Nel ricordo di Jerry Masslo il Sud che non vuole cedere alla camorra
 







di Renato Natale




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Le nenie africane dei funerali di Masslo riecheggiavano ancora nella mente, insieme al ritmo festoso dei tamburi di latta della straordinaria manifestazione antirazzista del settembre di quell’anno. Eravamo nell’ottobre dell’89, anno cruciale della storia mondiale e d’Italia: a Tien an Men il regime comunista cinese mostra il suo volto più duro, con i carri armati che sparano su giovani studenti che vorrebbero una perestroika cinese, a Berlino cade il muro della vergogna e si avvia inesorabile la fine del colosso sovietico. In Italia le prime battute di tangentopoli e lo scioglimento del Pci, con la svolta della Bolognina operata da Occhetto, creano le premesse per la fine della Prima Repubblica; la mafia alza il tiro contro lo Stato con il primo attentato a Falcone, mentre va sempre più sviluppandosi un movimento di contrasto alla criminalità organizzata, spesso sotto la guida della Chiesa. E’ questo l’anno in cui muore Jerry Essan Masslo,sudafricano rifugiatosi in Italia per sfuggire alle persecuzioni razziali del suo paese (pochi mesi dopo viene liberato in patria Nelson Mandela), ucciso nel corso di una rapina da giovani balordi di Villa Literno. Dopo quella morte milioni di cittadini in provincia di Caserta e in Italia acquistano coscienza del problema immigrazione; a Roma, un mese dopo l’assassinio, si svolge a settembre la più grande e straordinaria manifestazione antirazzista della storia d’Italia. Il 24 ottobre di quell’anno sei medici e un’assistente sociale (professor Armando Del Prete, dottor Nunziante Maisto, dottor Benedetto Caterino, dottoressa Angela Ruggiero, dottor Mario Pellegrino, il sottoscritto dottor Renato Franco Natale e l’assistente sociale Maddalena Ponticello) si ritrovano nello studio di un notaio a Caserta per dar vita ad un’associazione di volontariato, dedicata a Jerry Masslo; è presente anche Pasquale Iorio, responsabile della Cgil provinciale, che in qualche modo aveva contribuito allaformazione del gruppo e alla nascita dell’associazione. L’idea era sorta durante i funerali di Masslo e aveva trovato il sostegno, oltre che della Cgil casertana, anche dell’amministrazione comunale di Villa Literno (di cui era sindaco Biagio Ucciero). I sottoscrittori dell’atto costitutivo erano quasi tutti militanti del sindacato o di formazioni politiche di sinistra. Da tempo impegnati a fianco degli immigrati, nei giorni convulsi che seguono alla morte violenta di Masslo, decidono che non è più possibile stare con le mani in mano, mentre c’è gente che soffre e muore per la mancanza di assistenza sanitaria in uno dei paesi più industrializzati del mondo, e che non è più sufficiente solo la battaglia politica per ottenere norme e leggi che garantiscano l’intervento dello Stato, ma è necessario rimboccarsi le maniche e da subito mettere a disposizione di chi ne ha bisogno la propria professionalità ed il proprio impegno volontario e gratuito. Primo presidente è eletto il professorArmando Del Prete, primario ortopedico dell’Ospedale Santobono di Napoli e docente universitario presso la Federico II (che lascerà l’incarico di presidente nell’aprile del ’98, per gravi motivi di salute e morirà di lì a poco). Comincia così l’avventura dell’associazione di volontariato medicosociale Jerry Essan Masslo. Il Comune di Villa Literno mette a disposizione un locale trasformato in ambulatorio con una scrivania ed un lettino medico; lì dal febbraio del ’90 svolgiamo la nostra attività di assistenza sanitaria agli immigrati con turni bisettimanali che vedono impegnati i soci fondatori (soprattutto Giuseppe Pellegrino, Renato Natale e Nunzio Maisto, che, in quanto responsabile della Cgil Medici, organizzerà uno sciopero bianco dei sanitari di guardia medica, con la devoluzione di una giornata di lavoro alla nostra associazione), cui si aggiungerà, dopo pochi mesi, il dottor Corrado La Rocca. Restiamo in questa struttura circa un anno, durante il quale collaboriamo con ilComune in un programma di educazione sanitaria nelle scuole, e di prevenzione delle deformazioni della colonna vertebrale, con visite gratuite ai ragazzi della scuola dell’obbligo. Nell’agosto del 1990 partecipiamo al Campo di accoglienza dei lavoratori immigrati a Villa Literno (il secondo in Italia dopo quello di Stornara in Puglia del 1989). In una tenda viene sistemato l’ambulatorio, e con i farmaci messici a disposizione dalle organizzazioni responsabili del Campo (Cgil, Arci, Fgci, organizzazioni cattoliche ecc.) cerchiamo di rispondere ai bisogni di salute dei tanti giovani africani venuti d’estate per la raccolta del pomodoro e degli altri prodotti agricoli. L’ambulatorio di Villa Literno resta aperto fino al novembre 1990, quando chiudiamo perché registriamo una riduzione notevole dell’utenza, dovuta non al calo delle presenze immigrate su quel territorio, ma ad una difficoltà a comunicare la nostra presenza ad una popolazione soggetta a frequenti trasmigrazioni, timorosa dirivolgersi a qualsiasi struttura o servizio pubblico, per le sue condizioni di clandestinità. de Liberazione

 









   
 



 
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