Le vere proposte shock? Quelle ‘scomode’
 











La recente proposta shock di Berlusconi, per la restituzione dell’Imu pagata sulla prima casa, ha prodotto una ridda di polemiche e di valutazioni in tutta Italia. I sostenitori del Cavaliere sono rimasti galvanizzati e hanno amplificato l’iniziativa, sicuri di rimontare nel consenso popolare. In effetti, i sondaggisti hanno attribuito un 3% di voti circa, di recupero, dovuto soltanto a quella promessa. Una dichiarazione pre-elettorale che ha scatenato, soprattutto nel web, un’enorme campagna di dileggio su Berlusconi, accompagnata alla restituzione ora di quello ora dell’altro bene, servizio o tassa.
Gli avversari, Monti, Bersani e Vendola in testa, hanno sorriso a denti stretti sulla “promessa da marinaio”, paragonata, dal premier uscente, a un chiaro invito al voto di scambio.
L’impressione è che gli avversari siano rimasti comunque spiazzati dall’idea berlusconiana, banale ma funzionale, quasi a rammaricarsi di non averla avuta loro.
Bersani non ha potuto fare a meno di pronunciare una rivoluzionaria promessa di aumento di Imu per i più abbienti e di forte riduzione per i ceti sociali in difficoltà. Ha detto che non vuol fare il Robespierre ma l’avvocato di Arras aveva perseguito tale progressività d’imposta già due secoli or sono. Prima di sproloquiare su Robespierre, forse l’aspirante premier da Bettola dovrebbe leggere i discorsi dell’Incorruttibile: quelli sì, di sinistra.
Proposte shock, dunque, a cui la collettività è abituata da decenni ed è talmente memore dell’impossibilità di raggiungerle o, nel migliore dei casi, quando mantenute, di avere effetti risibili perché prodotte in un “deserto” o sostituite da altre misure negative meno visibili.
Il popolo aspetta altre proposte shock, o meglio, delle dichiarazioni d’intenti e degli obiettivi importanti, innovativi e diversi dalle solite promesse. Attende delle affermazioni coraggiose e vergate su sacra pergamena che costringa i partiti a non
disattenderli.
Una di queste potrebbe essere la restituzione, alla banca nazionale, della facoltà di emettere moneta con la conseguente fine del signoraggio. Questa sarebbe una proposta shock! Sarebbe così roboante perché andrebbe davvero a scuotere le ipocrisie dei partiti tradizionali e le vestali più istituzionali. Roba da far perdere i sensi ai depositari della verità nazionale. Se alla proposta suddetta si aggiungesse che la moneta battuta dalla banca nazionale fosse la Lira e non l’Euro, potrebbero saltare le coronarie di molti “manovratori” italiani e stranieri. Potrebbero sembrare ipotesi sensazionali (quasi inattuabili) pure ai cittadini mai informati del signoraggio e di ciò che ne deriva, ma sarebbe un passo importante per la salvezza del Paese.
Nazionalizzare le imprese strategiche italiane, dei settori più importanti (energia, carburanti, telefonia, trasporti, ecc.), sarebbe un altro punto programmatico da “bucare” il video e tutti i media. Se queste dichiarazioni
“bomba” le facesse un leader di un grande partito, in una seguitissima trasmissione del settore o in una conferenza stampa, avrebbero un peso notevolissimo. Se le stesse proposte le lanciasse un partito di quelli giudicati alle urne con numeri da prefisso telefonico, in spazi ristretti concessi generosamente nelle tribune politiche poco ascoltate, rimarrebbero, purtroppo, dichiarazioni da fantapolitica.
Un altro principio è il ritirare tutte le truppe italiane nei teatri di guerra dove sono dislocate, poiché di tenerle non c’è motivo, se non quello di sperperare denaro pubblico. Un partito di massa, di quelli destinati, purtroppo, a rivincere nel teatrino italiano, mai farà la suddetta affermazione né proverà a perseguirla, ci ruoterà intorno solo verbalmente.
Ridurre le spese militari, garantire l’accesso universitario a tutti senza numero chiuso con costi ridotti rispetto agli attuali, assicurare il monitoraggio vero del territorio, promuovere gli investimenti sul lavoro,
sostenere una capillare lotta all’evasione, garantire la tenuta delle pensioni, realizzare una rete di trasporti efficiente ed economica, nel pieno rispetto dell’ambiente circostante, impegnarsi a non tagliare sulla sanità, sui posti letto e sulle indennità ai disabili, sono misure già affrontate e sbandierate da anni, con i risultati ben visibili. Sono proclami meno sensazionali ma sempreverdi: non fanno avanzare di punti percentuali ma permettono di rintuzzare le panzane (identiche) degli avversari, in un sostanziale e scialbo pareggio.
In tutta questa serie interminabile di parole al vento e di proposte varie, ne manca una non da poco: la questione della sicurezza. Il tema è delicato: nella precedente vittoria elettorale di Berlusconi è stata la chiave per vincere, stando almeno alle dichiarazioni dei perdenti. In ogni caso è stato un tema molto dibattuto, soprattutto dal centrodestra (la Lega in primis) ma non disdegnato dal centrosinistra, vista la situazione al limite nel
nostro Paese a livello di micro e grande criminalità. Sulla questione, Maroni ha rivendicato il lavoro effettuato durante il suo incarico di ministro dell’Interno, ma la microcriminalità sembra ancora dilagante, secondo quanto informano le notizie di cronaca nera.
Forse la questione sorgerà a breve, negli ultimi giorni di contesa elettorale, quando si dovrà strappare l’ultimo voto per spuntarla definitivamente. Il richiamo del consolato statunitense sulla pericolosità di Milano, ha posto il problema in maniera marginale e non ha fornito, per ora, lo spunto alle formazioni politiche di fare proprio questo “cavallo di battaglia”.
Forse i partiti sono in attesa di cavalcare la tematica e di salire in cattedra non appena si verifichi un fatto truculento e particolarmente efferato che accenda le morbosità della gente, più di quanto avvenga con le decine di crimini quotidiani a cui ormai c’è abitudine, compreso il cosiddetto femminicidio.
L’elettorato è davvero deluso dalla mancanza
delle “vere” proposte shock, quelle capaci di cambiare sul serio le sorti del Paese dopo decenni di degrado; tanto più necessarie quanto più l’antipolitica e l’antipartitismo hanno raggiunto, ora, livelli temibili per i “dinosauri” politici nostrani che non nascondono l’imbarazzo.
Al momento, di “bomba” resta solo quella di Berlusconi: se sarà realizzata, da lui o da altri, rappresenterà un parziale toccasana per il popolo ma non sarà quella misura di base, strutturale, di impalcatura per tenere su il palazzo che vacilla.
Parlare alla “pancia” della collettività serve a ottenere consenso e forse a vincere le elezioni, ma lo stomaco presto si svuota e va riempito: per questo potrebbe non bastare più la coda alle mense dei poveri o al mercato in orario di chiusura.
La sorpresa davvero scioccante sarebbe quella dell’altra parte della barricata: quella dell’elettore che lasci sorpresi tutti e che sconvolga i sondaggi dei giorni scorsi, ribaltandoli e punendo chi ha trascinato
l’Italia in queste condizioni. Il tutto con numeri davvero bassi alle urne, tali da far “scavare” percentuali su un numero di votanti inferiore alla metà degli aventi diritto.Marco Managò