“Il grande imbroglio – Cronaca di un anno difficile 2011/2012”
 











Le ultime esternazioni di Silvio Berlusconi hanno riportato al centro del dibattito politico i temi legati alla politica economica. L’ex presidente del Consiglio ha attaccato duramente i provvedimenti adottati in sede comunitaria e l’atteggiamento di Francia e Germania. L’attuale scenario finanziario finisce infatti per favorire Parigi e Berlino a scapito delle legittime aspettative degli altri venticinque Paesi membri.
La fine dell’esecutivo guidato dal leader del Pdl è indubbiamente legata all’acutizzarsi di una crisi economica causata dal crollo del mercato immobiliare statunitense. Una congiuntura diffusasi su scala planetaria nel giro di un paio d’anni. Le risposte a questa situazione sono state confuse e contraddittorie. I piani di contenimento del deficit o la riduzione della spesa pubblica hanno dimostrato – numeri alla mano – tutta la loro inadeguatezza. Evidenze già note nella prima metà del novecento ma deliberatamente ignorate dagli
economista liberisti con il piglio del monetarismo.
Anche gli ultimi mesi del governo di Silvio Berlusconi furono caratterizzati da due diversi approcci al contesto economico continentale. Da una parte Giulio Tremonti, titolare dell’Economia e Finanze, dall’altra Renato Brunetta, numero uno del dipartimento per la Funzione pubblica. I due politici sarebbero voluti intervenire sullo scenario con progetti diversi. Berlusconi e le persone a lui vicine spingevano per un piano “sviluppista”, Tremonti si fece contagiare da un mero rigorismo declinato con l’applicazione indiscriminata dei tristemente famosi tagli lineari. Una differenza di vedute forse fatale per le sorti di uno dei governi più lunghi della storia repubblicana. Renato Brunetta, già ordinario di Economia del lavoro, ha dato alle stampe un libro per spiegare cosa è accaduto durante l’ultimo anno. “Il grande imbroglio – Cronaca di un anno difficile 2011/2012” (Marsilio editori, pagg. 253, euro 17) affronta i principali temi
dell’agenda politica.
Dagli ultimi convulsi istanti della sua esperienza di governo al mandato conferito ai Tecnici di Mario Monti. L’ex militante socialista non risparmia critiche alla Germania di Angela Merkel. Uno Stato pienamente responsabile della crisi europea e, nonostante questo, incaponito su una linea politica miope in grado di porre una seria ipoteca sul futuro del suo tessuto produttivo. Brunetta evidenzia l’incredibile arricchimento della Repubblica federale a cui si è contrapposta l’impennata degli spread ed una dinamica speculativa sul mercato dei titoli del debito sovrano. Il deputato del Pdl rifiuta la tesi con cui si propaganda la figura di una Germania pronta a sacrificarsi per il bene della Ue. La verità è radicalmente diversa. “Smettiamola una volta per tutte di dire che la Germania paga per tutti – scrive Brunetta – Occorre correggere gli errori già noti ai tempi di Maastricht. Servono dei meccanismi redistributivi non considerati.
Prima regola: nessuno può
guadagnare troppo, così come nessuno può pagare troppo per le tensioni conseguenti alla moneta unica. Seconda regola: solidarietà per gli Stati che vengono attaccati dalla speculazione. Terza regola: basta con le cicale irresponsabili, ma basta anche con le insopportabili moraliste formiche. D’altra parte, le regole di Maastricht non erano sufficienti, ma non lo sono neanche quelle del recente Fiscal Compact, pur volute dall’occhiuta Germania (a suo uso e consumo egoistico)”.
Nel suo volume Brunetta evidenzia poi la necessità di una maggiore unione e coesione tra i vari Paesi dell’Unione. Un procedimento che, a nostro parere, può però essere pericoloso per quanto concerne la tutela e la salvaguardia della sovranità nazionale. Sono invece da accogliere le esortazioni sulla modifica della Banca centrale europea. Un cammino molto difficile, osteggiato dalla cancellerie pronte a tutto pur di difendere lo status quo. Atteggiamento odioso al pari di quello mantenuto dai fondi speculativi.
Entità che ancora oggi scommettono sulla crisi e sul default di tantissimi Paesi europei, Francia inclusa. Le ultime manovre di politica economica sono state costellate di errori. I suggerimenti di Brunetta – con adeguati correttivi – possono essere utili a invertire una rotta suicida.Matteo Mascia