La Consulta boccia Berlusconi
 











Respinto con perdite: il legittimo impedimento era una balla. La Corte costituzionale ha dato pienamente ragione ai giudici di Milano nel conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato che era stato sollevato dal governo Berlusconi, nell’interesse dell’imputato Silvio Berlusconi, nel disperato tentativo di azzerare il processo milanese per la maxi-frode fiscale sui diritti tv di Mediaset.
Resta cosi assolutamente valida la condanna a quattro anni di reclusione (con l’automatica pena accessoria di cinque anni di interdizione dai pubblici uffici) inflitta dal tribunale e confermata dalla corte d’appello: ora manca solo la sentenza definitiva della Cassazione. Il verdetto della Corte Costituzionale, in pratica, fa sfumare il piano della difesa di far annullare due gradi di giudizio e ripartire da zero con un nuovo dibattimento in tribunale, in modo da fare durare il processo-bis fino al luglio 2014 e conquistare cosi l’agognata prescrizione, cioel’impunita.
Al centro del caso c’era l’udienza del processo sulle frodi fiscali di Mediaset che si era tenuta in tribunale a Milano il primo marzo 2011. La difesa di Berlusconi era gia riuscita a far saltare le tre udienze precedenti per impedimenti politici e aveva accettato quel rinvio al primo marzo. Il 24 febbraio, pero, il governo Berlusconi ha convocato all’improvviso una seduta del consiglio dei ministri proprio per il primo marzo. A quel punto il tribunale ha negato il legittimo impedimento, osservando che la difesa non aveva provato <la specifica e inderogabile necessita di sovrapporre i due impegni>, cioe di riunire il governo proprio quel giorno: giustificazione non valida, insomma, perche altrimenti il politico di turno potrebbe sottrarsi a qualsiasi processo improvvisando sempre nuove giustificazioni politiche. Il tribunale di Milano aveva precisato tra l’altro che quella data era stata scelta dalla difesa e accettata dai giudici dopo ben tre rinvii, in omaggioal principio di leale collaborazione istituzionale tra poteri dello Stato sancito dallla Corte Costituzionale.
In un breve comunicato, diffuso come da prassi per chiarire subito le decisioni piu importanti in attesa della formale motivazione, la Corte Costituzionale ha spiegato senza troppi tecnicismi il contenuto del verdetto odierno: <Dopo che per piu volte il tribunale aveva rideterminato il calendario delle udienze a seguito di richieste di rinvio per legittimo impedimento, la riunione del Consiglio dei ministri, gia prevista in una precedente data non coincidente con un giorno di udienza dibattimentale, e stata fissata dall’imputato Presidente del Consiglio in altra data coincidente con un giorno di udienza, senza fornire alcuna indicazione (diversamente da quanto fatto nello stesso processo in casi precedenti), circa la necessaria concomitanza e la non rinviabilita> del suo preteso impegno politico>.
Da notare che un processo normale puo sempre svolgersi inassenza dell’imputato, a meno che non sia lui a pretendere di essere presente, e che nei tribunali italiani vengono giudicati e condannati migliaia di accusati addirittura latitanti o irreperibili.
Silvio Berlusconi, grazie all’apposita legge ex Cirielli che ha dimezzato i termini di prescrizione, ha gia ottenuto l’impunita per quasi tutti i reati scoperti dalla Procura di Milano con l’inchiesta sugli acquisti dei film trasmessi dalle reti Mediaset: sui conti esteri mai dichiarati al fisco l’ex premier ha accumulato fondi neri per 368 milioni di dollari, come hanno spiegato i giudici di primo e secondo grado, ma in base alle nuove norme resta punibile solo la frode fiscale per gli ultimi 7,3 milioni di euro.
Tra il 1999 e il 2000, nel famoso caso dei processi Imi-Sir e Lodo Mondadori, l’ex ministro Cesare Previti, con l’appoggio dell’allora presidente della Camera, il post-giustizialista Luciano Violante, era riuscito a far dichiarare dalla Corte Costituzionale che il giudicemilanese dell’udienza preliminare, Alessandro Rossato, aveva sbagliato a non riconoscergli un legittimo impedimento, in una data in cui l’imputato era impegnato in parlamento. Ma poi tutti i giudici successivi, compresa la Cassazione, hanno stabilito che il mancato riconoscimento di quella specifica assenza di Previti non si poteva considerare tanto grave da annullare il rinvio a giudizio. Per cui il processo e proseguito regolarmente e alla fine l’ex onorevole Previti e stato giudicato colpevole di aver corrotto un alto magistrato di Roma, nell’interesse di Berlsuconi, e condannato a sei anni di reclusione, che non ha scontato in carcere grazie all’indulto del 2006.
La Corte costituzionale e composta da quindici giudici che hanno orientamenti diversi e nel caso specifico si sono probabilmente divisi. Un terzo dei componenti e infatti nominato dal parlamento, per cui un gruppo di giudici costituzionali sono stati scelti dal centrodestra. Ma gli altri dieci giudici sono statidesignati da vari presidenti della Repubblica o dalla magistratura, per cui non anno mai avuto vincoli di obbedienza politica. Dopo il verdetto, Berlusconi si e immediatamente dichiarato vittima dell’ennesimo complotto dei comunisti. Ma gia la vigilia della decisione era stata surriscaldata da una sparata su possibili dimissioni di massa annunciate dall’ex ministro Maurizio Gasparri. Solo nelle prossime ore si potra capire se il centrodestra fara dipendere ancora una volta le sorti del governo, in questo caso il governissimo di Enrico Letta, dai problemi penali di Silvio Berlusconi.
Con il verdetto di oggi invece cade la teoria dietrologica del salvacondotto presidenziale, che postulava questo ipotetico sillogismo: un terzo dei giudici costituzionali vengono nominati dal presidente della Repubblica; Giorgio Napolitano e deciso a salvare il governo di Enrico Letta, che si regge anche sull’appoggio del Pdl; dunque manovre e pressioni inconfessabili avrebbero dovuto imporre alla corteun verdetto politico in grado di cancellare la condanna del leader del centodestra.
Invece la grande maggioranza dei giudici costituzionali ha confermato che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, compreso Berlusconi. E per il 24 giugno e prevista la sentenza di primo grado del processo Ruby, la cosiddetta nipote elegante di Mubarak. Paolo Biondani
Ma Berlusconi pensa alle sue aziendedi Susanna Turco
Silvio Berlusconi assicura "impegno" politico e "lealta" al governo, il Pdl invece si indigna e smitraglia contro una scelta "partigiana", "persecutoria", "opaca" che "sancisce la subalternita della politica all’ordine giudiziario". Nella versione primavera-estate 2013, la Consulta che dice no al Cavaliere ha questo di buffo e di inedito: che il meno indignato sembra lui. Uno sdoppiamento persino plastico: proprio mentre i ministri del Pdl in una nota collettiva si dicono "allibiti e preoccupati" e si precipitano a Palazzo Grazioli, il Cavaliere fa uscire una nota incui spiega che il "tentativo di eliminarmi dalla vita politica dura ormai da vent’anni", e che "non potra in nessun modo indebolire o fiaccare il mio impegno politico".
Insomma, la sentenza della Corte costituzionale - che con la sua decisione sul legittimo impedimento ha tolto all’ex premier un’arma per smontare in autunno in Cassazione il processo Mediaset - sembra motivo di preoccupazione piu per i pidiellini che per il gran capo e fondatore. Ovviamente si tratta anche di un gioco delle parti, ma per un certo verso, spiegano nel Pdl, e davvero cosi. Ormai, infatti, il punto di vista di Berlusconi e leggermente diverso da quello dei berlusconiani: "Loro hanno soltanto la loro vita politica da curare e in certi casi non saprebbero come fare senza di lui; lui invece ha molte vite, e quella politica non e ormai preponderante".
Cio porta a toni diversi dal solito. L’ex premier, assicura infatti Mariastella Gelmini dopo aver lungamente parlato con Berlusconi, "sa distinguere trapolitica e giustizia". Parrebbe gia una novita significativa, ma se ne aggiunge un’altra: quella di una relativa assenza di fretta, dopo anni di affanni. Spiega infatti un altro ex ministro: "Berlusconi ha chiaro che non e questa decisione della Consulta il momento decisivo, e ha compreso da tempo" che "nessuno avrebbe la forza di fermare la macchina che lo sta portando verso l’uscita dalla politica" (l’interdizione dai pubblici uffici e stata stabilita in appello nel processo Mediaset, e poi c’e il primo grado del processo Ruby alle porte). Visto questo quadro da "valutare nel suo complesso" (come dice Renata Polverini), il Cavaliere non ha una particolare fretta di decidere cosa fare nel prossimo futuro: anche perche su quella decisione pesa, piu che la politica, il destino delle sue aziende.
E’ qui che le strade con i berlusconiani si dividono, ed e per questo che lo stesso Berlusconi si e incaricato di mettere un freno a Maurizio Gasparri: in un eccesso di compiacimento versoil capo, infatti, il vice presidente del Senato aveva fatto aleggiare una ipotesi di "dimissioni di massa" dei parlamentari Pdl, in caso di un "esito ultimo" che portasse il Cavaliere fuori dalla vita politica. "Non si abbandona mai il campo di battaglia", e stata la risposta che invece Berlusconi ha affidato all’ex ministro dell’Istruzione.
Ovviamente il Cavaliere carezza anche l’ipotesi "aventiniana", altrimenti Gasparri non l’avrebbe neanche citata. Ma nell’immediato, mentre al solito i suoi si dividono tra falchi e colombe, ha maggior interesse a tenere in piedi l’attuale governo. Spiegano infatti taluni che, altrimenti, nutrirebbe timori per il suo patrimonio: "Se lasciassimo la maggioranza, entrerebbero in un modo o nell’altro i grillini, che avrebbero tutto l’interesse a portare avanti leggi contra personam, per dimostrare che il sacrificio di entrare in maggioranza e funzionale a determinare la fine del Caimano", e la spiegazione.
Niente dimissioni di massa, dunque.Anche se - dicono - e improbabile che, alla fine, il Cavaliere si limitera a mantenere il profilo alto acconciandosi a una ritirata incruenta dalla politica. A Palazzo Grazioli si considera tuttavia prematura qualunque mossa. E si continua a confidare in Napolitano: l’unico che, nei conversari dei pidiellini conditi come non mai di aggettivi in stile "son tutti comunisti", viene al contrario trattato come l’Uomo delle Istituzioni che sarebbe "in imbarazzo per cio che sta accadendo".l’espresso









   
 



 
19-01-2016 - Diventa direttore Ilva,condannato per il rogo Thyssen
20-10-2015 - Foggia, contro i clan il Comune non va a processo
24-08-2015 - Divina Provvidenza, la beffa dopo il danno
14-05-2015 - Il giornalista licenziato su ordine del boss nella terra della camorra padrona in redazione
26-02-2015 - E Cantone bacchetta il Comune di Bari: "Troppi appalti senza gara"
25-02-2015 - Bari, si indaga su Ryanair. "Trenta milioni senza gara, ecco la prova della truffa"
23-02-2015 - Il grande inganno dell’antimafia siciliana: così l’eroe della legalità mette le mani sull’Expo
18-02-2015 - Tangenti su appalti militari, 4 arresti: coinvolti generale in pensione e vice prefetto di Roma
16-02-2015 - Ladri informatici rubano un miliardo da banche di tutto il mondo
13-02-2015 - Puglia, la Regione promette tagli alla burocrazia ma salva il 95% degli uffici
12-02-2015 - Truffa sui contributi per l’assistenza degli anziani, indaga la procura
11-02-2015 - Perquisizioni della Gdf in Ubi Banca e Compagnia delle Opere
09-02-2015 - "Mio figlio con l’influenza, morto per il freddo in ospedale": Napoli, dopo la denuncia scattano gli avvisi di garanzia
04-02-2015 - Bari, commissioni ogni giorno: record di presenze e gettoni per i consiglieri comunali
29-01-2015 - Le mani della ’Ndrangheta sull’Emilia, agli arresti 117 persone

Privacy e Cookies