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Un libro di cui si parlava, si vociferava, su cui contenuti e forma si facevano le più strane e audaci ipotesi, e che fan e lettori (milioni in tutto il mondo) di Roberto Saviano attendevano da anni. Eccolo a voi, quindi "Zero Zero Zero", in uscita il 5 aprile con Feltrinelli: ne anticipiamo un capitolo, intitolato "Big Bang", dove lo scrittore racconta la genesi della nascita - tra guerra, business, ferocia - di quel "narcocapitalismo", imperniato sul traffico della cocaina, che muove masse difficilmente immaginabili di denaro e che domina, questa è la tesi di Saviano, gran parte dell’economia del globo terrestre. "Zero Zero Zero" non delude il lettore. La prosa di Saviano è trascinante, le parole forti ed evocative, le storie (il testo è fatto da una serie di storie e considerazioni, tra Messico, le Americhe, la Russia e il nostro Paese) esemplari nel tentativo di dare un senso a una narrazione che ambisce a raccontare, attraverso l’indagine suquello che si muove intorno al business della cocaina, i sentimenti dell’umanità intera: dall’amore all’odio senza confini; dalla lealtà e onestà al tradimento e alla ferocia. Saviano confessa di essere rimasto segnato dal lavoro, durato diversi anni, su questo libro. Cita l’Apocalisse di Giovanni: "Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo mangiai: dolce come miele in bocca nelle viscere mi divenne amaro". Ma non demorde e infatti come esergo mette i versi della grande poetessa dissidente bulgara, scomparsa una decina di anni fa, Blaga Dimitrova: "Nessuna paura che mi calpestino. / Calpestata, l’erba diventa un sentiero". Con "Zero Zero Zero" Saviano si conferma un grande scrittore, anche civile. LEGGI QUI IN ANTEPRIMA http://speciali.espresso.repubblica.it/interattivi/saviano/zerozerozerosaviano.html
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