra della volontà di chi legge, ma sembra anche di chi ha scritto la storia.
“San Gennoir” è un volume gradevole e curato nella veste grafica, una pagina di Napoli da leggere e conservare con cura.