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Al suo esordio, Gina D’Alessandro in “L’importanza del nulla” (Kairòs Edizioni) ha raccontato la storia di Samantha, detta Same, con la gaiezza propria della sua giovane età e ha reso gradevole per il lettore l’essere catapultato in un mondo che, per chi giovane non lo è più, potrebbe apparire escluso, solo però se il rifiuto ad ascoltare le voci delle nuove generazioni porti inesorabilmente a giudicarle. E’ un piacere essere coinvolti nel mondo di Same, caratterizzato da quei soprannomi che lei e le sue amiche usano per rapportarsi; fatto di gergo, a volte anche spinto, ma non stridente, spavaldamente quasi gridato per la necessità di rendere immediate le loro emozioni; fatto di SMS, illeggibili per chi non si accorge della loro fretta di comunicare che contrae persino le parole. E’ un mondo di ragazze che ricordano un po’le donne della scrittrice americana Sophie Kinsella che si ritrovano per raccontarsi nel loro cocktail club dopo loshopping. Così fanno Same e le sue amiche per confidarsi e sostenersi. Schermato da una apparente superficialità, il mondo della protagonista dietro la quale si cela Gina D’Alessandro, una giovane che racconta di giovani, è invece pregno di maturità: questa la si riscontra subito, fino dalle primissime pagine, dall’incipit del libro stesso, che si apre con una profonda analisi della fatica che la giovane Same ha di crescere in un mondo di adulti che pare abbiano già realizzato tutto, senza lasciare spazio ad altra forma di creatività, e che ormai si stiano deteriorando coltivando “la falsità,la criminalità, i pregiudizi” terminologia di Gina stessa identificata in Same. Più avanti il lettore ha poi l’opportunità di gustare il senso profondo del pensiero di Gina-Same, quando analizza le belle cose che si dovrebbero vedere nella vita, quelle semplici, fatte senza malizia, senza pensare “che la nostra battuta potrebbe non essere compresa” oppure quando si accorge e ricorda al lettore chenel guardare il diversamente abile, spesso si vede solo la sua sofferenza senza capire che “è la nostra arroganza di pensare per noi e per lui” ad allontanarci. Continuando nella lettura, sullo scenario si fa strada un personaggio che finisce di primeggiare su tutti gli altri, è la figura di Max, quando riappare alla festa dei diciotto anni di Same come “un fantasma che sbuca da un ricordo per sfiorarle i capelli e sentire il profumo della sua pelle”, mentre lei rimane “immobile e di pietra” perché molti anni prima già lo aveva definito nel suo diario “un alieno con un cuore che vive senza farsi comandare”. Figura significativa nella vita di Same, Max è un ragazzo che conserva dentro di sé il tragico segreto che condizionerà tutto il rapporto con la protagonista. Egli ricompare dopo un periodo di silenzio per donare a Same quell’amore che la farà “sentire persa negli occhi di ghiaccio mentre la guardano pieni di passione e di desiderio”. Proprio in questa circostanza affiorano dueatteggiamenti tipici di questa generazione, assunti spesso come arma di difesa, cioè la spregiudicatezza e la spavalderia: Same infatti si finge già fidanzata davanti al tentativo di Max di conquistarla, per punirlo e farlo così soffrire e buttargli addosso “il rancore che provava” per poi inondare di lacrime le pagine del diario dove annota le ore senza di lui. Tuttavia l’elemento conduttore della storia della protagonista è la danza che diventa il filo rosso che lega tutte le vicende. Infatti sulla torta della festa c’è la scritta “Buon Compleanno Ballerì”. Same è napoletana, per cui è giustificato il vernacolo di questa scritta come anche lo stesso dialetto che spesso allieta il lettore quando ripercorre i dialoghi fra le ragazze. La parola Ballerì sta ad indicare la grande speranza che ha Same di diventare ballerina: sta studiando danza e drammaticamente sta anche rischiando di diventare bulimica, ma riuscirà fortunatamente a confessarlo alle amiche per cercare aiuto. Ladanza dunque è l’abbraccio ammaliatore del romanzo che si trasforma anche in poesia, in quei freschi versi scritti da ogni ragazza nell’adolescenza sul suo diario per dar voce alle proprie emozioni più nascoste, e Gina D’Alessandro rivela tutta la sua giovane età quando intrattiene il lettore con alcuni versi semplici, ma intensi in cui affida alla danza il compito di “mettere a tacere il mondo, mentre smette persino di girare”. La danza diviene per Same persino maestra di vita quando le insegna la sofferenza per non essere stata scelta a partecipare al musical “Grease” trasformandosi in patimento fisico, oppure quando la inonda di gioia facendole sentire il profumo della vittoria superando il provino da protagonista nel musical “Dancing”. La fa sognare come la ragazza della canzone di Roberto Vecchioni quando canta “sogna ragazza, sogna per la stessa vita che sognavi tu”. L’amore, dunque, accompagna la lettura: c’è l’amore per un percorso di vita, c’è l’amore della primavolta, ci sono “le carezze, i gesti semplici, le paroline dolci sussurrate all’orecchio, come preludio a quel momento bello e magico”, c’è l’amore per sapersi riconoscere. La vicenda, narrata in modo vivace, è portata avanti con l’uso della forma spazio-temporale, per cui la sequenze sono sottolineate dallo scorrere del tempo e dallo spazio e scorrono come i fotogrammi di un film che gradualmente portano il lettore verso il finale. A questo proposito, un’ importanza fondamentale assolvono le pagine scritte in corsivo: rappresentano la lente per leggere in profondità le vicende di Same, con la loro voce accompagnano il lettore appunto verso il finale del romanzo, intriso di sorpresa come fosse l’epilogo di un romanzo giallo, in cui si verrà a scoprire una verità. Finalmente apparirà chiara l’importanza del nulla che per l’appunto dà il titolo al libro. Sarà anche motivo di riflessione su quanto sia effimero soffocare le proprie gioie perdendo di vista l’importanza di sestessi. Ne è scaturito un libro fresco che nutre l’immaginazione di chi lo legge con il piacere di rivivere antiche ma pur sempre nuove schermaglie d’amore, con i sorrisi e le gioie che si intrecciano fra le amicizie, con i sentimenti che sono il sale dell’anima, offrendo anche l’opportunità di constatare, e qui si perdoni il gioco di parole, che il domani è in buone mani.
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