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È il distacco il denominatore comune dei romanzi di Concetta Coccia. In “Ritrovarsi” (Loffredo Editore) la lacerazione era causata dal tradimento coniugale, in “Lettere a mia figlia” (Graus Editore) lo strappo è quello, inevitabile, procurato dall’allontanamento della figlia dalla famiglia d’origine in seguito al matrimonio. A quattro anni di distanza dal suo ultimo libro la Coccia riprende in “Il silenzio di Chantal” (Di Girolamo Editore, pp. 230, euro 16.00) il filo interrotto, esplorando il contrasto tra tradizione e modernità attraverso il conflitto tra una madre autoritaria ed una figlia ribelle. Anche questa volta il trauma della separazione, rappresentato dal lutto, è il fulcro della vicenda: solo dopo essersi confrontata con il “fantasma materno”, la giovane e disinibita Chantal potrà proiettarsi nel presente finalmente riappacificata con se stessa. Per raccontarci questo scontro al femminile la Coccia abbandona forme narrative piùframmentarie come il diario e la lettera a cui aveva ricorso in precedenza in favore di una narrazione di ampio respiro, ricca di personaggi e di colpi di scena. Di questo libro coraggioso perché controcorrente nel porre l’accento su valori forse in disuso ne parliamo con la scrittrice napoletana. - Come è, a suo avviso, oggi il rapporto madre-figlia? Di alleanza o di antagonismo? “Non credo si possa generalizzare. Ho conosciuto intese madre-figlia splendide, dove l’una è stata il sostegno dell’altra. Viceversa, ho conosciuto famiglie con figlie ribelli, pronte ad accusare le madri dei loro insuccessi, creando grandi sofferenze, inducendole perfino a mettere in discussione il loro operato anche quando a parer mio era stato lodevole. Queste sono le figlie scontente che evitano di impegnarsi in quel faticoso viaggio interiore cui si sottopongono le figure femminili dei miei libri. Essere disposti a confrontarsi è sempre difficile per tutti, sia per le madri che per lefiglie”. - Nel romanzo Chantal lascia Napoli per Parigi ma poi vi si stabilisce nuovamente. In tempi in cui viaggiare è ormai una consuetudine, il viaggio rappresenta ancora un momento determinante nel percorso di crescita di una persona? “Il viaggio può essere salutare perché da lontano le situazioni vengono analizzate con più pacatezza. Certamente il viaggio di Tiziana in “Ritrovarsi” si risolve in un valido aiuto a ridimensionare la sua disgrazia e a guardare la vita con occhi più consapevoli. Se poi durante il viaggio si riesce a creare un momento di riflessione può essere addirittura un invito a decidere di cambiare rotta”. - Al pubblico femminile, da sempre suo referente privilegiato, quale messaggio vorrebbe comunicare? “Un libro che non contiene un messaggio non può considerarsi un vero libro. Nello scrittura il messaggio che mi sono sempre proposta di trasmettere è quello dei valori; una vita senza valori è una vita priva di sapori. La famiglia è un punto diriferimento importante, un luogo dove ognuno dovrebbe impegnarsi a creare armonia, a coltivare il dono reciproco di sé, la condivisione, la tenerezza, la comprensione. Chantal si allontana dalla casa materna non solo perché non si sente capita e condannata, ma anche perché i valori che le vengono trasmessi le appaiono più formali che sostanziali. In questo la madre fallisce nel suo compito di educatrice. Certo a volte è difficile gestire le impennate della gioventù e mettersi nei panni di un’altra generazione, ma bisognerebbe sempre tentare”. Sincera e vitale come Chantal, Concetta Coccia parlerà del suo libro venerdì 28 maggio, alle ore 17.15, presso la Libreria Guida Merliani in via Merliani, 118-120 (Napoli). All’incontro, organizzato in collaborazione con il Centro Culturale “Cosmopolis”, interverranno Delia Morea e Marisa Pumpo Pica. Intervento musicale di Ciro Formisano, letture di Mariarosaria Riccio.
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