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A togliere le castagne dal fuoco ci hanno pensato i capigruppo del Senato che hanno rinviato alla prossima settimana l’elezione del presidente della Giunta per le autorizzazioni. La mattinata era passata con annunci di venti guerra da parte degli antiberlusconiani pronti a far pesare la richiesta di ineleggibilità del Cavaliere. E nella speranza di mettere un proprio uomo, magari un 5 Stelle, grazie ai voti del Pd si è consumata l’ennesima delusione di Grillo. D’altronde la dirigenza del Pd era stata avvertita: “Se Berlusconi è ineleggibile, il governo è finito”. E questo scenario è al momento impensabile, visto che il Pd ha firmato una clausola d’impegno proprio di fronte all’amato Napolitano. E così alla fine è prevalsa la ragion di inciucio. Pd e Pdl sono legati allo stesso albero della nave del Colle. Comunque la storia dell’ineleggibilità del Berlusca ci sembra una barzelletta. E’ soprattutto la legge del ’57, cui M5S e Sel fannoriferimento, ad essere poco granitica. Non per niente in questi 20 anni di antiberlusconismo non è stata mai applicata. Non è che nessuno non ci ha mai pensato… Solo che la strada è impercorribile, come più volte sottolineato da giuristi e costituzionalisti emeriti. Magari nella strategia del M5S serve a far uscire allo scoperto le contraddizioni del Pd ma nel risultato finale c’è poco da aspettarsi. E poi è anche una questione di orgoglio. La dirigenza post-comunista per anni ha cercato di togliere di mezzo il Cavaliere attraverso il voto ma non c’è mai riuscita se non nelle due occasioni prodiane. La delega ai pm si è poi rivelata controproducente, facendo passare il Berlusca come una vittima. E così alla fine anche al Pd conviene andare a braccetto con il nemico. Molto probabilmente anche di fronte ad un voto sull’ineleggibilità del Cavaliere il Pd manterrà questa posizione. Certamente anche la non vittoria delle politiche di fine febbraio e le polemiche infinite hanno portato ladirigenza catto-comunista a mettere la testa sotto il cuscino. Letta deve durare, almeno finché al Colle ci sarà Napolitano. E così le sirene antiberlusconiane, ispirate dal M5S e da Sel, resteranno inascoltate. Oltretutto alla gente dell’ineleggibilità del Berlusca non gliene importa nulla. Non è togliendo il Cavaliere che la crisi sparisce, che si creano milioni di posti di lavoro e che il benessere ci pervade tutti. E poi a proposito di ineleggibili come si può considerare uno come Vendola che si è fatto giudicare da un giudice amico della sorella? Intanto, sulla diatriba tra favorevoli e contrari si inserisce Violante. E non è un parere di poco conto visto che si tratta di un ex pm e di un pezzo importante dell’ex Pci-Pds-Ds-Pd. Solo che anche i totem, fino a ieri consacrati, cadono. Soprattutto quando ci si stacca dall’antiberlusconismo viscerale. Violante spiega che nulla è cambiato rispetto alle precedenti prese di posizione del suo partito e che quindi non cisarà nessun via libera all’ineleggibilità di Silvio. “Se non ci sono fatti nuovi, non vedo perché dovremmo cambiare questa scelta”. E così nulla cambierà rispetto al passato. La posizione favorevole di alcuni esponenti del partito è solo una spalmata di cipria, tanto per attrarre qualche spasimante 5 Stelle. Ed è quello che ha tentato lo stesso Bersani, senza però riuscirvi. Nella decisione dei capigruppo di Palazzo Madama si è voluto dare una visione diversa. Ovvero offrire “alle opposizioni di riunirsi tra loro per decidere dei propri equilibri per quanto riguarda le presidenze delle commissioni e delle giunte che gli spettano per prassi o per legge”. Ma difficilmente la Giunta per le autorizzazioni finirà nelle mani di un 5 Stelle. In ballo c’è la pacificazione voluta da Napolitano. E nessuno si permetterà mai di romperla, almeno finché al Colle ci sarà re Giorgio. L’asse Pd-M5S è ormai tramontato. D’altronde Grillo non poteva stringere un patto con Bersani dopo avernedetto peste e corna. Nel Pdl invece di preoccupazione ce n’è davvero poca. Non si teme un colpo basso dell’amante imposto dall’inquilino del Quirinale. “Se la questione non fosse stata mai posta, -spiega Nitto Palma- lo potrei capire, ma è stata posta più volte, dal 1996 in avanti, e c’è sempre stato un voto contrario da parte del Pd”. Quindi, piena sintonia tra le due sponde. Paradossalmente sono tutti ineleggibili visto che ci hanno portato nella moneta della miseria. carlo tata
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