Il potere della scrittura nella science-fiction
 











In un punto indefinito dell’Europa coesistono due città, separate ed unite al tempo stesso, dotate di lingua ed identità autonome. Al di sopra di esse si colloca un Potere occulto, la Violazione, che punisce i trasgressori come il poliziotto Borlù, accusato di aver ucciso l’assassino di una testimone sotto copertura sparando da Ul Qoma dentro Beszel.
Su questo originale spunto – un poliziotto che per salvarsi deve indagare sul proprio crimine – è incentrato “La città & la città” di China Miéville (Fanucci Editore, pp. 360, euro 12.90), inquietante parabola sulla difficoltà di comunicare nella società odierna.
La detective-story finisce per sconfinare nel fantastico dipingendo una realtà paradossale in cui vige la regola del “disvedere”, essenziale affinché la Legge trionfi sulle forze anarchiche, rappresentate dagli Unificazionisti, favorevoli all’abbattimento dei confini, più mentali che spaziali, che dividono le due città.
Un ruolodi primo piano spetta nel racconto al libro in sé, fonte di rovina per chi lo ha scritto - come l’archeologo David Bowden, autore del sovversivo “Fra la città e la città” – e per chi del mito da esso costruito (Orciny, la città segreta), ha fatto un oggetto di studio.
È evidente l’influsso esercitato sul britannico Miéville dal maestro Philip K. Dick che, in “La svastica sul sole” (Fanucci Editore, pp. 302, euro 4.90), ha creato un sofisticato gioco di specchi, divertendosi a camuffare il corso della Storia. Non è la realtà descritta nella narrazione principale – in cui l’America è una colonia asservita al Giappone e al Reich – ad essere veritiera bensì il mondo alternativo postulato nel bestseller “La cavalletta non si alzerà più”, secondo cui le forze dell’Asse sarebbero state sconfitte dagli Alleati.
Ancora una volta è il libro, seppure appartenente ad un genere minoritario come la fantascienza, ad essere depositario della verità, il solo strumento in grado di smascherare gliinganni perpetrati dalla propaganda politica.
Tra imitazioni di oggetti antichi e manufatti ispirati ma di recente produzione, tedeschi che si spacciano per italiani ed ebrei che si fingono americani, il caos incombe sulle due civiltà rivali, l’Occidente e l’Oriente che, sempre più disorientate, si appellano nei momenti cruciali alla saggezza millenaria dell’I Ching, salvo poi essere ugualmente sopraffatte dal Male.
Tempi bui si prospettano per gli artisti: se l’orafo Frink riuscirà a salvarsi in extremis dalle persecuzioni antisemite, lo scrittore Abendsen pagherà il successo con la parziale reclusione abituandosi a convivere con la minaccia nazista.
Eppure solo l’arte riesce magicamente a mostrarci le infinite sfumature di ciò che ci circonda, come il triangolo d’argento scintillante che, per un attimo, dona al mite Tagomi la pace interiore, liberandolo dal complesso di colpa per l’omicidio commesso. Monica Florio









   
 



 
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