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Allarme nucleare in Puglia. Nella notte tra il 28 e il 29 luglio sono stati trasportati dei rifiuti radioattivi (probabilmente uranio irraggiato) da Rotondella, in Basilicata, all’aeroporto di Gioia del Colle. Una operazione che, dalle notizie riassunte nell’interrogazione del deputato M5S Vito Petrocelli, ha comportato un ingente spiegamento di forze dell’ordine in assetto antisommossa. Il punto è che, contrariamente alle norme europee, la “delocalizzazione” è avvenuta senza fornire alcuna informazione. Anzi, a quanto sembra il Governo si ostina a trattare la questione osservando il più assoluto silenzio. E a rispondere alle richieste di chiarimento manda il responsabile all’Ambiente, il ministro Orlando, al posto dei ministri più direttamente interessati, Difesa e Interno. Verrebbe da malignare: perché mandare Alfano che sulle operazioni più delicate è sempre all’oscuro di tutto? Del trasferimento non conosce né la quantità e nemmeno ladestinazione. Quello che potrebbe essere accaduto, però, stando sempre all’interrogazione di Petrocelli, è che il materiale sia stato fatto addirittura partire con un aereo militare mettendo così a rischio la sicurezza di tutta la penisola. In mezzo c’è, manco a dirlo, il centro di tutti i traffici nucleari, ovvero gli Usa, e uno stoccaggio, quello di 64 barre di uranio irraggiato, appunto, che gli americani non vogliono riprendersi indietro. Petrocelli ha definito ’’preoccupante il silenzio delle istituzioni sulle nostre denunce e le richieste di trasparenza’’ e ha chiesto che i ministri Mauro e Alfano riferiscano all’aula di Montecitorio. “A questo punto vista la superficialità con la quale si è gestita questa delicata operazione, e il rischio che è stato fatto correre alle popolazioni del territorio - ha aggiunto - chiediamo che anche il primo ministro Enrico Letta intervenga pubblicamente su questa grave questione”. Nella località di Trisaia, nel comune di Rotondella, inprovincia di Matera, in un centro costruito nella seconda metà degli anni 70, il Cnen (comitato per l’energia nucleare, oggi Itrec) ha costruito un centro di smaltimento dei rifiuti radioattivi. Il primo carico ad arrivare fu di 84 elementi di combustibile irraggiato uranio-torio dal reattore sperimentale di Elk River, nel Minnesota. Qualche anno dopo, nel 2003, l’allora governo Berlusconi decise di fare di Scanzano Jonico, distante circa una decina di chilometri da Rotondella, una delle sedi nazionali per la raccolta di rifiuti radioattivi: uno straordinario movimento di rivolta popolare fece allora cambiare idea al Governo. Occorre ricordare che la presenza delle barre americane ha, fra l’altro, impedito ogni ipotesi di trasformazione della struttura in un centro universitario di studi e di ricerca; L’impianto Itrec, ormai inattivo da molti anni, ha svolto attività di ritrattamento di combustibile nucleare irraggiato e presso di esso vengono attualmente svolte, oltre alleoperazioni di mantenimento in sicurezza, operazioni propedeutiche alla disattivazione e alla sistemazione dei rifiuti radioattivi. Tra tali attività rientra il condizionamento di una soluzione acida di nitrati di uranio e torio (prodotto finito) fortemente radioattiva, risultante dal trattamento di 20 elementi di Elk River (la centrale atomica Usa) e di una soluzione nitrica di uranio-torio non irraggiata derivante da prove nucleari. L’impianto di Rotondella, diventato poi di proprietà della Sogin che aveva il compito di realizzare la bonifica del sito, è stato teatro di “strani movimenti, – sottolinea Antonio Ingroia - e, nonostante le rassicurazioni della Sogin, quello che avviene all’interno dell’impianto è avvolto dal più assoluto riserbo, nella preoccupazione della popolazione e nel silenzio assordante delle istituzioni. Non solo: le analisi del suolo e dell’aria compiute da organismi indipendenti negli ultimi anni indicano una situazione allarmante per la salute dei cittadni”.“Sulla pelle delle persone non si gioca – continua Ingroia - .Tutto deve essere fatto alla luce del sole, in massima sicurezza e con il consenso dei cittadini i quali devono gestire il controllo dell’ambiente circostante e devono avere l’ultima parola ogni qual volta anche un solo dato delle analisi periodiche sia fuori norma”. Fabio Sebastiani
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