|
Questo celebre romanzo del 1933 non è affatto datato, e ben giustifica gli oltre dieci milioni di copie vendute nel mondo. ErskineCaldwell (1903–1987) americano della Georgia e figlio di un pastore presbiteriano, già con il primo libro “Il bastardo” (1929), sequestrato, incappò nelle reti della censura. Quando uscì l’opera – in originale “God’slittle acre” (Il piccolo campo di Dio), parte della “trilogia del sud” - fu addirittura arrestato. I giudici la trovarono riprovevole per la rappresentazione di bassi istinti umani e scandalosa per le esplicite(?) scene di sesso. L’intervento di alcuni critici letterari riuscì a farlo scagionare nel processo. Visse povero ed ignorato, e solo nei suoi ultimi anni sarà rivalutato ed apprezzato. Esiste una traduzione del libro di Elio Vittorini, pubblicata dalla Bompiani nel 1950, e dal romanzo è stato tratto nel 1958 un film omonimo del regista Anthony Mann, con Robert Ryan (TyTy) e Tina Louise (Griselda). Sirappresenta il sud povero, rurale, sconsolato, razzista, e dal contesto sociale fortemente degradato. In un tale quadro, la mescolanza tra sesso e brutalità si espande come un morbo e non può non diventare esplosiva. Il padre padrone della famiglia Walden - TyTy - devasta il suo campo scavandovi buche alla ricerca dell’oro e destinandone solo una piccola parte alla coltivazione, giusto per la sopravvivenza della famiglia. Quest’onere è affidato al lavoro di due negri, Black Sam e zio Felix, sfruttati e trascurati, che arrivano a mendicare il cibo dallo squilibrato TyTy. Le buche coprono il terreno ed arrivano a minacciare le fondamenta della casa. Un acro è il “campo del Signore”, il ricavato dalla sua coltivazione andrebbe alla Chiesa, è l’unico pezzo di terra che viene risparmiato dalle buche ma è spostato di continuo per procedere ai sondaggi incessanti. “Chissà, magari gli prende la febbre dell’oro e si getta dentro una buca senza uscirne più. Non si può mai dire che cosasuccede se un uomo si becca la febbre; magari una mattina ti svegli e lo trovi già lì che scava come un pazzo. Non ho mai visto un uomo o una donna che non si rimboccassero le maniche quando gli prendeva la febbre dell’oro. Quando ti prende la febbre, pensi solo che potresti tirar fuori un pugno di pepite da un momento all’altro, magari con la prossima palata di terra, ed ecco che scavi senza fermarti un secondo! È per questo che voglio mandare subito a chiamare Rosamond e Will. Ci servirà tutto l’aiuto possibile, figliolo. Il filone si potrebbe trovare dieci metri sottoterra e in una zona dove non abbiamo ancora cercato.”abbiamo ancora L’arrivo di Will e Rosamond varrà poco. Tra i figli e il cognato – solo un mangiafilaccia per loro, con riferimento al lavoro svolto - sarà subito rissa e la venuta di Will accelererà soltanto la caduta. TyTy è vedovo con cinque figli. Due dei tre maschi, Shaw e Buck, coabitano e lo aiutano nello scavo ossessivo di ricerca. Il maggiore,Jim Leslie, abbandonata presto la casa, ha avuto successo economico, vive in città in una bella casa e, dall’alto della sua posizione, rifiuta ogni rapporto con la famiglia. Solo quattro anni dopo la grande crisi del ’29, la vicenda è la testimonianza di un’America senza risorse che si aggrappa al mito della ricchezza trovata per caso. I personaggi sono figure grezze, tagliate con l’accetta a tratti grossolani, e la rudezza di fondo non ammette mezze misure. Sono tutte belle le donne del libro, fin troppo, così le due figlie Darling Jill e Rosamond, bellissima la nuora Griselda, moglie di Buck, di cui il suocero invaghito dice: “è forse la ragazza più carina che abbia mai visto. Non esiste un uomo al mondo che abbia avuto la fortuna di vedere due tette così belle. Dico sul serio! Sono talmente belle che a volte mi verrebbe da mettermi carponi, come i cani da caccia quando fiutano una cagna in calore, e leccare per terra. Giuro che è la pura verità, e se Dio potesseparlare ve lo confermerebbe. (...) Puoi giurarci, che le ho viste! Appena ho un istante libero cerco sempre di sorprenderla mentre si spoglia, per vederle ancora. Sono come uh coniglio con la sua erbetta: non posso farne a meno. Quando le hai viste una volta, non pensi più ad altro. Non puoi startene seduto a ragionare senza che ti vengano in mente. E ogni volta che le vedi, somigli un po’ di più a quel cane di cui parlavo prima. Te ne stai seduto nell’aia, bello tranquillo, e tutto d’un tratto ti viene in mente che vuoi vederle ancora. Rimani seduto, cercando di toglierti quell’idea dalla testa in modo da poter riposare, ma non fa che crescere nel tuo cervello. Cresce dentro di te e si prende tutto lo spazio. E poi ti dice qualcosa. Ci sei già passato, e sai di non poterci fare nulla. Puoi restartene lì seduto finché ti sembra quasi di averla soffocata, ma quell’idea non ti mollerà mai più. Ed ecco che ti ritrovi a fare il gi¬ro della casa in punta di piedi, sperando di poterleve¬dere. È la pura verità!” La bellezza femminile condurrà alla catastrofe. Griselda è l’archetipo della sessualità, nessuno le resiste, gli elogi del suocero la innalzano e deprimono ad un tempo e penetrare la terra per TyTy è divenuto il sostituto maniacale della penetrazione femminile, un vizio irrefrenabile. Le smanie erotiche di Darling Jill e il fascino inarrestabile di Griselda sono limiti estremi, eppure stanno a testimoniare l’evoluzione innegabile del ruolo femminile nella società statunitense di quegli anni. Il sesso non è mai esplicito ma una forte corrente erotica scorre nelle pagine e nei personaggi tutti, caratterizzati da miseria materiale e morale profonda. Insieme con quella dell’oro, sono le due febbri alte che tempestano e travolgono i componenti della famiglia Walden. Grazie a Griselda, TyTy otterrà un prestito dal figlio irraggiungibile, gli scavi abnormi minacciano la sopravvivenza della famiglia. Lei è il punto di massimo potere della famiglia ed anche lamolla principale verso il degrado e la tragedia. Pluto, nome emblematico perché la ricchezza sta appena uscendo dalla profonda crisi recente, rappresenta l’America più normale ma è un inetto. Candidato sceriffo della contea, perde il tempo dietro la ninfomane Darling Jill che vorrebbe sposare, preso in giro da lei, sfruttato dalla famiglia, trascurando i possibili elettori che pure ripete di continuo di voler visitare. L’incarico pubblico è la stella cometa che splende nei desideri dopo la ragazza ma, grasso e flaccido, l’uomo è incapace di agire in modo concreto. Passa il tempo ciondolando con la famiglia Walden, subendone le peripezie e favorendone le manie. È lui a suggerire al padre la favola dell’albino in grado di individuare il filone d’oro, alla quale tutti credono con convinzione. Dave, appunto, verrà catturato, legato, e trascinato in casa e non si farà pregare per i suggerimenti fasulli a TyTy che accrescono solo le smanie generali mentre Darling Jill, stregata dallasingolarità del ragazzo, lo farà suo. Altro tema di fondo della narrazione è la chiusura del cotonificio in Carolina dove lavora come operaio Will, il marito di Rosamond. Inattivo da più di un anno, gli operai senza salario sono allo stremo. Will con alcuni compagni fantastica di riattaccare la corrente per avviare i macchinari e mettere i padroni dinanzi al fatto compiuto. Il sindacato, invece, suggerisce la trattativa. L’idea diventerà il chiodo fisso di Will e ne travolgerà la mente, come la ricerca dell’oro per il suocero. Entrambi saranno vittime dell’ostinazione. Nel sud in cui già la terra è venuta meno, fallisce anche il tentativo di emancipazione industriale, le fabbriche stanno chiudendo e ingabbiano l’orizzonte in prospettive senza uscita. La forte deprivazione tenta di sfogarsi nella ricerca affannosa di un qualche benessere esterno. Mancando questi, non resta che abbandonarsi agli istinti primordiali, il sesso innanzitutto. La grande depressione imperversa, scompaiono iposti di lavoro, e il tentativo di riattivare il cotonificio sarà funesto. La prosa del libro è asciutta, senza fronzoli, diritta allo scopo, ripetitiva, martella il concetto più e più volte a ribadire la parole dette, specchiando l’indole dei protagonisti che hanno poche idee ma queste girano e rigirano in testa mille volte, man mano assumendo crescente importanza fino ad ingombrare del loro contenuto tutto l’universo individuale. È un credo inappellabile che rinforza le fondamenta fino a diventare assoluto per il soggetto, una strada scolpita nel presente da percorrere a qualunque costo. E la scena dell’assalto alla fabbrica chiusa – gli uomini penetrati dentro, donne e bambini ad acclamarli ed esortarli sul prato davanti -, è di una epica descrittiva inarrivabile. Gli scagnozzi della proprietà non esiteranno a far fuoco sgominando speranze e famiglie nell’interesse sovrano del padrone che non va per il sottile sulle faccende che riguardano i propri beni. Come spesso accade,sarà uno soltanto a pagare per tutti, il più scalmanato, il più entusiasta, il più lungimirante. «Magari tu la pensi così, Buck. Ma quando hai Dio nel cuore ti rendi conto che la vita è preziosa e che vale la pena di lottare notte e giorno per difenderla. Non par¬lo del Dio di cui si sente tanto blaterare in chiesa: parlo di quel Dio che è dentro di noi, nel nostro corpo. Io lo amo, il mio Dio, perché mi aiuta a vivere. Ed è per que¬sto che, fin da quando ero giovane, e prima ancora di co¬minciare a scavare, gli ho riservato un campo sul nostro terreno. Mi piace l’idea che intorno a me ci sia sempre un posto dove fermarmi e sentire la Sua presenza». «Dio, però, non ne ha ancora ricavato un centesimo», disse Shaw ridacchiando. «Voi ragazzi non capite proprio niente, figliolo. Cava¬re soldi da quel campo per darli al predicatore o alla chie¬sa non ha importanza. Il fatto di aver scelto un campo per il Signore, ecco che cosa conta. Voi sapete pensare soltanto alle cose chepotete vedere e toccare, ma la vita è altrove. La vita è nelle cose che si sentono dentro. Ave¬te ragione: Dio non ha cavato un solo centesimo da quel campo, ma è il fatto che io lo abbia dedicato a Lui a con¬tare veramente. È il segno che Dio è nel mio cuore. Dio sa bene che non navigo nell’oro, ma non Gli importa quanto possa guadagnare un uomo. È il fatto di aver mes¬so da parte per lui un pezzo della mia terra, dimostrando così che lo porto sempre dentro di me, a fargli piacere». Quando TyTy aprirà gli occhi sulla realtà, rinsavito dalla mania che ha spinto tutti al fondo della buca, sarà troppo tardi. I delitti sono alle spalle. Nulla potrà per fermare la frana che, su un doppio fronte, ha travolto l’intero suo mondo. Il presente è troppo tragico, non può sopportarlo, non sarà capace d’altro che di ripiombare nell’attrattiva puramente fantastica di un futuro diverso per sé e per quel che resta della sua famiglia. Luigi Alviggi
ERSKINE CALDWELL: Il piccolo campo (traduzione di Luca Briasco) Fazi, 2013 – pp. 256, € 17,50
|