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Se Claude Chabrol non fosse passato a miglior vita, in questi mesi avrebbe preso a piene mani una quantità di soggetti da riversare in un film: soggetti intrecciati e riconducibili alle vicende politico – finanziarie d’oltralpe dagli ampi ed imprevedibili risvolti e degne del titolo “L’ivresse du pouvoir” (2006), una delle opere più importanti del maestro francese, distribuita in Italia inopinatamente - era una storia in tutto e per tutto drammatica - come “La commedia del potere”. Ebbrezza del potere è infatti quella che appare manifesta dai fatti complessi che vedono protagonista l’ex-ministro del Bilancio Cahuzac benché questi, con la patetica confessione apparsa sul suo blog in cui si dichiara devastato dal rimorso dopo avere ammesso di fronte agli inquirenti di avere patrimoni segreti all’estero - quando per mesi ne aveva negato l’esistenza -, sembra scivolare nella peggiore farsa. Semplificando all’estremo. Il 4 dicembre 2012 il sitod’informazione on line Médiapart dà inizio ad una serie di notizie concernenti i conti privati ed esteri di Jérôme Cahuzac, allora in carica, riferendo di un patrimonio ammontante intorno ai 600.000 euro, cifra certo rispettabile ma non tale da giustificare costosissime ripartizioni tra Ginevra e Singapore: ed infatti, di rivelazione in rivelazione, appare evidente sia che tali depositi custodiscano un altro tenore patrimoniale, sia che il titolare dell’importante dicastero ha mentito a tutti, compresa l’autorità bancaria svizzera. Il pubblico francese – ma anche quello elvetico - ha così appreso dell’esistenza della “Reyl & Cie”, società di intermediazione e gestione patrimoniale con sede a Ginevra ma fondata nel 1973 da un francese, Dominique Reyl, mirata capitali di munifici francesi in cerca di riparo: per lo più imprenditori importanti e grossi nomi dello spettacolo (il cosiddetto show-business, o show-biz), ma anche una ventina di politici affidatisi al detto Dominiquetuttora in carica, e a suo figlio, il brillante avvocato François che a partire dal 2002 ha condotto una discreta quanto fruttuosa campagna acquisti negli ambienti più facoltosi di Parigi, dove dal 2008 è aperta un’agenzia – prima gli incontri con i clienti avvenivano in un ristorante di lusso – che con dodici persone si occupa di ingenti beni mobili da inviare oltre frontiera discretamente. Intanto è creata la Reyl Private Office, che affianca e sviluppa i cosiddetti “family offices”, ossia la gestione di patrimoni a partire dai 100 milioni di euro. Sempre dal 2008, secondo i documenti della “Offshore Leaks” rivelati da “Le Monde”, Reyl avrebbe istituito società in paradisi fiscali, ma è solo dal 2010 che ottiene il permesso di divenire una banca a tutti gli effetti. Onori ed oneri: ciò che è permesso ad una società di gestione non è permesso ad una banca, ed è appunto quando la Svizzera dimostra una collaborazione fattiva con altri Stati, che Cahuzac si spaventa e decide ditrasferire denaro nella più sicura Singapore. Ma le sue dichiarazioni non sono in regola, e le autorità elvetiche non gradiscono. Da dove viene la fortuna di Cahuzac, chirurgo estetico specializzato in impianti tricologici (i celebri 600.000 euro, ha ammesso il suo avvocato, provengono dall’attività professionale: dei rimanenti milioni ora stimati non è dato sapere), nonché ex-sodale di Strauss-Khan poi folgorato sulla via di Hollande dopo i noti fatti, e quindi ministro del Bilancio? Non si farebbe fatica a credere che l’ingente patrimonio sia frutto della sua ben avviata clinica; se non fosse che nel dicembre 2011 la moglie e collega Patricia, stanca di operare il 90% dei pazienti ed amministrare la predetta clinica e le necessità familiari da sola, ha scoperto grazie ad un detective privato la doppia e tripla vita – finanziaria, fiscale ed extra-coniugale - del marito. Sulla quale si è steso un velo causa elezioni presidenziali. Davvero l’ex-Madame Cahuzac non sapeva che ilconsorte, definito dai compatrioti “bellâtre” (cfr. it. “piacione”) aveva depositi in Svizzera già dal 1992? Oltre a Médiapart si sono lanciati sulle piste dei retroscena del passato anche “Le Monde”, “Le Nouvel Observateur” e “Le Point”, con il risultato di reperire affari e legami dimenticati tra il chirurgo prestato alla politica e le lobbies farmaceutiche francesi. Dal 1988 al 1991 Cahuzac era consigliere del ministro della Salute con riferimento alle industrie farmaceutiche; a quanto pare una di queste, la Pierre Fabre, trasse forte vantaggio proprio grazie all’opera dello stesso consigliere. Ciò accadeva nel 1989 (vedi “Canard Enchâiné del 25 novembre 1998). All’inizio degli anni Novanta altre industrie farmaceutiche si disputarono il chirurgo ben addentrato nei meandri politici e libero da impegni, ministeriali, che allora fondò nel 1993 la “Cahuzac Conseil”, preziosa in particolare – a quanto si è appreso – per la Sanofi, una delle più importanti società del settore. Oggil’ex-ministro, definito pure “Human Bomb” per le ricadute presenti e future sul sistema-Hollande, si è rifugiato nella amena campagna dello Gers e dichiara di voler tornare alla professione come sorta di medico condotto. Anche qui tuttavia è emerso un problema non di poco conto con il fisco: Cahuzac, che notoriamente traeva lauti proventi dalla professione libera, si dichiarava semplice medico di base. Cristina Bardella
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