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Sono un testimone più che attendibile dell’Arte di Pina Lamberti Sorrentino. Con questa grande artista ho scritto “Pinocchio 2000” (Fabbri Editori, 1995) e “La T-shirt bianca e altri racconti” (Mondatori Education, 2002), due libri di narrativa per ragazzi, la tanto snobbata narrativa per ragazzi con finalità anche didattiche. In effetti, se ben riflettete, proprio questa forma di narrativa, per brevità, chiarezza, musicalità, ricchezza connotativa e lucido controllo formale, probabilmente è la forma di prosa più vicina alla poesia, almeno come la intendo io. Pur essendo, chi più chi meno, tutti gli artisti maledettamente egocentrici, credo fermamente in un reciproco interscambio, in una sorta di vicendevole maieutica tra gli artisti. Oltre ad avermi iniziato alla narrativa per ragazzi, Pina Lamberti mi ha reso partecipe del suo mondo, della sua visione del mondo, della sua autenticità. Da un esame comparato dei suoi svariati testi appareevidente che siamo di fronte ad una personalità ben precisa, nitida, con una sua poetica specifica. Temi e stile ricorrono nelle sue opere, il carattere di Pina Lamberti è evidentissimo e si impone al lettore. La sua voce è distinguibile tra mille ed è un gran piacere ascoltarla. Altro che l’omologazione, la massificazione, la mediocrità imperante anche nella letteratura e nell’arte! La pregnante magia de “l’anello di Sara” nel racconto breve “Il guanto di raso” contenuto ne La T-shirt bianca... ritorna nel brillante di Enrika del romanzo breve o lungo racconto epistolario “Lettere da Copenaghen” che apre la trilogia di prose di “Padre assente, Padre padrino, Padre padrone” (Kairòs Edizioni, pp.192, 14.00 euro). Entrambi i “solitari d’amore” provengono da viscere segrete “dove si annidano luci-diamanti”. Perché “le cose preziose della terra (...) sono nel profondo delle viscere, nei segreti meandri di un infinito che si dirama nel senso opposto del cielo”. Entrambi accompagnano lagestazione di un bambino, di un “bambino che avrebbe abitato il pianeta e che si era già inserito nel tempo, col suo piccolo cuore che batteva dentro di lei, in sintonia col suo.” Un soggetto, un motivo molto ricorrente in Pina Lamberti Sorrentino è il mare. Forse solo in Mishima è trattato con un tale lirismo e attenzione. L’amico mare di Pinocchio 2000 è lo stesso “mare azzurro come carta” che Santa contempla distesa sulla “sabbia dura come l’oro” in Padre padrino. Non c’è minima sfumatura nel colore del mare - e sinesteticamente aggiungerei anche nel suono, nell’odore, ecc. - che sfugga ai sensi - compreso il sesto – della nostra autrice. Mare come placenta del pianeta Terra, quella liquida dolcezza che è il più bel giocattolo che una madre possa donare a suo figlio. Mare come onde che generano figli, come ventre della Madre Terra. In Pina l’archetipo femminile sembra dominare su tutto: io “sono sua madre ma anche suo padre”, afferma Enrikanel primo racconto riferendosi a suo figlio Steven cresciuto senza un padre effettivo. Quindi una scrittura totalmente al femminile – se poi esiste davvero un maschile e un femminile nell’arte -, caratterizzata da una fitta rete di ricami quasi metafisici – mi viene sempre in mente la grande Emily Dickinson quando leggo Pina - , ma di una tale forza, di una tale densità, di un tale pulsante respiro vitale che una forma di scrittura più geometricamente maschile sembrerebbe poco adatta a rappresentare il tangibile groviglio caotico della vita: “la vita ha il suo disordine necessario per continuare ad esser vita”. In Pina predomina il rosa della sensibilità femminile, ma quando compare il rosso è così doloroso e concreto da essere sangue vero. Vedi “NeveMariaNeve”. Le donne, in effetti hanno per natura maggiore dimestichezza col sangue. Un’altra caratteristica di Pina Lamberti è la sua visone tutta bruniana del mondo. L’anima del mondo è ovunque e palpita di vita segreta nella suaprosa come nella sua poesia. Quel meraviglioso senso di libertà amica che sta al di fuori della nostra solitudine, nella misteriosa moltitudine infinita, ci accompagna anche in questo libro bellissimo. Pina mi ha insegnato soprattutto che le cose possono essere lontane nel tempo, ma non negli spazi del cuore che “rimangono intatti nel tempo”. Cito sempre Pina dalla superlativa raccolta di versi “K 466”. I nostri spazi del cuore sono sempre vicini, e i bambini precocemente dotati, come lo è stato Pina, come lo sono stato io, come siamo stati entrambi, non conoscono il tempo che allontana.
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