Ospedale San Filippo:metodologie eversive a danno dei lavoratori
"Intervenga la Magistratura"
 











Ha fatto installare telecamere e grate alle finestre a «protezione della propria incolumità fisica», ha spostato parte della vigilanza sempre per lo stesso motivo, poi ha iniziato a prendere visione dei numerosi traffici che si svolgevano con tranquillità nell’ospedale da parte dei medici, della dirigenza aziendale e dei vari sindacati. A tutt’oggi dalla direzione generale, tenuta saldamente in mano dal dottor Domenico Alessio, grande amico dell’onorevole Lorenzo Cesa, già condannato nell’ambito dei processi di tangentopoli, non sono partite denunce, ma il clima al San Filippo è decisamente cambiato. Lui intanto ha rivisto quasi tutti gli appalti, dalla mensa al riadattamento di tutto il centro stampa e quant’altro. Contemporaneamente ha iniziato uno spietato attacco alle condizioni di lavoro dei lavoratori dell’ospedale, con il pretesto di importare in questo nosocomio la famosa produttività e meritocrazia. Di meritocrazia e legalità a tutt’ogginon si è visto nulla, ma si vive una costante privazione dei diritti e delle regole contrattuali.
E’ partito un attacco all’orario di lavoro per coloro che effettuano il turno h 24 togliendo la "mezz’ora tecnica", poi si è passato al personale gravemente malato ricalcolando tutti i periodi di malattia e, dove è stato possibile, decurtando soldi in busta paga o mandandoli in pensione. C’è da dire che in precedenza le patologie gravi non venivano conteggiate nel novero delle malattie ordinarie e lo stipendio rimaneva invariato anche dopo aver superato i 270 giorni del contratto.
Non si è più autorizzata nessuna flessibilità oraria, neanche con l’autorizzazione dei dirigenti del servizio e si sta cercando di eliminare anche quelle precedentemente accordate come è accaduto ultimamente proprio ad una iscritta ai Cobas che è dovuta ricorrere alla Direzione provinciale del lavoro, ma neanche tale autorizzazione è sufficiente per questa azienda.
A dicembre si è firmato un accordo perun passaggio orizzontale di categoria (fascia stipendiale) che ha penalizzato, sempre in nome della produttività e della meritocrazia, tutti quei lavoratori, ma soprattutto quelle lavoratrici, che negli anni 2008/09 si erano assentati "troppo" per malattia grave, parto, assistenza ai propri figli, assistenza a parenti malati (legge 104), infortunio sul lavoro, ed anche per motivi di studio.
L’Sppr (servizio di prevenzione e rischi dell’ospedale) è stato affidato ad un medico precario, quindi in mano alla direzione per quanto riguarda l’eventuale rinnovo del suo mandato, che sta rivedendo in forma estremamente restrittiva tutte le precedenti prescrizioni del personale e di coloro che in questo periodo ne fanno richiesta.
Ovviamente si sono intensificate tutte le più svariate modalità di attacco e di repressione contro i pochi che si oppongono a questa dirigenza, dai provvedimenti disciplinari su motivazioni molto discutibili al costante divieto delle assemblee dei lavoratoririchieste, alla costante presenza delle "forze dell’ordine" ogni qualvolta si è tentato di opporci a tale strategia aziendale.
Per ultimo, ma non per importanza, il licenziamento di una infermiera professionale regolarmente assunta con contratto a tempo indeterminato in questo complesso ospedaliero che per non aver portato nei primi 3 giorni di malattia il certificato medico nel 2010 si è vista protagonista di un provvedimento disciplinare con esito finale il licenziamento deliberato con termine perentorio del 15 giugno 2010. La dipendente è una donna gravemente malata con problemi psichiatrici, riconosciuti anche dalla dirigenza infermieristica che a suo favore ha inviato all’Ufficio provvedimenti disciplinari una relazione dove si evince che il ritardo non ha creato problemi al servizio e che quando la dipendente lavora ha sempre svolto con diligenza e professionalità le sue mansioni, ma evidentemente questa dirigenza vuole tagliar fuori tutti quei soggetti "troppo spessoassenti". Si vocifera che ci siano altri casi in discussione per un eventuale licenziamento, tutti soggetti deboli e gravemente malati. Tutto nel più totale silenzio sindacale.
Angelo Di Giovanni-ex Rsu Cobas

 









   
 



 
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