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E’ tempo di “democrazia diretta” |
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Una riflessione su come in Italia si sia ricorsi aad una “strategia del Terrore” per tenere in vita un esperimento fallimentare di democrazia rappresentativa. Alla fine della seconda guerra mondiale vi fu la frenesia di uscire fisicamente e psicologicamente dalla forma di governo allora dominante di tipo nazionalistico-populista: il fascismo. Così con il referendum del 1946 l’Italia sceglie la repubblica al posto della monarchia (scelta vinta per pochi voti, forse scelta boicottata). Dalla bandiera se ne va lo stemma sabaudo. Fino a quel momento, cioè da quando l’Italia era unita, il popolo italiano era stato sempre governato da una sola persona. Prima il Re, poi il Duce. Ecco che con le elezioni del 1948 il cittadino italiano si trova sotto la bandiera della Repubblica Italiana. Su tutti i libri di storia, il nostro paese diventa, dopo le elezioni politiche del 1948, una repubblica parlamentare di tipo costituzionale. La nostra Carta è la Costituzione. Però al popolo italiano non venne chiesto se preferisse una Democrazia Diretta o una Democrazia Rappresentativa. La preoccupazione, soprattutto degli italiani amici degli americani, era quella di non trovarsi coinvolti nel blocco orientale dell’Europa e di non diventare una Repubblica Socialista. Si doveva stare col blocco occidentale della Nato e degli U.S.A. , si doveva stare col Capitalismo. Osservando la storia italiana ci si rende conto di come la Democrazia si sia trasformata, nel tempo, in una oclocrazia, con il popolo che delega le sue decisioni a rappresentanti che acquisiscono il consenso attraverso comportamenti demagogici creatori di tensione e paura tra il popolo stesso. Quattro i periodi storici nel corso dei quali questo appare sia avvenuto. Primo decennio (1950-1960): la Democrazia Cristiana supportata dalla Chiesa Cattolica raggiunge il Potere, facendo leva sull’analfabetismo della gran parte degli italiani, impaurendola con la storia della “Caccia alla streghe” nei confronti dei comunisti. Secondo decennio (1960-1970): la Democrazia Cristiana con i suoi affiliati mantiene il Potere preparando quello che sarà il decennio successivo, poi denominato il periodo della strategia della tensione. Basta pensare al tentativo del governo Tambroni nel 1960, di far sostenere il suo governo democristiano dalla destra, dall’Msi, il Movimento Sociale Italiano. Terzo decennio (1970-1980). Strategia della Tensione: la Democrazia Cristiana consolida il suo Potere sfoderando le teorie degli opposti estremismi. Nelle piazze è violenza fisica, il 12 dicembre del 1969 (Piazza Fontana ), inizia la vera e propria strategia della tensione: è la tragica anteprima di quello che sarebbe seguito. Poi c’è il periodo degli anni 80-90 dove vi è una leggera de-compressione del Potere democristiano. Si fa credere al popolo italiano che esiste il benessere, che c’è libertà, che c’è lavoro. Con lo sciopero del sindacato dei colletti bianchi alla Fiat del 1980, vi è la fine del sindacalismo italiano. Vi è la rottura fra i tre principali sindacati confederati. E’ in questo decennio che il “famoso” debito pubblico comincia a salire. Nascono i governi del Psi (Partito Socialista Italiano ), con la Democrazia Cristiana che manovra i fili. Quarto decennio (1990-2000): il Potere non si rappresenta più attraverso la religione, la democrazia liberale e l’etica ma inizia ad avere il volto dell’economia finanziaria e dei media, della comunicazione attraverso la televisione. Questo decennio prepara il periodo 2000-2010, caratterizzato dalla paura delle crisi economiche, una era già avvenuta fra il 1992 e il 1993. Il periodo 92-95 è un periodo strano caratterizzato da Tangentopoli e stragi di mafia; viene scoperchiato il potere della Democrazia Cristiana e ciò segna la fine della Prima Repubblica. L’oligarchia del pentapartito, la finta democrazia italiana sta per essere sostituita da un’oligarchia di tipo europeista bancaria che ha valore globale, transnazionale. In questo modo, il nuovo Potere consolida la sua rappresentatività facendo leva sulla paura del terrorismo internazionale e di crisi economiche globali. In Italia non c’è mai stata una vera politica o se c’è stata è stata vissuta sulla paura e sulla falsa speranza della gente; ora se si parla di politica e paura, si parla di tesi e antitesi di un sistema democratico. Inizio e fine di una democrazia rappresentativa. "Politica" significa amministrazione della "polis" per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano. Un topos dove i cittadini possano partecipare attivamente alla vita politica, la quale diventa così dialogo e conflitto costruttivo, crescita e condivisione, per il bene comune dei cittadini. La politica come confronto è così verità. Il Potere teme la verità, perché si ritrova a non poter più dominare la realtà così come è, a suo piacimento e per i suoi scopi. Soprattutto non può sottomettere chi permette a se stesso di continuare ad esistere come tale. L’unico modo che un Potere ha per sopravvivere, in qualsiasi forma si mostri (democrazia in-diretta, religione, economia finanziaria, cultura, sub-cultura, media/network ) è attraverso la Paura. Come si è visto dalla tratteggiata descrizione storica, il Potere in Italia ha utilizzato la paura per decenni in varie forme e attraverso diversi capri espiatori. Il Potere usa la propaganda per impaurire e creare tensione, instabilità, diffidenza fra il popolo che vota lo stesso Potere perché lo rappresenti. La propaganda è violenza psichica e morale, e può diventare fisica quando il Potere compie soprusi trasformando la paura in terrore, quando lo fa, la finta Democrazia si svela per quello che è, cioè una dittatura. Il Potere, con la paura, può far credere al popolo che può essere pericoloso un vuoto di Potere. E quindi il popolo senza punti di riferimento politici, economici e sociali ri-vota lo stesso Potere, lo ri-delega e si fa ri-rappresentare. Questa forma di politica depaupera il popolo di quasi tutti i fondamenti democratici, compresa la stessa Memoria storica. Le persone con la Democrazia Diretta potrebbero guidarsi da sole ma non ne hanno più la forza. Il Potere come paura è delinquenziale, insanguinato, usurpatore, corrotto, corruttore, analfabetizzante e sub-culturale; insomma nemico della gente e come tale si trasforma in dittatura liberale perché si copre col mantello della Democrazia Rappresentativa. Inoltre il Potere con la paura crea l’ordine, facendo passare il controllo delle libertà individuali come sicurezza per il popolo, e utilizzando i pregiudizi dello stesso come fonte di ispirazione a capri espiatori che lo portano a destabilizzarsi ulteriormente. In questo modo si tengono i cittadini nella morsa del ricatto morale, civile e lavorativo. Invece il Potere come politica, come dialogo, e confronto fa diventare la forma di Stato della democrazia, una “democrazia diretta” e non più “rappresentativa”. La “democrazia diretta” è la forma di democrazia nella quale i cittadini possono, se vogliono, riconoscersi totalmente, senza demandare o delegare ad altri la cosa pubblica. Sono popolo sovrano, diventano legislatori ed amministratori del bene pubblico. E non si limitano così solo a fare gli elettori che delegano il proprio potere politico ai rappresentanti del governo. Leonardo Stevanin |
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