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Il romanzo di una giovane povera. Ribelle. Libertaria. Sindacalista. Comunista per diritto di famiglia. Mai pentita. Il "romanzo" di Nella Marcellino. Effettivamente si legge come un libro romanzesco, di avventura, orgoglio e passione, questo volume appena uscito - Nella Marcellino. Le tre vite di Nella , a cura di Maria Luisa Righi, edizioni Sipiel Milano, pp. 357, euro 20 - che sotto forma di lunga intervista racconta la sua vita di militante e di donna. La sua vita alla ricerca del vello d’oro, che allora si chiamava comunismo: una vita più simile a Un luogo chiamato libertà che a una brochure magari grigia, magari burocratica, magari piena di "eroi" inossidabili, scordatevelo. Nella, testarda con fantasia. Tre vite in una, e tutte bellissime, piene di slanci e "pazzie". Ha fatto la partigiana, ovviamente. «Sono figlia di un militante antifascista, comunista dalla fondazione del partito, e di un’operaia metallurgica. Entrambi erano nati dafamiglie molto povere e avevano cominciato presto a guadagnarsi da vivere». Mai con la tessera del fascio; suo papà nel ’21 già faceva parte del Consiglio generale della Camera del lavoro; sua mamma faceva la "bella collettrice" per la Fiom; suo papà era entrato negli Arditi del popolo e nel 1926 fu arrestato, poi ce la fece ad evadere e a rifugiarsi in Francia; sua mamma con lei piccolina di appena sei anni lo raggiunse «dopo tre anni molto tribolati», grazie ai compagni del Soccorso Rosso, che erano riusciti ad organizzare l’espatrio clandestino. Vita dura tra lavori saltuari, niente soldi, "topaie parigine" e valige col doppiofondo. Lei li ha conosciuti molto bene, quei "rivoluzionari di professione", tra Parigi, Bruxelles, Mosca, Berlino, il Komintern e l’Orchestra Rossa: ad esempio Enrico Vercellino, «che aveva due figli, Aldo e Linda, poco più grandi di me» e che «verrà fucilato nel maggio del ’42 dai nazisti per la sua partecipazione alla resistenza belga». Cominciapresto, la Nella Marcellino. Lì in Francia è già una militante, nel Fronte popolare, nelle grandi campagne a sostegno della Repubblica spagnola, «come immersa nel popolo di Parigi, trascinata da quegli imponenti cortei che riempivano i larghi boulevards e terminavano alla Bastille». Poi ci saranno il maquis , la resistenza francese; i volantini clandestini ciclostilati in soffitta con la "Berrettina", cioè Emilia Belviso, di Imola, «iscritta al partito fin dalla fondazione e attiva nella guerra di Spagna»; e con gli altri compagni di quei terribili giorni francesi - Raffaele Pieragostini (sarà arrestato e fucilato il 23 aprile 1945), Lina Fibbi, Eugenio Reale, Francesco Scotti, Antonio Roasio, Dina Ermini, Amedeo Ugolini «con l’indomita moglie Anita», "Richard" e Mario Buzzi (saranno fucilati il 17 aprile 1942). Poi c’è il ritorno in Italia nel ’41. Mica per vacanza, l’aspettava il lavoro clandestino nei ranghi del Pci. Recapito a casa della "Sciarpina" - Teresa Testa - a Torino,valigia col solito doppiofondo, dove «trovai i soldi, i documenti e le "liste nere"», le liste che mettevano in guardia i compagni verso gli elementi "infidi"; e infine arrivò il "contatto". «Diedi io la parola d’ordine - "ho portato la bambola per Nanà" - e lui rispose a dovere "Sono il padre di Nanà". Era il compagno che cercavo: "Francesco", ovvero Umberto Massola». No, non era un giallo di Graham Green. Che "tipo" quel Massola. Lei ne fa un fantastico ritratto in pochissime righe. «In quell’inverno ’41-’42, la situazione di Umberto era veramente tragica. Non aveva più un soldo, né un cappotto. Non disponeva di un alloggio. In pratica, dormiva in treno, facendo la spola tra Milano e Torino». Umberto Massola, responsabile del Centro interno del Pci clandestino nel 1942, il suo nome legato agli scioperi 1943. E questa è la "prima" vita di Nella; ha nemmeno vent’anni e fa la partigiana. «Tra gli altri miei compiti c’era quello di organizzare gruppi di giovani». L’intero ’42 lopassò a tessere collegamenti e a diffondere il materiale che Massola provvedeva a far stampare: il Quaderno del lavoratore , il Grido di Spartaco , l’ Unità . «Il partito mi comperò una bella radio - una Magneti Marelli che possiedo ancora - con l’incarico di sintonizzarmi su Radio Mosca e stenografare i discorsi che trasmetteva. Passavo parte della notte con una coperta in testa, tenendo il volume più basso possibile». E nella borsa nascondeva le "matrici" dei volantini da ciclostilare, le batteva a macchina di notte, «perché dovevamo aspettare l’alba per uscire e la fine del coprifuoco». Quel maledetto inverno ’42-43, quando otto incursioni su Torino avevano sganciato 868 bombe dirompenti e 100.000 incendiarie, con il "lascito" di 529 morti e 25 mila case distrutte o danneggiate. Marzo ’43, la partigiana Nella non è certo assente, quando si prepara quello sciopero generale di 100 mila operai torinesi passato alla storia. Non solo testimonial in prima persona. «Quello sciopero nonfu un moto spontaneo, ma il frutto del lavoro clandestino del partito comunista, poi collegato ad altri partiti del fronte antifascista». Lei lo sa, lei c’era. «I piccoli nuclei interni a ciascuna fabbrica facevano capo, ciascuno singolarmente, alla Direzione del Pci nella persona di Massola e dei pochi collaboratori, quasi tutte donne, i cui nomi raramente vengono ricordati». Lei c’era, anche l’8 settembre, «l’esercito era allo sbando, i comandi scomparsi. Dalle caserme portammo via quanto riuscivamo a trasportare: armi, munizioni, coperte e viveri. Per quanto possibile le svuotammo, cercando di battere sul tempo i tedeschi». E fu in una baita di proprietà di Ludovico Geymonat a Barge che, col suo valido apporto, insieme agli altri compagni, nasce il primo nucleo della futura IV brigata "Garibaldi", «una delle principali colonne della guerra partigiana nella zona tra Pinerolo e Cuneo». La zona del comandante "Barbato"- nome di battaglia di Pompeo Colaianni - di Gian Carlo Pajetta,Remo Scappini. E’ in questo stesso periodo che Nella incontra "Alfredo", il nuovo compagno inviato dal partito in zona, quello che avrebbe sostituito Massola. «L’incontro era fissato a un’edicola di via Montevideo. Era magro, emaciato, quasi piegato su se stesso. Ed era vestito "alla diavola", con indumenti rimediati chissà dove: i pantaloni troppo corti e la giacca troppo larga». Alfredo era Arturo Colombi, l’uomo che diventerà suo marito (e che sarà uno dei massimi dirigenti del Pci). Sorgono i Gap, i Gruppi di Difesa della Donna; si combatte e si muore, non era un film. «Il ’44 è stato l’anno più duro di tutta la resistenza. A Torino l’anno cominciò con la fucilazione di tutti i membri del Comitato di liberazione del Piemonte al Martinetto, dal generale Perotti all’operaio comunista Giambone». E mentre si avvicina la disfatta, le armate di Kesserling diventano «sempre più nervose e barbare». Nell’Ossola, nelle Langhe, nel Monferrato interi paesi vennero incendiati, saccheggiati,la popolazione rastrellata e fucilata per rappresaglia. Lei c’era. Giorgio Amendola, in una delle ultime lettere a Milano, la nomina tra gli artefici del successo dello sciopero pre-insurrezionale: la Nella Marcellino che era riuscita a organizzare la stampa di ben mezzo milione di volantini... La "seconda" vita di Nella comincia nel ’45 a Bologna, nella Commissione femminile del Pci, a costruire il "partito nuovo" tra le donne emiliane. E del Pci sarà dirigente di spicco, con un ufficio al terzo piano di Botteghe Oscure. «E’ una donna speciale, Nella, col suo sorriso ironico e il temperamento d’acciaio - scrive Bruno Ugolini nella prefazione - Una donna che ha saputo discutere, tener testa con personaggi come Palmiro Togliatti, Luigi Longo, Pietro Secchia, Gian Carlo Pajetta, Armando Cossutta, Rossana Rossanda». Un pezzo di storia del Pci, dell’Italia, del movimento operaio; con una gran folla di uomini e donne che Nella incontra e in queste pagine ricorda con semplicità e ironia,non certo come bronzei stereotipi. Flash. Al tempo in cui era dirigente della federazione di Milano, «per "seguire" le cellule di questa fabbrica (la Falck, ndr ), per mesi mi recai davanti ai cancelli all’uscita dei turni, fossero le dieci di sera o le cinque del mattino». E al tempo di Yalta, nell’agosto del ’64, era sul posto quando Togliatti morì. «Longo mi chiamò e mi disse di andare da lui. Mi consegnò il "memoriale" scritto a mano, col tipico inchiostro verde che Togliatti usava. Mi chiese di riprodurlo immediatamente a macchina. I sovietici mi accompagnarono in una lunga stanza e mi diedero una macchina da scrivere (una Underwhood piuttosto vecchia con caratteri latini e cirillici)». Flash. La "terza" vita la passa da sindacalista, prima nel ramo degli alimentaristi, poi in quello fortissimo dei tessili. Sindacalista a tempo pieno, ore e ore di viaggi, comizi, scioperi, assemblee. E’ una lunga avventura anche quella, incominciata nel 1961. Emozionante, faticosa. DellaFiltea, la federazione dei tessili, diventa segretario generale nel 1975, in sostituzione di Sergio Garavini. Sono gli anni ruggenti dei tessili, gli anni della grande trasformazione, dell’automazione, dell’innovazione tecnologica, delle grandi battaglie per la salvaguardia dell’occupazione. Contro il lavoro nero e lo sfruttamento del lavoro nero a domicilio, contro le "esternalizzazioni". Flash. In quel 26 maggio 1978, con lo sciopero nazionale di 8 ore, «per la prima volta in Italia 50 mila tessili sfilarono per le vie di Roma fino al Colosseo». In quel 19 febbraio 1982, è sempre il sindacato guidato da Nella a portare di nuovo a Roma - con la parola d’ordine "Contro il governo e contro il padronato" - «da 80.000 a 100.000 tessili, quasi tutte donne», con inedito contesto di gruppi folkloristici e bande musicali, ragazze in costume, palloncini, fiori, striscioni colorati. In quel 19 maggio 1983, nel pieno della memorabile lotta contro la Marzotto e la liquidazione della Bassetti,«una splendida riunione di duemila delegati e delegate della Fulta si tenne a Milano», consentendo al sindacato di vincere la sua battaglia del momento. Nella Marcellino, tutta la vita dalla "nostra" parte.
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