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Caponapoli,la città in giallo |
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Secondo una conclamata abitudine critica, la letteratura romanzesca viene suddivisa ed analizzata per generi:una consuetudine che col tempo ha dato vita ad una classificazione coloristica: esiste cioè il romanzo giallo, quello rosa o nero, e così via. Questo ha comportato anche una selezione di qualità per cui la letteratura di genere sarebbe un “prodotto” subalterno, di corso inferiore, da dispensare a lettori meno esigenti. E quando non si può fare a meno di diversificare, si è soliti distinguere la produzione di un autore in letteratura di genere e letteratura “tout court” (Il Simenon di “Maigret” e quello dei romanzi “seri”, il Vazquez Montalban di “Pepe Carvalho” e quello dei racconti o delle poesie,ecc.) Questa teoria fortunatamente si va decantando poiché, ad una analisi più attenta, si evince che grandi romanzi di tutti i tempi possono essere classificati di genere. Tanto per fare un esempio e restare nell’ambito specifico, un classico come il “Pasticciaccio” di Gadda è certamente un romanzo giallo così come è possibile ascrivere allo stesso filone diverse opere di Leonardo Sciascia e volendo non si può escludere che anche uno dei massimi scrittori del Novecento come Franz Kafka ci ha lasciato un esempio che potremmo definire di scuola come “Il Processo”. Vero è che negli ultimi tempi i romanzieri sembrano preferire la “detective story” forse anche perché più vicina alla realtà di tutti i giorni, visto che la cronaca fornisce a getto continuo spunti assai accattivanti per uno scrittore. Ed un’opera del genere ce la fornisce ora Massimo Siviero col suo “Caponapoli” (sottotitolo “intrighi e delitti sotto il Vesuvio”). Siviero è un veterano del settore, nel senso che nell’arco di due decenni ha già scritto cinque libri di tipo poliziesco ed è anche l’autore di un manuale su come si “confeziona” un romanzo giallo. E’ per il lettore pertanto un marchio di qualità collaudato. E certamente Siviero non delude i suoi affezionati interlocutori nemmeno questa volta offrendo loro un testo ricco di suspense e colpi di scena come vuole del resto il copione. In questo lo scrittore si dimostra anzi assai efficace nel proporre una trama per così dire all’americana, stringata ed essenziale e soprattutto assistita da uno stile rapido e conciso, verrebbe da dire d’impianto minimalistico , da “new journalism”, per rifarsi ancora alla tradizione yankee che del resto Siviero dichiara di apprezzare incondizionatamente. Il protagonista stesso, che si chiama Joe Pazienza, potrebbe esssere accomunato ad un investigatore della tradizione statunitense (per l’atmosfera di solitudine fa pensare ad esempio a Phil Marlowe). Ma c’è nel romanzo di Siviero un qualcosa di più o che almeno mi sembra ancora più interessante notare. Vale a dire lo scenario, l’ambiente cioè della città di Napoli che potrebbe fare ora da vestibolo ad un discorso più ampio.Il romanzo “indaga” su malasanità, connivenze malavitose, lavoro nero,ecc. Ce n’è quanto basta insomma per cogliere l’occasione per un discorso ovvero un esame della città, così come essa può essere rappresentata e descitta, in funzione soprattutto di quelle che possono essere le sue potenzialità umane e civili. Sono cinquant’anni che malgrado interventi, libri, convegni,ecc., la letteratura su Napoli risulta disordinata. Dai “figli del sole”, ovvero la grande stagione degli anni sessanta e settanta, la città ha vissuto uno sfaldamento narrativo, ha scontato un’assenza di unità, come se ciascuno se ne fosse andato per conto suo o si fosse messo in proprio, senza legami di sorta, il che ha nuociuto non poco alla costruzione di un assetto unitario e ad una visione comunitaria. Se la città “ti ferisce a morte o t’addormenta” secondo l’efficace e famosa definizione di Raffaele La Capria, viene da chiedersi quale possa essere nel prossimo futuro se non oggi il ruolo stesso di Partenope e se non si debba registrare che non è più soltanto il personaggio-uomo a perire ma è l’intera città destinata a soccombere.In questa analisi di consapevolezza e verità il ruolo della letteratura può (e deve) essere decisivo.E in questo quadro un’opera come “Caponapoli” può costituire un tassello sicuramente propulsivo. Antonio Filippetti
Massimo Siviero:Caponapoli, intrighi e delitti sotto il Vesuvio Giallo Mondadori,pp.172, euro 4,90 |
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