-Io figlia di desaparecidos adottata dalla dittatura-
 







Vittorio Bonanni




-Mi sono messa a piangere-. Così Victoria Donda ha risposto alla nostra domanda, quando gli abbiamo chiesto come reagì alle notizie che finalmente portava alla luce la verità sulla sua famiglia, sulla sua storia, su chi fino a quel momento l’aveva trattata con amore, come una figlia appunto, malgrado i retroscena drammatici che si celavano dietro quell’affetto. Victoria è la più giovane parlamentare argentina, eletta al Congresso nazionale nel 2007 con il partito Frente para la Victoria , legato al presidente Kirchner. E ora, in dissenso totale con la politica della Casa Rosada, ha organizzato con altri dieci parlamentari un nuovo movimento che si chiama Libres del sur che intende essere tra i protagonisti delle prossime elezioni presidenziali del 2011. Ha deciso di raccontare la sua storia nel libro Il mio nome è Victoria (Casa Editrice Corbaccio, pp 207, euro 17,50), uscito già in Francia, Argentina, Germania, Spagna e Olanda. La giovane deputataè in questi giorni in Italia e in Europa per presentare il suo libro. Ieri era a Roma dove ha partecipato anche ad un dibattito presso la Casa della Cultura. «Fin da giovanissima sono stata molto sensibile e attenta alle problematiche sociali - ci racconta Victoria - io che ho vissuto la mia infanzia in un sobborgo di Buenos Aires. Quando mi sono iscritta alla facoltà di giurisprudenza ho aderito subito al movimento studentesco Venceremos, della Corrente Patria Libre». Analìa, così l’avevano chiamata i genitori "adottivi", ignorava allora la sua vera origine. «Vivevo con quello che credevo fosse mio padre, Raul, un militare in pensione, con Graciela, che faceva semplicemente la casalinga, e con Clara», la "sorellina" alla quale Victoria è rimasta legatissima. Ma in realtà loro non sono appunto i suoi veri genitori. Come successe a centinaia di bambini nati durante la dittatura militare (1976-83) i loro padri e le loro madri erano stati uccisi/e e loro affidati a militari o amici dimilitari. Victoria era stata partorita in carcere da Maria Hilda Pérez, che aveva condiviso la militanza politica - erano Montoneros - e il desiderio di genitorialità con José Maria Donda. I due erano stati assassinati con la complicità di Adolfo, fratello di José, e lei come tanti appunto affidata nelle mani di coloro i quali a questi ragazzi o ragazze nascosero con cura la terribile verità. Quando ancora governavano i generali un gruppo di donne anziane, Las abuelas de Plaza de Mayo (le nonne) affiancarono le Madri nella battaglia per il rispetto dei diritti umani e per la giustizia con il fine specifico di trovare quei bambini e raccontare loro come erano andate effettivamente le cose.
Chi le comunicò la notizia, la verità?
Fu Yuyo, un ex combattente dell’Erp (Esercito rivoluzionario del popolo). Mi disse «negrita, odio dovertelo dire, ma ci sono elementi che ci fanno credere che tu sia figlia di desaparecidos . Raul e Graciela non sono i tuoi veri genitori».Era il 2003 e io avevo quasi ventisette anni. La decisione di comunicarmi la verità subì un’accellerazione perché Raul, che infatti poi tentò il suicidio, era stato coinvolto dai diversi procedimenti legali che Francia, Italia ed Argentina avevano avviato contro i torturatori, avvalendosi del fatto che tra le vittime vi erano anche persone della propria nazionalità. Le Nonne e gli altri attivisti per i diritti umani a quel punto temettero che la verità, devastante, uscisse fuori attraverso i media. E così preferirono farlo loro.
Come reagì a quella notizia sconvolgente?
Rimasi pietrificata. Mangiavo a malapena e ci misi almeno otto mesi perché prendessi di nuovo parte ad un corteo dei miei compagni di partito. Non volevo credere a tutto quello che mi avevano detto e fino a quel momento non avevo ancora deciso di fare l’analisi del Dna che avrebbe confermato chi erano i miei genitori. Poi il 24 marzo del 2004, in occasione del ventottesimo anniversario del golpemilitare, i locali della Esma (Scuola tecnica della marina), dove i militari avevano incarcerato, torturato e ucciso migliaia di prigionieri e prigionere e dove ero nata io, vennero destinati dal presidente argentino Kirchner e dal sindaco di Buenos Aires ad ospitare il Museo della Memoria. Fu in quell’occasione che presi la decisione. Il giorno dopo telefonai a Roberto, mio ex fidanzato e grande amico, e gli chiesi di accompagnarmi a fare l’esame. Scelsi così di chiamarmi Victoria, come aveva deciso mia madre.
Scoprì allora che con i suoi genitori aveva in comune l’impegno politico, la voglia di giustizia sociale. Anche questa cosa le diede forza per rinascere una seconda volta?
Naturalmente. Del resto mio padre è diventato uno dei tanti desaparecidos proprio per il suo impegno politico. Mi ha dato la forza anche la sofferenza di mia madre, che, malgrado i cinque mesi di torture, fece di tutto per farmi nascere.
Il suo impegno politico cominciò però prima, quandoancora non conosceva la storia di suo padre e di sua madre. Che cosa la spinse a militare nella sinistra argentina?
L’ingiustizia. La verità è che in Argentina e in tutto il mondo non si possono cambiare le cose senza la politica. E la politica è lo strumento di trasformazione di questa realtà. In particolare nel mio paese l’ingiustizia si è particolarmente accentuata a causa di un modello economico profondamente iniquo.
Le due presidenze Kirchner, quella di Nestor e di sua moglie Cristina, hanno cancellato leggi odiose come quella dell’"obbedienza dovuta" e del "punto finale". C’è ancora dopo questo passo importante un problema di rispetto dei diritti umani?
Innanzitutto va detto che rispetto al passato e a tutto ciò che è legato alle violazioni dei diritti umani perpetrate dai militari non ci sono rischi di passi indietro. Il problema ora in Argentina riguarda un determinato modello politico che sostiene una cosa e ne fa un’altra. Da noi, peresempio, non si può parlare di diritti umani mentre nelle carceri si continua a torturare come si torturava prima. Non esiste un programma di prevenzione della tortura né di monitoraggio della situazione. Se consideriamo inoltre che la povertà sta di nuovo crescendo come nel 2001 e che la presidenza attuale, che pure aveva suscitato speranza tra la gente, ha stretto un’alleanza con i rappresentanti del neoliberismo, il quadro è molto negativo. La fase della speranza legata alla presidenza Kirchner è finita, come aveva dimostrato la sconfitta subita nella provincia di Buenos Aires. C’è insomma un governo dove sono presenti sempre meno settori progressisti e sempre più elementi di destra. Per esempio tra Daniel Scioli, del Frente, governatore della provincia di Buenos Aires, e Mauricio Macri, di destra, capo del governo della città di Buenos Aires, non ci sono differenze. Rappresentano lo stesso modello di sicurezza, lo stesso modello di educazione, di salute e di assistenza sociale. Perquesto la sinistra in Argentina ha di fronte una nuova grande sfida, quella di ricostruire una politica alternativa che si differenzi sia dalla destra che dal Frente para la victoria.









   
 



 
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