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-Ho cominciato a lavorare da piccola, come i sette nani, ma invece di diamanti estraevo fumetti, battute, scherzi». Così Pat Carra ama definirsi e definire la sua attività. Un’attività che condensa dentro di sé l’arte, le donne, il lavoro. Femminista fin dagli anni ’70; autrice di fumetti per libri e giornali (Noi donne, Donna moderna, Donna e mamma, Cuore,Smemoranda, Corriere della sera, il manifesto, Terre di mezzo) oltre che curatrice di rubriche su riviste straniere quali Ego (Grecia), Luna (Argentina) e Clara (Spagna); ed esponente autorevole del Gruppo lavoro della storica Libreria delle donne di Milano, Pat ha recentemente pubblicato per Ediesse una raccolta di vignette dal titolo Annunci di lavoro (pp. 133, euro 12,00) proposta insieme ad un dvd che accompagna il libro, -un tocco di leggerezza per cambiare musica- come scrive l’autrice nella prefazione. I disegni dell’artista tratteggiano un mondo di donne che aspira al lavoro, ne sottolineala difficoltà e la precarietà ma non si arrende di fronte all’evidenza e cerca anche con la creatività e la fantasia di superare quello che spesso si configura come un muro. -Quello del lavoro e delle donne non è l’unico filo rosso che ha caratterizzato la mia attività - dice Pat Carra - ma negli ultimi anni ho lavorato molto su questo aspetto perché l’entrata di molte donne nel mondo del lavoro è stato il cambiamento femminile più esplicito e più evidente negli ultimi trenta o quaranta anni con conseguenze anche negli assetti familiari e nei rapporti tra i sessi. E’ un aspetto questo che ho sempre osservato, lavorando su di me, essendo legata alla politica delle donne e al pensiero e alla pratica della lotta delle donne-. Le vignette di "Annunci di lavoro" suscitano tante emozioni diverse: ironia, amarezza, disincanto, creatività, fantasia. Quali di questi aspetti prevale? Senz’altro l’importanza dei desideri femminili che è ciò che mi rende non pessimista.Per cambiare le cose bisogna mettere in campo i propri desideri e penso che questo le donne lo facciano nel lavoro. Così non è quando l’emancipazione viene intesa come una piatta imitazione, oppure uno strumentale mettersi nel lavoro così come è stato inteso anche all’ombra di uomini. Oppure, adesso che gli uomini sono poco consistenti e hanno meno ombra, dietro i loro fantasmi. Tutti i desideri invece, quelli autentici, di noi umani hanno una grande possibilità di cambiare le cose e quindi nelle mie protagoniste c’è sì amarezza ma anche e soprattutto molto desiderio e molta rabbia. Come si inserisce tutto questo in un contesto dove il lavoro è sempre più precarizzato e dove, da soggetto più debole, le donne rischiano di pagare più degli altri? Per me in realtà le donne non sono un soggetto debole e tutto il mio lavoro va verso la direzione di dare una dignità alla loro attività lavorativa. Per questo dunque non mi sono mai definita un soggetto debole, né losono i giovani. Inoltre credo che non sia vero che questa crisi penalizzi di più queste figure. Noi certamente riusciamo a sentirla molto di più, ma questo non vuole dire maggiore penalizzazione perché anche qui c’è una differenza tra i falsi protagonisti e protagoniste di una crisi e riuscire invece ad interpretarla piuttosto che esserne solo vittime. Secondo me è importante questo protagonismo femminile e ci dà delle grandi possibilità per il futuro. Dopo di che è vero, il lavoro più che precarizzato è proprio scomparso, sembra fatto da pezzi di mondo in via di estinzione. Il lavoro dunque c’è e non c’è e per tante, per tanti, forse per tutti c’è una necessità di cambiamento radicale. Il capitalismo non può farci fuori tutti e tutte. Un cambiamento radicale che potrebbe ripartire proprio dal lavoro, tornato al centro dell’agenda politica, sia pure con modalità diverse. Un’inversione di tendenza? Penso proprio che sia così: il lavoro come desiderio di cambiaretutto, il lavoro come mestiere, come arte, come lavoro politico. Il lavorio umano insomma come lavoro di sussistenza, al centro di tutto. E anche per le donne che, voglio sottolinearlo, hanno lavorato sempre, si sono impegnate nella conservazione dell’esistente e nella riproduzione della specie. Il lavoro femminile è al centro di tutto da sempre. Lei è un’artista e l’arte ha avuto, soprattutto il secolo scorso, un ruolo nella lotta per l’emancipazione. Che cosa ne pensa? Credo che l’arte sia uno dei tanti lavori esistenti. Per me il lavoro umano è importante proprio perché viviamo sempre più in un mondo non di lavoro ma di speculazione, di irrealtà, di immaterialità, con questo trionfo della finanza come se il lavoro fosse scomparso. L’arte in fondo è il desiderio umano di esserci e di fare dei cambiamenti. Lo scorso 3 gennaio è stata inaugurata a Roma una sua mostra al Vittoriano caratterizzata da alcuni disegni realizzati con deitessuti.... Si tratta di un lavoro assolutamente materiale. Ad un certo punto ho sentito il bisogno di realizzare qualcosa con tela e cucito e non solo dunque con matita e carta. Ho portato i fumetti dalla carta a ventinove grandi tele, cucendo e ricamando in modo molto veloce, con la velocità dell’ago utilizzato come una penna. Il tutto mi sembra abbia dato ancora più corpo appunto alla materialità considerando che al contrario il lavoro che faccio io è molto concettuale. Questa volta operare con la materia tra le mani mi è piaciuto molto. E quello che mi affascina è proprio la capacità del lavoro umano di trasformare i materiali. Vittorio Bonanni
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