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Di libri dedicati alla difficile situazione dei giovani e del Mezzogiorno in particolare, alla loro impossibilità di trovare sbocchi efficaci e duraturi per il proprio futuro, l’editoria ne ha sfornati e ne continua a sfornare a getto continuo. Proponendo tutte le tecniche narrative: romanzo, saggio, inchiesta, intervista, ecc. E tutti insieme compongono il mosaico di un disagio che col tempo si è fatto sempre più amaro e,ahimè, irrisolvibile. A questo elenco si aggiunge ora il libro che Francesco De Filippo e Maria Frega hanno realizzato insieme con un titolo che qualifica già di primo acchito il senso del lavoro compiuto. Il volume si intitola infatti “Scampia e Cariddi” ed è un “viaggio tra i giovani del Sud al tempo della crisi”. La particolarità di questa analisi consiste nel fatto che essa non mira a presentare uno spaccato della situazione in atto, ovvero dello straordinario disappunto concui i giovani tra i venti e i trent’anni vivono la propria vita, ma è per così dire una radiografia dentro un corpo vivo e vitale afflitto tuttavia da una malattia che va diventando sempre più grave ed incurabile. Da Trapani a Napoli,dalla Sicilia alla Campania, ovvero, per restare al titolo, da Cariddi a Scampia, i due autori hanno conosciuto storie vere di declassamento e degrado che vengono raccontate con abilità narrativa e con disparate tecniche, che vanno dal racconto in presa diretta, al saggio, dalla confessione autobiografica all’analisi sociologica,e che rappresentano il rendiconto di una condizione capace al tempo stesso di farci riflettere o indignare, di stupirci o commuovere. Ma sono tutte vicende vere che riguardano i giovani e che in prospettiva coinvolgono il destino dell’intero paese. Le storie testimoniano non solo l’ingiustizia di una condizione umana e civile ma sollecitano un ripensamento su quello che è statofatto – ovvero non fatto - finora per avvalersi delle straordinarie potenzialità dei giovani del Sud, ai quali è stato semmai riservato il “trattamento della tonnara”, vale a dire la sottrazione progressiva dell’acqua e del mare. E quindi della possibilità di esistere. Sono diventati gente, ma forse sarebbe più giusto dire merce, di seconda serie se non di scarto, privati di qualsiasi attenzione da parte dello stato. Eppure è gente viva, anima e carne capace di sviluppare idee, attivarsi, rendersi disponibile per un progetto di vita. Il capitolo dedicato a Napoli si apre con una citazione da “Cuore di Tenebra”, il capolavoro di Joseph Conrad che sembra davvero decrittare il destino di questi giovani: “non potevamo capire, perché eravamo troppo lontani, e non potevamo ricordare, perché stavamo viaggiando nella notte dei tempi, di questi tempi scomparsi senza quasi lasciare traccia e alcun ricordo”.E’ l’abbrutimento totale, laperdita della propria identità, lo scoprirsi anima condannata in discesa agli inferi. Resta semmai lo sgomento e quasi la paura di proferire una parola che non sia di raccapriccio e dolore. Non a caso il racconto conradiano si chiude col protagonista che continua a ripetere a se stesso come un mantra “l’orrore, l’orrore…”: è la certificazione di un destino infame: come quello dei tanti giovani del Sud condannati ingiustamente alle tenebre dell’emarginazione e dell’oblio. Antonio Filippetti
Franceso De Filippo/Maria Frega “Scampia e Cariddi”, Editori Riuniti,pp.254,€16,90
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