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“Ma l’amore che cos’è?” Così recita il titolo di una vecchia canzone di Luca Carboni. E in quanti come lui se lo sono chiesto e in quanti hanno certato di dare una risposta logica, filosofica, scientifica, politica, meccanica… un’esegesi che muove i suoi primi passi dai più remoti versi dell’antichità, che si snoda attraverso milioni di languidi versi, struggenti romanzi, tira e molla infiniti, odi et amo e telenovela strappalacrime. In quanto a risposte certe siamo allo zero assoluto. Congetture. Solo congetture dopo migliaia di anni di esperienza e tentativi. E ci hanno provato anche i migliori a trovare una via d’uscita: Shakespeare, Catullo, Neruda, Coelho. Miti passati e presenti. …e poi c’è il GULP! Il GULP (Gruppo Umoristi Ludici Postmoderni) nasce con lo scopo di curare le varie forme di tristezza umana. Il Manifesto Gulpiano (o Gulpesco che dir si voglia), all’art. 2, recita testualmente: “Il Gulp considera la risata un’espressione del liberopensiero, uno stimolo cognitivo, un’elevazione dell’animo umano. Il riso è un diritto inalienabile ed assoluto, formativo dell’identità e della personalità. Il sorriso è la migliore medicina dello spirito. Far sorridere denota inclinazione alla generosità ed alla condivisione.” E all’art 3: “campi d’azione del Gulp sono illimitati: dalla narrativa alla poesia, dal teatro al cinema, dalla televisione alle arti figurative, dalla filosofia alla linguistica, dal web al giornalismo. Per il Gulp tutto è fecondo e tutto è possibile.” Molte le teorie sulla natura del GULP: una dottrina minoritaria sostiene che si tratti di una “strana setta”; l’indirizzo più quotato suole definirlo “un’avanguardia culturale”; qualcuno li ritiene semplicemente dei folli. Talvolta, tuttavia, da idee che ad impatto possono destare perplessità, possono nascere dei progetti seri, che incitano alla scoperta, al lavoro su sé stessi. Il mettersi in gioco come politica: la risata come risultato. Ma forse vi èqualcosa nel mezzo che sfugge, o molte cose… chissà! Tra le tante spicca all’occhio “Se mi lasci, non male” a cura di Gianni Puca (Kairòs Edizioni, pagg. 196, € 14,00), un’antologia di nanoromanzi d’amore umoristici a-lieto fine (dove la “a” è intesa nel senso di alfa privativo, così come una Brillante Gaja Cenciarelli anticipa nella seconda delle due prefazioni) in ognuno dei quali c’è un personaggio di troppo: la coppia. Storie verosimili e surreali, di grandi autori affermati e di emergenti del panorama italiano e nella specie napoletano: e citar solo pochi di questa splendida batteria letteraria sarebbe irriguardoso. Maniaci del Tarantino Style, avvenenti e fatali donne su isole deserte, amori vampireschi, bambini sessualmente iperprecoci, “uomini che amano le auto”, sono solo alcune delle pieces accolte nel volume a cui hanno partecipato: Gabriele Aprea, Edgardo Bellini, Laura Bugno, Guido Bulla, Riccardo Brun, Angie Cafiero, Elio Capriati, Nagi Capuvoni, Marco Catizone, UgoCiaccio, Liborio Savio Ciufo, Laura Costantini, Roberta Cuozzo, Anita Curci, Maurizio De Angelis, Maurizio de Giovanni, Pippo Della Monica, Luca De Pasquale, Francesco Di Domenico, Argia Di Donato, Marcello D’Orta, Milena Esposito, Loredana Falcone, Alessandro Ferrara, Raffaella R. Ferré, Enzo Fischetti, Enzo & Sal, Monica Florio, Gennaro Francione, Raffaele Galiero, Pino Imperatore, Elisabetta Malantrucco, Ciro Marino, Marco Marsullo, Arnaldo Tony Matania, Ada Natale, Giovanni Nurcato, Marco Palasciano, Chiara Piedisacco, Antonella Platì, Gianni Puca, Aldo Putignano, Febo Quercia, Aurelio Raiola, Maria Rosaria Riccio, Laura Rossetti, Lucio Rufolo, Cristina Maria Russo, Sergio Saggese, Simonetta Santamaria, Sonia Scarpa, Antonella Scotti, Gianni Solla, Palma Spina, Piero Antonio Toma, Anna Trieste, Luana Troncanetti, Floriana Tursi, Nando Vitali. Una lettura veloce, piacevole, accattivante, che saprà offrire al lettore un inconsueto e disincantato quadro delle molte formed’amore (?) che animano l’universo, aprendogli squarci di realismo o verosimiglianza attraverso i quali gli occhi dell’immaginario riusciranno a vedere quanto assurdo ed anormale vi sia in una mente innamorata. In una prospettiva nella quale l’innamoramento può assumere le sembianze di morboso ed ossessivo attaccamento, insano desiderio, distorsione del piacere nei confronti di un partner, che non viene mai amato per ciò che obiettivamente è. L’amore, dunque, forse è solo una maschera. Ai fortunati lettori l’ardua sentenza. Un’opera spontanea, semplice, ardita. Così come suggerisce quanto dichiarato dall’art 10 del Manifesto del GULP: “Il GULP fa sul serio.”
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