Quegli "uomini monumenti" a caccia di tesori
 











-Puoi sterminare un’intera generazione, bruciare le loro case troveranno una via di ritorno, ma se distruggi la loro storia, la loro cultura è come se non fossero mai esistiti. E’ questo che vuole Hitler, è questo quello che combattiamo…». Così in “The Monuments Men”, il quinto film da regista di George Clooney (è anche tra i protagonisti) che arriva nelle nostre sale il 13 febbraio e racconta la storia di alcuni esperti d’arte e direttori di musei che, durante la seconda mondiale, furono cooptati dagli alleati per mettere in salvo centinaia e centinaia di opere d’arte trafugate dai nazisti. Moltissimi di questi dipinti (e sculture) furono poi trasferiti clandestinamente in Germania dove andarono ad arricchire il patrimonio dei musei nazionali e le collezioni private dei militari e dello stesso Fuhrer, il quale, comunque, aveva lasciato una direttiva che se il Reich fosse andato in rovina, bisognava distruggere tutto quanto poteva rappresentarepatrimonio, cultura, prestigio, sapere, storia, ricchezza delle altre nazioni.
Storia vera, tratta dall’omonimo romanzo uscito nel 2009 di Robert M. Edsel, “The Monuments Men”, oltre a Clooney, presenta un cast eccezionale: da Matt Damon a Bill Murray, da John Goodman a Jean Dujardin all’affascinante Cate Blanchett. I loro personaggi, mettendo a repentaglio la loro vita, saranno impegnati in una corsa contro il tempo per evitare che migliaia di dipinti e sculture - tra cui capolavori di Vermeer, Donatello, Leonardo, Van Eyck - vengano mandati al rogo da un regime ormai al canto del cigno.
Robert M. Edsel ha scoperto la storia degli “uomini monumenti” negli anni novanta durante un viaggio a Firenze e, da allora, abbandonando totalmente la sua attività di petroliere, ha scovato notizie e documenti, conosciuto direttamente “gli investigatori” delle opere fatte sparire dai nazisti. Tra i “monuments men”, Rodolfo Siviero (Guardistallo 1911-Firenze 1983) fu sicuramente una figura dispicco. Una spia ed esperto d’arte a cui si deve, tra gli altri, il salvataggio di capolavori come “Il Discobolo Lancellotti”, “L’Annunciazione” di Beato Angelico, la “Danae” di Tiziano e la “Madonna con Bambino” del Masaccio.
A questo personaggio (anche controverso) è dedicato il volume del saggista e drammaturgo Luca Scarlini “Siviero contro Hitler” (Skira Editore). Un’opera che si legge come se fosse un tiro incrociato, una partita fino all’ultimo scacco tra il Fuhrer, dedito a dare sfogo alla sua megalomania di accumulare dipinti da destinare al nascente Museo Hitler di Linz, e Rodolfo Siviero che, come se fosse uno James Bond dell’Arte, lavora in segreto per mettere in salvo un consistente patrimonio artistico.
Quando morì Siviero (che per meriti della Resistenza Alcide De Gasperi nominò Ministro plenipotenziario) a Giulio Carlo Argan venne affidato il discorso commemorativo, tenuto a Firenze in Palazzo Vecchio. «Oggi, grazie a Siviero - disse Argan - che pure non era unarcheologo, né storico dell’arte, archeologia e storia dell’arte sono, in Italia, discipline più protette e quindi più forti. Perciò gli siamo, proprio come studiosi, profondamente grati, ci ha insegnato che la scienza non si difende, ma assumendo anche le responsabilità che possono essere rischiose».
Si legge come un romanzo il lavoro di Luca Scarlini, ma quello che più appassiona delle sue pagine è sicuramente il racconto della vicenda dell’esperto d’arte toscano. La storia di Scarlini è «così rocambolesca che oggi viene presentata in molte sfaccettature, anche se ancora conserva non pochi dei suoi segreti-.Mimmo Mastrangelo









   
 



 
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