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Patrizia Milone sfida il lettore con impertinente spavalderia, lo trascina in un percorso narrativo che tiene costantemente con il fiato sospeso, eppure “Un’eredità scomoda” (Kairòs Edizioni) non è un giallo nei termini canonici di genere. Il gioco sottile del romanzo fa leva sul rebus di una lettera che avrebbe dovuto leggere solo un destinatario e che invece diventa dominio di molti. Come nel più classico dei gialli anche in “Un’eredità scomoda” il punto di partenza per un’inchiesta laboriosa è nel corpo di una donna colpita mortalmente, senza un perché, almeno fino alle ultime righe del romanzo animato da complessi intrecci e personaggi esplorati con abilità, esposti all’acume da psicanalista dell’autrice. L’inchiesta sulla morte di Diana che detiene l’originale della lettera rebus al centro della vicenda è condotta sull’asse Napoli-Vallo della Lucania dal commissario Biondi che non sembra dotato di grandi capacità investigative e di intuito, masoprattutto da un’intraprendente Cristina, donna in carriera capace di tessere una rete avvolgente attorno ai personaggi che animano il gruppo di lavoro dell’Università chiamato a organizzare un importante evento culturale. Come il Poirot delle migliori performance investigative, Cristina svelerà l’arcano della lettera trovata da Diana, la donna uccisa, nel frontespizio di un libro e l’identità del responsabile della sua morte. Lo farà alla Poirot, guardando negli occhi uno ad uno i protagonisti del romanzo e lasciando generosamente al commissario Biondi il merito, immeritato, della soluzione del mistero. La sfida di Patrizia Milone ai lettori è nell’induzione a entrare nel labirinto di fatti emotivi senza perdere il filo della narrazione e nella proposta di giudicare i personaggi d’acchito ma subito dopo mettendoli in luce diversa. Accanto al disvelamento del mistero che avvolge l’intero percorso del libro, c’è spazio anche per un lieto fine e se ne avvantaggiano laintraprendente Cristina a cui la madre di Diana, della donna assassinata, ha chiesto di conoscere il perché del delitto e Marco, fascinoso partner di Cristina. Per loro un rapporto di solida e a volte competitiva amicizia, si trasforma in amore. La scrittura della Milone è ricca di impianti convincenti e solo a tratti meritevoli di raddoppio della lettura per l’assenza voluta del soggetto all’inizio di un nuovo paragrafo. Di grande interesse è la capacità dell’Autrice di disegnare i personaggi nella complessità dei connotati, di svelarne le debolezze, o al contrario l’arroganza, di vivisezionare i loro sentimenti. Lasciando nel buio movente e responsabile dell’assassinio di Diana è d’obbligo l’invito a leggere il romanzo di Patrizia Milone per trascorrere una serata in sua compagnia, anche se virtualmente.Luciano Scateni
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