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-Ho capito, adesso è venuta a torturare me». «Può darsi. Sono esperta di torture. Ho imparato sulla mia pelle. Mi ha insegnato tutto tuo padre… e un po’ anche tu, non so se ti ricordi-. -Che dice, povera pazza? Quando mio papà l’ha portata in questa famiglia cristiana per strapparle i segreti che potevano mettere in pericolo la patria, io avevo otto anni-. -Otto anni? Ti sei creato dei ricordi falsi per non stare male? … tu hai due anni più di me, Elvio Guastavino!-. L’eredità di un padre ricade sulle spalle di un figlio. Soprattutto se si tratta di un’eredità fatta di violenza, torture, stupri, dittatura militare. E’ una genealogia dell’anima, più che del corpo, spesso invisibile agli occhi. Un lascito duro per la mente di un bambino che tenta di crescere nell’Argentina a cavallo degli anni ‘70/’80. Carlos Trillo e Lucas Varela, rispettivamente autore e disegnatore argentini tra i più noti e apprezzati nel panorama del fumetto mondiale, hanno raccontato neL’eredità del colonnello , (Coniglio editore, pp. 94, euro 14,00) quanto il sangue versato dalle dittature sud americane del secolo scorso sia difficile da farsi scivolare addosso, influenzando profondamente e manifestamente la produzione artistica contemporanea. Contraddizioni, rimozioni, crudeltà urlate o nascoste di quegli anni rimangono nelle pieghe della coscienza, ma anziché immobilizzarla nell’atto della denuncia, nel fumetto argentino, la fanno maturare in processi creativi fantasiosi e spesso catartici. Come in questo graphic novel , che affronta in maniera surreale e morbosa un passato molto vicino, colpendo il lettore già dalle prime vignette, dove i toni grigi e monotoni di impiegati ministeriali a testa bassa sulle loro scrivanie vengono interrotti dalla "strana" passione del protagonista Elvio Guastavino per la sua amata, che irrompe sulla scena col suo vestito rosso da bambola. Elvio appartiene a una famiglia cristiana, imperniata da sani principi nazionalisti, almenosecondo gli standard dell’Argentina della dittatura degli anni ’70. Il padre era un colonnello dell’esercito, torturatore di giovani "traditori" della Patria nei centri clandestini di detenzione, agli ordini dell’autoproclamatosi Processo di Riorganizzazione Nazionale. La madre era una fervente cattolica, che credeva ciecamente nei precetti della religione e della Stato, tanto da accettare che il marito si portasse il "lavoro" a casa. Il Capitano Aaron Guastavino, proclamato Colonnello dopo il suo assassinio, infatti, si esercitava nella cosiddetta "picana" elettrica (pungolo elettrico utilizzato dai gauchos per il bestiame, preso in prestito dai militari latinoamericani per far confessare i prigionieri, a cui veniva applicato soprattutto nelle zone genitali) e in altri sistemi di tortura su piccole bambole di plastica che, finiti gli esercizi, riponeva in un armadio, nascondendo così dietro le ante di legno le sue perversioni. Almeno fino a che il "lavoro" a casa non divenne di carneed ossa: il Capitano, infatti, portò una "puttana comunista", come la definiva, nella sua camera da letto, per farne, tra una scossa elettrica e un pugno, la sua amante. Questa la premessa al libro di Trillo e Varela, che nell’insana passione di Elvio per le bambole mescola passato e presente, illusione e realtà, cinismo e innocenza, crudeltà e redenzione. In nemmeno 10 anni furono oltre 30mila i desaparecidos in Argentina: dal 24 marzo del 1976, quando Videla prese il potere con un colpo di Stato militare, al 1982, quando il Triumvirato che successe al Dittatore, per riconquistare il consenso perduto a causa della crisi economica che devastava il Paese, tentò la conquista armata delle isole Falkland, perdendo contro la Gran Bretagna e accelerando così il ritorno alla democrazia. Anni terribili in cui tutta l’America Latina fu devastata dalla "sporca guerra", come venne definita la violenta repressione di Stato, esercitata negli anni ’60, ’70 e ’80 dalle dittature militari conmetodi illegali e antidemocratici. Tra le migliaia di desaparecidos non vi erano solo oppositori alla dittatura militare, ma anche semplici persone che professavano le loro idee e artisti liberi, tra cui molti disegnatori e sceneggiatori di fumetti. L’ Historieta , il fumetto, argentino, ha sempre affrontato il tema del colonialismo, della dittatura, della repressione e della violenza, anche se mascherando spesso la critica dietro storie di satira e fantascienza, dalle prime caricature contro gli invasori spagnoli del frate francescano Francisco de Paula Castañeda, nei primi anni del 1800 (l’indipendenza dalla Spagna fu proclamata nel 1816) all’ Eternauta di Héctor Oesterheld, sceneggiatore di fumetti scomparso nel 1977 insieme alle due figlie, che nel suo celebre fumetto degli anni ‘50 addirittura anticipò in maniera visionaria e sconvolgente gli avvenimenti seguiti al golpe, come l’episodio dello stadio e i centri di detenzione clandestina. In quegli anni, molti fumettistiper non finire in mano agli "squadroni della morte" furono costretti a lasciare l’Argentina: Guillermo Mordillo, Horacio Altuna, José Muñoz e Carlos Sampayo (che nel 1975 pubblicano in Italia, su Alter Linus , il poliziotto privato Alack Sinner), Ricardo Barreiro e Gustavo Trigo, solo per citarne alcuni. Altri si raccolsero intorno alla rivista Hum® ( Humor registrado ), diretta da Andrés Cascioli, che vide la luce il 1° giugno 1978. Altri ancora, come lo stesso Trillo, trovarono nel genere "fumetto" lo strumento per continuare ad esprimersi liberamente, sebbene in forme più "controllate" e meno apertamente critiche. Uno dei simboli del "coraggio" della Nona arte si manifesterà dal 25 maggio al 17 giugno 1979, quando Córdoba ospiterà la "Primera bienal internacional y Cuarta bienal argentina de humor e historieta". Scriverà il suo direttore Salomòn alcuni anni dopo: «Immersa nella tragedia del paese, ma tenacemente resistente, [la Biennale] giunse addirittura a convertirsiin Internazionale, convocando autori di altre parti del mondo... Quando nel ’79 si ritrovarono a Córdoba Moebius, Pratt, Kubert, Dickinson, de la Fuente e altri, e si mescolarono con gli umoristi e fumettisti argentini, si aveva l’impressione che questa strana cerimonia si trasformasse in un simbolo. In un paese minato di silenzi e ferocemente isolato, gli autori comunicavano tra loro e si aprivano una volta di più al pubblico». Il fumetto argentino ha seguito le sorti del suo Paese ininterrottamente, "nel bene e nel male", ed è riuscito, anche nei momenti di repressione più feroce, ad esercitare, più o meno palesemente, la sua critica ed eversione verso presente e passato (e il suo diritto ad inventare e immaginare il futuro), grazie alla peculiarità del suo mezzo espressivo: L’eredità del Colonnello di Trillo e Varela, in questo senso, non è che la continuazione di quel costante esercizio di libertà e ribellione da se stessa che ogni arte sa fare, per non morire, soprattutto neimomenti più bui di un’epoca.
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