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Sempre più storie sono costruite su misura di un pubblico adolescenziale, avido consumatore di cinema, internet e videogiochi: la fantascienza a sfondo sociale, in particolare, ha da sempre attratto i giovanissimi che alla prevedibilità del quotidiano hanno mostrato di preferire il mistero e le insidie dell’ignoto. Primo capitolo della trilogia di successo “The Maze Runner”, “Il labirinto” di James Dashner (Fanucci Editore, pp. 428, euro 17) assembla influenze letterarie e cinematografiche: da “Il signore delle mosche” di William Goldman trae lo spunto della comunità di ragazzi costretti a vivere in un ambiente ostile, mentre al film “The Cube” di Vincenzo Natali si ricollega nella caratterizzazione dei luoghi, di per sé empi, da cui le ignare cavie di un grottesco esperimento tenteranno di fuggire. Come si conviene al filone distopico, la vicenda si colora di toni cupi e pessimistici, complice il sadismo dei creatori del labirinto chenel mettere in atto i loro scopi non arretreranno nemmeno di fronte all’omicidio. Nelle dolorose prove a cui i ragazzi sono sottoposti è legittimo vedere ben più del traumatico processo della crescita e delle sue necessarie scelte: il romanzo si risolve, infatti, in un duro attacco alla scienza che, dietro l’alibi della ricerca e del progresso, è responsabile di autentiche mostruosità come i dolenti, creature gibbose frutto di un incrocio tra l’animale e la macchina. Ad essa si contrappone la natura di cui ormai non resta che il ricordo: persino il cielo che in lontananza è visibile dalla Radura è un’illusione ottica, l’ennesima beffa ordita dal mondo adulto, espressione di un potere assoluto che schiaccia i pur dotati protagonisti (i telepati Thomas e Teresa). Con il recupero della memoria, possibile attraverso la mutazione, un inquietante scenario si profila agli occhi dei superstiti che si uniranno ad un piccolo esercito di ribelli dopo aver debellato l’organizzazione“Cattivo”. Come a ribadire il fallimento di ogni utopia, un finale spiazzante rivela che non esiste un altrove in cui fuggire benché l’amarezza sia in parte fugata dall’incipit del seguito, “The Scorch Trials”, (proposto in anteprima nell’appendice), in cui la coppia in nuce, responsabile della creazione del labirinto stesso, non resterà a lungo all’oscuro dell’inganno. In un libro costellato da dualismi (adulto-giovane, scienza-natura, uomo-macchina) non c’è contrapposizione tra passato e presente: solo la consapevolezza delle proprie radici, di cui permane una traccia nei sogni, è la chiave per conquistare la libertà nel presente. E sarà la solidarietà fra vittime – resa sul piano linguistico dalla condivisione del medesimo gergo anche da parte degli ultimi arrivati, Thomas e Teresa, segno della loro integrazione nel gruppo dei pari – a consentire agli acerbi protagonisti di elevarsi al rango di eroi e di superare così il rituale iniziatico del labirinto. di MonicaFlorio
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