Diritti tv, chiesti 4 anni per Berlusconi
 











Silvio Berlusconi, in tribunale a Milano per rendere dichiarazioni spontanee nel processo d’appello sul caso Mediaset,  si difende dalle accuse ("Io sono totalmente estraneo alla situazione che  mi viene contestata") e lancia una manifestazione in piazza, a Roma, sulla giustizia: c’è "una parte della magistratura che utilizza la giustizia per combattere ed eliminare gli avversari politici che non si riescono a eliminare con il sistema democratico delle elezioni". E il sostituto procuratore generale Laura Bertolè Viale ha chiesto per Berlusconi, al termine della requisitoria, la conferma della sentenza di condanna a quattro anni di carcere per frode fiscale e a cinque anni di interdizione dai pubblici. Chiesta anche la condanna del presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, a tre anni e quattro mesi per frode fiscale: in primo grado era stato assolto.
"Silvio Berlusconi era stato all’apice della catena di comando dei diritti
televisivi, ma la sua era l’ultima parola sull’argomento anche dopo che era entrato in politica", è il passaggio cruciale della requisitoria. La rappresentante dell’accusa ha spiegato di condividere la sentenza di primo grado in relazione alle condanne per Berlusconi, Frank Agrama, Daniele Lorenzano e Gabriella Galetto. Il pg ha ricostruito la storia dei prezzi dei film gonfiati attraverso società estere che appartenevano comunque, secondo l’accusa, a Fininvest e Mediaset.
"Nel periodo 2002-2003 ero presidente del consiglio e non mi sono mai occupato di diritti televisivi", aveva detto Berlusconi davanti ai giudici. L’ex premier ha spiegato di essere "trasecolato" dopo la condanna a quattro anni in primo grado: "Credo che quella sentenza sia stata una grande cantonata". Poi, fuori dall’aula, l’annuncio: "Queste accuse ci porteranno in piazza il 23 marzo". L’ex premier non ha detto dove, ma la sede potrebbe essere piazza San Giovanni a Roma. Ancora una volta Berlusconi si scaglia
contro "parte della magistratura che è una patologia del nostro sistema, un cancro della nostra democrazia".
Quanto alla vicenda dei 3 milioni che avrebbe pagato all’ex senatore idv Sergio De Gregorio per far cadere il governo di Romano Prodi - vicenda per la quale Berlusconi è indagato a Napoli - è vero che Forza Italia pagò il senatore con un milione di euro, ma lo ha fatto "alla luce del sole" e attraverso "un contratto depositato alla Camera", si è giustificato l’ex premier. "De Gregorio è stato costretto a mentire dai pm, che gli hanno detto: o ci dici qualcosa su Berlusconi o ti mettiamo in galera". E ancora: "Con il senatore De Gregorio - ha detto - Forza Italia aveva fatto un accordo in modo da destinare al suo partito degli italiani all’estero 1 milione di euro". Risorse finalizzate soprattutto "alla politica del centrodestra nei confronti dei suoi elettori all’estero".
In particolare, ha sostenuto ancora Berlusconi, De Gregorio in quella occasione è stato incaricato di
utilizzare delle risorse per "aprire sedi e portare avanti attività di rappresentanza all’estero". Berlusconi ha infine negato che sia stato il passaggio di De Gregorio nelle file del centrodestra a determinare la caduta del governo Prodi: "Prodi non è caduto perchè De Gregorio è passato nel centrodestra: è caduto perché Clemente Mastella si è dimesso. Non cambiamo la realtà storica".
Parlando poi del processo con al centro l’intercettazione Fassino-Consorte sulla vicenda Unipol, Barlusconi ha detto che è "un’altra invenzione della Procura di Milano". L’ex premier, annunciando che sarà in aula il 6 marzo, ha sostenuto che "è paradossale che io sia l’unico italiano sotto processo per aver contribuito a pubblicare una notizia coperta da segreto istruttorio", quando vengono pubblicate quotidianamente dagli organi di stampa. Berlusconi ha parlato in aula prima che la Procura generale chiedesse la conferma della condanna di primo grado, arrivata il 26 ottobre 2012. "Per i sei miliardi di
tasse che il mio gruppo ha pagato dal 1994 merito una medaglia d’oro da mettere sul petto, per questo considero la condanna nei miei confronti in primo grado una grande cantonata giudiziaria", ha spiegato l’ex premier.