Briciole di storia: Costantino e la Serenissima
 











Sono stati presentati due interessanti libri su a torto trascurate “briciole” di storia, il primo “Fu vero Editto?”, edito da Ancora e scritto da Elena Percivaldi e il secondo “Lissa, l’ultima vittoria della Serenissima” di Ettore Beggiato, ed. Il Cerchio.
Il saggio di Elena Percivaldi rileva l’ambiguità del rapporto tra Costantino e il Cristianesimo, dopo l’evento di Milano, nel febbraio 313. Gli imperatori Costantino e Licinio emanano un “Editto di tolleranza” che - dopo secoli di persecuzioni - equipara il Cristianesimo alle altre religioni professate nell’impero romano: l’Editto diventerà il simbolo di una svolta decisiva per la storia dell’Europa. In realtà l’atteggiamento di Costantino verso il Cristianesimo fu complesso e ambiguo.
Da qui le tante leggende sorte nei secoli (come quella della “donazione” dell’Europa occidentale al Papa) e i problemi ancora attuali sulle relazioni tra potere politico e fede religiosa. Dalla visione primadella decisiva battaglia del ponte Milvio alla fondazione di Costantinopoli, dal rinvenimento della vera croce da parte della madre Elena al battesimo avvenuto solo sul letto di morte: la vicenda dell’ultimo grande imperatore romano viene narrata con un linguaggio semplice e accessibile a tutti, ma sempre con rigore storico. Di Ettore Beggiato, invece, una lettura insolita della battaglia di Lissa, svoltasi nel Mare Adriatico il 20 luglio 1866, nelle ultime battute della terza guerra d’indipendenza e che vide l’inaspettato tracollo della flotta tricolore di fronte a quella asburgica: una sconfitta che viene vissuta ancor oggi dalla marina italiana come una tragedia, come un’onta impossibile da cancellare.
L’autore la ricostruisce con un’ottica del tutto particolare, basandosi su documenti ed elenchi praticamente inediti e sui resoconti della stampa dell’epoca, una ricostruzione vista dalla parte dei veneti, o meglio, dalla parte di quei popoli che si riconoscevano nella Serenissimae che costituiscono l’ossatura degli equipaggi della marina austriaca, “L’Imperial Regia Veneta Marina” come era ufficialmente chiamata fino a pochi anni prima. Nel momento decisivo, all’affondamento dell’ammiraglia “Re d’Italia”, esplose fra i “nostri” marinai un “Viva San Marco” inequivocabile, quel “Viva San Marco” che testimonia ancor oggi la volontà del popolo veneto di valorizzare la propria identità, di riacquistare la propria sovranità culturale e politica.









   
 



 
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